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MORGAN HILL – Dopo aver visitato il Win Tunnel, insieme a Sean Estes ritorno nella sede centrale. Alle 11,00 ho appuntamento con Joe Buckley per l’intervista e quindi abbiamo circa un’ora per girare all’interno della sede.
«Ti va di fare un giro?».
Certo!
Anche se l’ho già fatto 3 anni fa, sono curioso di vedere cos’è cambiato all’interno di questo posto che ormai, per l’immaginario collettivo di biker e ciclisti in generale, è una vera roccaforte delle novità.
Insieme a Sean cominciamo il giro passando davanti alla sale adibita ai corsi per il Body Geometry Fit

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e continuiamo entrando nel bar-ristorante aziendale. Proprio qui mi imbatto in una nuova idea di Specialized, ovvero il Rider Sizing Station.
Di cosa si tratta?

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Chiedo a Sean di spiegarmelo in questo video e se trovaste difficile la sua spiegazione più avanti vi illustro di cosa di tratta:

In sostanza, indicando il tipo di attività che si svolge in bici (agonista o non ed eventualmente quale livello di agonismo), l’altezza, il sesso e altre info, questo dispositivo è in grado di consigliarvi l’altezza di sella e la taglia delle bici Specialized che possono fare al vostro caso, sia Mtb che strada.
In questo modo è possibile ristringere la scelta a pochi modelli e, una volta individuati, si può inviare al proprio indirizzo e-mail le specifiche tecniche e approfondire eventualmente la ricerca a casa oppure si può procedere all’acquisto, visto che la Rider Sizing Station sarà presente a brevissimo nei negozi Specialized.
Nel caso di Sean ha suggerito un’altezza di sella appena superiore a quella che lui utilizza effettivamente e lo stesso vale nel mio caso, ma le taglie di telaio che mi ha suggerito erano indovinate.
Ripartiamo per il giro che da adesso vi racconto con le foto.
Mettetevi comodi, perché sarà piuttosto lungo… ?

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Sulla parete opposta a quella del Rider Sizing Station c’è questa maglia, cioè quella di campione del mondo di lunch ride. Al termine dell’articolo capirete…
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Questo è il parcheggio delle bici dei dipendenti
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Passiamo davanti anche alla Specialized Camber di Sean dalla quale estrae questa borraccia: Specialized Turbo Levo.
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Usciamo all’esterno di nuovo per entrare in un’altra area della sede. Sul cassone di un pickup Sean mi fa vedere questo telaio in carbonio con un’etichetta molto particolare. La riconoscete? E’ quella delle tubazioni Columbus in acciaio che in questa caso reca le diciture tecniche di Specialized.
«Non è un modo per prenderci gioco della storia ciclistica italiana» dice Sean per rassicurarmi.

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E questa? Una Fiat 500 a propulsione completamente elettrica. Si vende solo qui in California perché Fiat e tutti i marchi di auto sono obbligati a produrre anche delle auto elettriche per avere la licenza di vendita in questo Stato (leggete qui i dettagli). Questa appartiene a Robert Egger, il capo del design di Specialized. In pratica il suo costo di acquisto si ammortizza utilizzandola, perché la ricarica, nel parcheggio di Specialized, non costa nulla (grazie ai pannelli solari). Quindi Egger la usa senza spendere un dollaro.

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La porta d’ingresso per il laboratorio segreto di Robert Egger. Sono riuscito a varcarlo solo una volta, ma questa volta non ho avuto l’autorizzazione.
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Passiamo davanti anche ai Test Lab. E qui la segretezza è totale.
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Mi imbatto in un enorme scatolone di gomme da bici (e non solo) destinato al riciclo.
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E ce n’è uno anche per le borracce. Specialized, fra l’altro, ha una propria fabbrica di borracce con numeri di produzione spaventosi…
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Siamo nell’area ricreazione di Specialized. Non ci sono solo le bici.
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Il bike packing anche è di casa. Sean mi racconta che ogni lunedì sera, durante la bella stagione, c’è sempre un gruppo di dipendenti che parte la sera in bici, sale su una montagna nei paraggi di Morgan Hill, campeggia e poi la mattina ritorna in ufficio.


