scritto da Simone Lanciotti in Tecnica il 07 Feb 2017

Uscire dalla zona di comfort: cosa vuol dire davvero?

Uscire dalla zona di comfort: cosa vuol dire davvero?
        
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Negli ultimi tempi mi sono trovato spesso a rifletterci su: uscire dalla zona di comfort.
Cioè spingersi oltre, fare qualcosa che vada oltre le abitudini, mettersi in discussione, accettare l’errore come strumento per migliorare.
Mica facile, ma pensandoci meglio è quello che accade molto spesso quando saliamo su una Mtb.
Ci esponiamo, a volte cercando di restare nei limiti della nostra zona di comfort, altre volte andando oltre, percependo dei rischi diversi e maggiori, ma anche dei benefici, soprattutto a mente fredda.
Cosa vuol dire, allora, uscire dalla propria zona di comfort?
E quanto è davvero necessario per un biker?
Qui le risposte sono molto personali, perché ognuno ha dei limiti e delle soglie di rischio differenti, quindi non esiste una regola assoluta e valida per tutti.
Tuttavia, esistono un po’ di cose da considerare, valide, queste, per tutti noi.

uscire dalla zona di comfort

Foto Scott-Sports.com

Spingiti oltre per capire chi sei
E’ quasi un fatto filosofico.
E la bici, non solo la Mtb, ha questa recondita finalità: farti capire chi sei e dove puoi arrivare.
Se con una bici da strada questi traguardi (non meno rilevanti) sono da intendersi in termini di chilometraggio, velocità media o tempi di percorrenza (perlopiù in salita), su una Mtb le cose stanno in modo un po’ differente.
La Mtb ti espone e ti porta a rischiare a livello fisico, inteso come integrità fisica in caso di caduta.
Quindi, in Mtb uscire dalla zona di comfort ti porta al cospetto della paura di cadere e di farsi male.
La paura di cadere… cioè la paura più popolare fra i biker, comprensibilmente.
Eppure rimane il fatto ineluttabile che la paura di cadere possa diventare anche la spinta maggiore a migliorarsi.
Quindi, prima di tutto per un biker uscire dalla zona di comfort significa “gestire” la paura di cadere, non farsene sopraffare e allo stesso tempo conviverci.
Facile a parole…
Ma nella pratica come si risolve?
Riuscire a migliorarsi nella guida è qualcosa che molto spesso non puoi fare da te, ma solo in compagnia di qualcuno più bravo di te.
Della serie: fintanto che farai le solite traiettorie alle solite velocità sui soliti sentieri difficilmente migliorerai.
Quindi?
Quindi serve un biker più esperto oppure un corso di guida, per capire davvero dove sbagli, riducendo allo stesso tempo il rischio di caduta.
E’ così facendo che arrivi a pensare: “Ah, però, non pensavo di esserne capace…”

uscire dalla zona di comfort

Foto Paul Humbert – Moustache

Impara dai più bravi
Ogni volta che puoi metterti a ruota di uno più bravo di te nella guida, fallo.
E cerca di studiare le sue traiettorie, le tecniche e le abilità varie.
Ma prima di tutto prova a spegnere l’interruttore della paura nel cervello.
Oppure a metterla un attimo a tacere, ripensando magari a uno dei passaggi difficili che sei stato capace di fare.
Cioè, alimenta la tua autostima e le cose migliorano di molto, perché la paura passa in secondo piano e i muscoli si sciolgono e diventano più reattivi ed efficienti.
E questo è fondamentale, lo sai?
La paura di cadere irrigidisce gambe, spalle e braccia, ti porta ad avere un assetto sbagliato in sella, indebolisce le tue convinzioni e, in caso di caduta, è probabile che ti faccia anche più male.
Cioè, la paura ti porta ad avere un atteggiamento remissivo.
Sulla Mtb sei tu a guidare e devi essere attivo.
Uscire dalla zona di comfort, quindi, ti impone di essere attivo e mai passivo nella guida.

uscire dalla zona di comfort

Anche confrontarsi con terreni sempre diversi è un modo per uscire dalla zona di comfort e migliorare le proprie capacità di guida. Foto Sven Martin

