scritto da mtbcult in Storie il 22 Giu 2015

Alta Via Stage Race: è finita! Classifiche e bilancio di un’esperienza unica

Alta Via Stage Race: è finita! Classifiche e bilancio di un’esperienza unica
        
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L’Alta Via Stage Race è terminata sabato con l’ultima tappa Pigna-Airole. 
Questo che state per leggere è l’ultimo scampolo di un racconto durato otto giorni, un racconto fatto di sudore, di temporali, di nebbia, di caldo, di salite,  di fango, di gambe indolenzite, di testardaggine, di ambizione, di amicizia, di sorrisi, di montagne, di mare.
Un racconto fatto di tante storie, di tanti volti, di tanti paesaggi.
Un racconto fatto di mountain bike e della sua essenza: un’avventura all’aria aperta vissuta con passione e un po’ di sana incoscienza.
Se volete, al termine della pagina trovate anche le classifiche finali. Ma numeri e parole davvero sono riduttivi per un’esperienza che forse si può solo provare.

Si ritorna alla normalità, sono le due di notte e sono di turno nel pronto soccorso dove lavoro.
Sarà una notte lunga, caratterizzata da momenti di attesa, come questo, in cui c’è tempo per pensare e metabolizzare quel mare di emozioni ed immagini, ancora vive nella mia mente.
E’ stata un’esperienza significativa questa edizione dell’Alta Via Stage Race, completamente differente da ciò che abbiamo fatto finora in Mtb Ugo ed io: abbiamo avuto modo di conoscere aspetti a noi sconosciuti, la stanchezza fisica che si unisce a quella mentale, la difficoltà di sapere di dover ripartire il giorno dopo quando il corpo e la testa dicono di no.

Sabato mattina (ultimo giorno di gara, ndr) il campo si è svegliato prima del solito, vedo facce stanche, provate ma c’e’ qualcosa di diverso nell’aria, una strana euforia, non so perché ma mi ricorda l’ultimo giorno di scuola.
La tappa prevede partenze scaglionate, in pratica è una cronometro, una salita e una discesa, della lunghezza complessiva di 34 km.

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Chiedo a dei biker locali che tipo di discesa affronteremo, mi rispondono che si tratta di una discesa alla francese. Che tradotto significa discesa tecnica, difficile, con tratti da percorrere a piedi.
E’ il momento della partenza: il clima è apparentemente disteso, tocca a noi, partiamo con il sorriso.
Dopo il primo tratto di falsopiano in leggera discesa, comincia la salita in asfalto, Ugo detta il ritmo, le gambe e la condizione non sono quelle dei giorni migliori ma saliamo con relativa facilità, dopo sette-otto km di asfalto inizia uno sterrato su un fondo irregolare, qui Ugo aumenta l’andatura e a poco a poco superiamo concorrenti partiti prima di noi.

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Sappiamo che ci sarà da soffrire per 25 km prima di affrontare la discesa finale, stiamo salendo bene, a tratti alterniamo momenti in cui è neccessario alzarci in piedi, per riposare la muscolatura della schiena.
Finalmente, vediamo un punto di ristoro, beviamo qualcosa e riprendiamo a pedalare, il terreno comincia ad addolcirsi.

Inizia la discesa caratterizzata da passaggi su blocchi di rocce che a tratti diventano pietre smosse, piatte e taglienti, scendiamo veloci, con la consapevolezza di sapere che al traguardo sarà finita. L’adrenalina che ne consegue ci fa mollare i freni, in un passaggio dove è necessario scendere a piedi, sento urlare alle mie spalle «GO, GO!»
Sono Richard Samuel ed Andy Jones del team Clee Cycles, gli inglesi. Ecco che scatta la bagarre, facciamo a “sportellate” anche nei tratti dove è necessario buttarsi giù a rotta di collo spingendo la bici, non li molliamo di un centimetro, prendiamo di slancio l’ultimo strappo in salita. Qua ci sono gli organizzatori per rilevare i passaggi, le persone che si sono occupate di montare e smontare le tende ci gridano: «Non mollateli, non mollateli!».

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Ultimo tratto di portage su un sentiero di cresta, i ritmi sono quelli di un xc, a noi congeniali, adesso si risale in sella, ripido strappo, poi discesa: arrivano prima di noi al traguardo di un niente, bella ed esaltante quest’ultima parte di gara, anche se va detto che loro erano partiti dopo di noi.

E’davvero finita, arriviamo all’interno di una tenuta agrituristica, costruita in pietra su una collina ripida, rimaniamo colpiti dai muri a secco che partono dalla valle sottostante, costruiti con chissà quale fatica per rubare terra alla montagna e permettere la coltivazione di vigneti pregiati.
La Liguria non regala niente, come i suoi sentieri.

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L’accoglienza è meravigliosa, non manca niente: focaccia, olive taggiasche, vino, c’è proprio di tutto.
Per me in particolare, un’altra sorpresa gradita, Marcello amico di di bici e di sempre è venuto a prenderci per riaccompagnarci a casa, è bello vederlo.

Si è davvero finita, si parla. Si commentano momenti della tappa di oggi e di quelle dei giorni precedenti, si fanno foto, ci scambiamo gli indirizzi mail con un americano, strette di mano con tutti, felici di avere diviso la stessa fatica.

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Si riparte, si scende fino ad Airole, altro borgo incantevole, dove sfiliamo in passerella nel centro del paese.
Poi recuperiamo i bagagli, e il meteo ci regala ancora pioggia.
Ma non importa, ormai.
Dopo la doccia, tutti a pranzo.
Musica, birra, adesso è festa, ci si trasferisce nella piazza del paese vengono consegnate le maglie ai vincitori.

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Riguardo alla categoria coppie i primi classificati sono Flavio Coluccio e Emiliano Amalberti, che ho avuto modo di conoscere in questi giorni.
Emiliano oggi ha corso in casa, abita qua vicino, è una persona che ispira simpatia solo a guardarla.
Ha una tenuta agricola e da anni si dedica a questo tipo di gare, e così ha conosciuto Flavio, il quale abita a Pinerolo ed ha un’impresa edile.
«E’ stato durante un Iron Bike di qualche anno fa, per tutta la durata della gara ci siamo dati battaglia, ci siamo accorti di avere lo stesso passo e da lì è partita l’idea di correre in coppia in questo tipo di competizioni.» mi racconta.
Sono una coppia molto forte e completa, con una notevole esperienza in questo tipo di gare.

Richard Samuel e Andy Jones, inglesi, sono arrivati secondi: anche loro tenaci e determinati e come già detto vincitori dell’Iron Bike 2014.

Terzi: Carlo Bruzzone e Umberto Pastorino di Masone; il primo lo conosco da anni, entrambi sono forti biker.
Quarti: i componenti del team franco-belga “Les Dragons”
Quinti: due vecchie conoscenze, Ugo Sirigu e Riccardo Serrato…

Qui potete leggere la classifica finale per categorie “Solo” e categoria “Coppie”.

Sì, è davvero finita!
Sono felice di avere diviso questa esperienza con Ugo, di avere provato l’emozione di una corsa a tappe in un territorio difficile come il nostro.
Scrivere di cosa ci ha lasciato questa esperienza sarebbe riduttivo.
Solo una cosa posso dire: provateci.
L’Alta Via Stage Race 2016 vi aspetta…

        
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