scritto da Stefano Chiri in Storie il 23 Mag 2017

Nel Superenduro non si lascia più nulla al caso…

Nel Superenduro non si lascia più nulla al caso…
        
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A Gualdo Tadino si è disputata la prima tappa del circuito 2017 del Superenduro.
Matteo Raimondi, dopo l’impressionante prestazione all’Ews di Madeira, ha confermato l’ottimo stato di forma vincendo la classifica assoluta per gli uomini, mentre tra le donne Alia Marcellini ha dimostrato su tutte la sua velocità su terreni così difficili.

Superenduro

Matteo Raimondi, il primo assoluto del Superenduro di Gualdo Tadino.

Anche noi volevamo partecipare alla prima del Superenduro 2017 e vedere come sta evolvendo questo sport.
Le ricognizioni del sabato, asciutte, su prove speciali senza passaggi particolarmente ostici, ma rese difficili e tecniche all’aumentare della velocità, hanno lasciato spazio al divertimento e al piacere di guida.

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Il venerdì e sabato mattina il meteo è stato ottimo, e anche il panorama era mozzafiato…

Ad un certo punto il pomeriggio viene giù il diluvio universale e la notte continua a piovere.
Così la macchina organizzativa del Superenduro informa i rider che la gara perderà la Ps1, la più impraticabile con condizioni di fango, visto l’elevato numero di curve in contropendenza su un terreno molto morbido.

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Dopo le prove c’è stato un forte acquazzone, che si è ripetuto anche durante la notte.

Alla domenica ci svegliamo nella speranza che almeno il tempo sia clemente e che le condizioni di fango già proibitive non peggiorino ulteriormente.

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Alla partenza il palco era ancora piuttosto bagnato, e i primi a partire con le bici a pedalata assistita e ruote plus hanno avuto sicuramente il loro da fare per restare in sella.

Insieme ai miei compagni di squadra SixInch, arriviamo in piazza e incominciamo a notare che quasi tutti hanno montato gomme da fango di qualsivoglia marca, purché da fango. Noi siamo tra i pochi ad aver mantenuto le coperture del giorno precedente, anche perché non avevamo molta scelta… 😀

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Il sottoscritto con il numero 61, e Alessandro uno dei miei compagni di avventure con il 60.

Il giro gara aggiornato prevede Ps3 – Ps4 – Co – Ps2 – Ps3 – Ps5 (foto sotto). Così la gara però è più lunga e noi eravamo già preoccupati per le nostre condizioni fisiche e temevamo di chiuderla a fatica.

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La tabella oraria aggiornata senza Ps1.

Il primo trasferimento è molto lungo, principalmente su asfalto come anche gli altri, ma si sale bene e i tempi risultano ben calibrati e arriviamo con 15 minuti di anticipo, ci prepariamo a scendere lungo la prima Ps che dovrebbe essere la più insidiosa di giornata.

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La strada asfaltata che veniva percorsa più volte per arrivare in cima alle Ps.

Ed è proprio così, partendo con il 61 prima di me sono già partiti almeno 200 concorrenti, che in queste condizioni vogliono dire percorsi dove prima non c’erano.
La partenza è critica, utilizzo delle gomme sostanzialmente per asciutto e anche battuto, i punti di frenata sono un lontano ricordo, le curve con la gomma quasi liscia dietro sono una scarica di adrenalina da paura, comunque tra numerosi sorpassi, qualche lungo alle curve e spettacolari traversi, chiudo la Ps senza cadute e con un sorriso enorme.

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Le condizioni erano piuttosto critiche a inizio giornata…

La bici pattinava sempre anche in uscita di curva come se avesse il motore, bellissimo… Ma non per tutti, vedo i miei compagni di squadra scossi e anche segnati dal fango.
La Ps successiva è breve ma piena di pietre che diventano piuttosto scivolose quando vengono affrontate con le gomme ricoperte di fango.
E’ un susseguirsi di “jolly” , c’è persino uno strappo in salita dove ci prendono per le braccia e la ruota davanti e ci portano su.
A parte qualche difficoltà nei sorpassi, anche qui arrivo indenne senza cadute fino alla fine.

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Questi ragazzi ci hanno fatto da elastico per andare su…

Ci presentiamo al controllo orario dopo aver ben lubrificato la catena e si riparte per affrontare dopo il trasferimento la Ps più lunga e quella che dovrebbe risultare la meno insidiosa.
Arrivo su che sono già stanchino, siamo già a più di 1400 metri di dislivello, però i tempi in questo caso molto larghi danno a tutti la possibilità di riprendere un po’ le forze.

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La forma fisica non è delle migliori per affrontare una gara da più di 1800 metri di dislivello e al controllo orario già ci facciamo coraggio per andare avanti…

Il terreno della Ps2 è buono e forzo…
Troppo, cado, riprendo con ancora più grinta ma ho molte più difficoltà a fare i sorpassi, il sentiero è strettissimo e anche per chi vuole farsi sorpassare non è facile trovare lo spazio… Un po’ innervosito perdo concentrazione, cado altre 2 volte e non faccio una frenata giusta, tutti i tornanti lunghi.
Arrivo alla fine stanco e deluso di non essere mai entrato nel ritmo della Ps.

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Qui mentre affronto la parte finale della prova speciale più lunga, quella che più mi ha messo in crisi.

C’è da ripetere la prima Ps, quindi riparto per il trasferimento.
Arrivo insieme ai miei compagni giusto per la partenza, un po’ per il tempo dato per la salita e un po’ per l’enorme stanchezza.
Mi piacerebbe guidare perché il terreno è migliorato e, a parte dei canali dove la corona scava nel fango, il grip c’è.
Solo che sono completamente finito, non ho più energie per i rilanci e per spingere nelle curve, vado giù e chiudo la Ps piano ma almeno senza errori.

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Nella foto il neo campione Italiano enduro Lorenzo Suding affronta un passaggio in Ps4, quella che ha vinto. Sul finale di gara però ha avuto dei problemi che l’hanno portato via dal lottare per la vittoria.

La corta Ps5 cittadina chiude la gara dandomi il segnale di completa stanchezza. Appena parto non mi accorgo di aver perso tanta pressione dietro e alla prima curva mi salvo da una caduta per poco, con la gomma dietro che miracolosamente non stallona. Gara finita!

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La partenza della Ps5 cittadina era molto scenografica.

Arrivano anche i compagni di squadra e infine i primi assoluti.
Chiudo con un 40esimo posto.
Mi sono divertito nelle prime Ps ma alla fine ero troppo distrutto per aggredire e godermi i trail.

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Un po’ cotti ci si gode questo momento prima di chiudere la gara con la prova cittadina. Lo spirito di squadra ed amicizia delle gare di enduro viene sempre fuori e aiuta ad andare avanti e portare a termine l’obiettivo di giornata.

Nell’ultimo anno non avevo più avuto modo di partecipare al Superenduro e a livello fisico si è alzato tantissimo.
E’ veramente la serie massima dell’enduro italiano.
Se Matteo Raimondi, che ha vinto la tappa del Superenduro di Gualdo Tadino, è stato capace di finire nella top 20 mondiale questo vuol proprio dire che il Superenduro sta alzando il livello e i suoi partecipanti si stanno adeguando…

Qui potete trovare le classifiche ed altre informazoni su come è andata la gara.

        
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