Non aver paura di mostrare le tue paure
Della serie, non temere di chiedere spiegazioni su come fare un certo passaggio.
Ostentare sicurezza non giova.
E se c’è qualcuno più bravo con te, chiedigli consigli.
Inutile atteggiarsi a chi si fa il fatto suo: è solo pericoloso.
E anche controproducente per la propria reputazione di biker… 🙄

uscire dalla zona di comfort

Foto Sven Martin

Serve lucidità, sempre
Ok, oggi ce la metto tutta.
Voglio fare qualcosa di nuovo e un po’ più impegnativo.
Domanda: sei abbastanza lucido?
Cioè, sei sufficientemente in forze?
Se hai appena pedalato in salita, hai ancora abbastanza forze per fare la discesa un po’ oltre il tuo limite?
Se la risposta è no, lascia perdere, rinvia l’esperimento in una giornata più fortunata, magari evitando di affrontare la salita pedalando (non c’è niente di male, anche i pro’ lo fanno quando c’è da affinare la tecnica).
La stanchezza riduce la lucidità e rallenta i riflessi.
Come si risolve?
Il rimedio migliore è allenare la resistenza sui pedali (cioè pedalando) e, se non si ha tempo per farlo, considera un margine di rischio più alto quando vai in discesa.

uscire dalla zona di comfort

Spingersi oltre però ha dei rischi. E’ cruciale ricordarsi che si migliora a piccoli passi alla volta. Strafare può essere molto pericoloso…




Gareggia e poi…
Le gare sono la circostanza in cui la zona di comfort non esiste più.
Sei oltre il tuo ambito di comfort per tutta la durata della competizione, sia essa una Granfondo che una gara di enduro.
E’ chiaro che per partecipare servono allenamento e una certa motivazione, ma ogni volta che concludi una gara (ammesso che tu abbia un minimo di ambizione di classifica) migliori sempre un po’, anche se cadi o non la porti a conclusione per qualunque altro motivo.
E’ sbagliando che si impara e si capisce dove migliorare.
E non è così banale…

uscire dalla zona di comfort

Foto Jeremie Reuiller

Una volta uscito dalla zona di comfort…
…lo rifarai perché ti sarai accorto che i benefici sono evidenti.
E non solo in sella, ma di riflesso anche nella vita di tutti i giorni.
Se è vero che la bicicletta è una sorta di metafora della vita (ed è così, pensaci bene…), è vero che essa induce dei cambiamenti non solo a livello fisico (cioè più prestanza fisica), ma anche e soprattutto a livello mentale.
La Mtb e la bici in generale insegnano a essere motivati, determinati, più sicuri di sé e anche più felici.
Quindi, uscire dalla zona di comfort ciclisticamente parlando è un buon inizio per farlo, poi, anche nella vita di tutti i giorni.
Mica male, ragazzi…

uscire dalla zona di comfort

Foto Jeremie Reuiller

Ps: aggiungo una considerazione personale.
A giugno dello scorso anno ho avuto un brutto incidente del quale ricordo solo le conseguenze, ma non le cause.
E con questo è stato difficile convivere perché continuavo a chiedermi: ma cosa avrò sbagliato?
Non saperlo ha significato più paura nella guida, in generale.
Come se la testa si stesse difendendo da un mostro senza
volto e senza nome.
Non è stato facile all’inizio.
Ci sono voluti svariati mesi per riprendere confidenza e sicurezza nella guida.
Ho capito che dovevo imparare a “spegnere” quella paura, concentrandomi sulle cose che sapevo fare alla guida.
Una piccola impresa personale, non del tutto compiuta, ma che mi ha portato a conoscere delle nuove spie di allarme.
Se sono in discesa e mi viene da pensare al rischio, alla caduta, alla mia famiglia e alle conseguenze che una caduta può avere anche sul mio lavoro, significa che non sono a mio agio.
Come rimedio?
Cercando di essere più fluido, attivo e guardando il più lontano possibile per “capire” il sentiero in anticipo.
E le cose migliorano.
La paura di cadere (e di sbagliare in generale) c’è e ci sarà sempre, ma questo vale per tutte le situazioni della vita.
Quindi… se decidi che la paura ha la meglio su tutto, perdi il controllo.
Nonostante sulle spalle si portino incidenti e situazioni poco piacevoli (anzi, direi drammatiche), questa è la vita.
E la bici è una grande maestra di vita.
Servono solo cuore, testa e sentimenti positivi.

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