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Questa iniziativa si chiama Camp out with your lamp out e se cliccate sull’immagine riuscite a leggere i dettagli.
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La MacLaren è sempre vicino al cuore di Specialized
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Entriamo nel negozio riservato ai dipendenti Specialized. Qui è possibile acquistare pezzi di ricambio e chiedere riparazioni.
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Qui gli addetti si occupano anche di allestire a puntino le bici per i test delle riviste.

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Quella foto sullo sfondo introduce alla storia di Specialized e del suo fondatore e attuale Ceo (amministratore delegato), Mike Sinyard. Stiamo per entrare nel museo…
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Abbiamo parlato di aerodinamica in un altro articolo, ma a dire il vero l’attenzione a questo aspetto è viva da oltre 30 anni. Questa è la Specialized Aero Allez del 1982, tubi in acciaio a sezione schiacciata e componenti Shimano Dura Ace Dx con una forte attenzione (almeno per gli standard dell’epoca) sull’aerodinamica.


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Guardate l’attacco manubrio, ad esempio. Non c’è la vite frontale per il serraggio del manubrio che è stata sostituita da un expander accessibile dalla parte posteriore.
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Anche questo componente faceva parte della linea Shimano Dura Ace. Altri tempi proprio…
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Siamo nel 1982 e i pedali sgancio rapido Look sarebbero arrivati di lì a poco. Questi hanno ancora il puntapiede (o gabbietta) e cinghia…
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Bellissimi e complicati i freni che, fra l’altro, era azionati da leve con passaggio interno del cavo. Un’altra novità per l’epoca.
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I comandi cambio e deragliatore avevano un montaggio diverso per sporgere di meno e offrire meno resistenza all’aria.
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Corona più grande da 52 denti.
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Guardate il passaggio del cavo del cambio: c’è una guida di metallo al posto del tratto finale di guaina. E i pignoni posteriori sono tutt’altro che facili in salita.
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Anche il reggisella è aero e ricorda molto quello di Campagnolo degli stessi anni.
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Ieri e oggi, due concetti di aerodinamica a confronto. Differenze abissali.
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E sempre parlando di ieri e oggi, torniamo sulle Mtb: questo è il leveraggio delle prime Fsr, cioè delle prime Specialized a doppia sospensione. Parliamo del 1991-1992. L’ammortizzatore era posto dietro al tubo piantone.


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Con l’aumento di travel, però, si è dovuto spostare l’ammortizzatore e lo schema mostrato nella foto, molto in voga fra la fine del 1990 e i primi del 2000 poneva qualche difficoltà nella regolazione in altezza della sella.
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Si è passati allora al sistema attuale: il tubo piantone non è più interrotto (a tutto vantaggio della regolazione in altezza della sella e della rigidità del triangolo anteriore) e l’escursione della sospensione è cresciuta.
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Questa è la primissima Specialized Stumpjumper, quella che ha dato il via a tutta la produzione di bici del marchio. Nella foto Mike Sinyard con la bici che utilizzava per le consegne dei prodotti ordinati. Il modello di business di allora era piuttosto differente da quello attuale.
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Ed eccola qui quella bici con tanto di carrello.
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Era il 1974
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Il tipo nella foto è Tim Neenan mentre testa il primo prototipo della Specialized Allez. A sinistra il disegno tecnico del forcellino posteriore realizzato da Mark Di Nucci.
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Quando esistevano solo i tubi in acciaio i telai si facevano con le congiunzioni, cioè questi pezzi che vedete nella teca. Servivano a legare le varie tubazioni fra loro.
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Guarda la foto sullo sfondo: un gruppo di pazzi, senza troppe regole se non quella di divertirsi pedalando offroad. E’ da qui che è iniziata la Mtb e la Specialized Stumpjumper è stata la prima a essere prodotta in serie. Anche se all’epoca era solo una piccola serie. Guardate inoltre la locandina pubblicitaria sulla sinistra…
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Questa recita: “Non è solo una nuova bici, ma è un nuovo tipo di sport”. Ci si riferisce alla Stumpjumper del 1981, ma Sean mi fa riflettere sul fatto che potrebbe essere ripresa oggi per la Turbo Levo


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Lasciato il museo, facciamo un salto al piano di sopra dove incontriamo i prototipi di Robert Egger.
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Ecco Robert Egger al lavoro in un’immagine risalente a 3 anni fa.
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Si chiama Fuci ed è la bici più veloce sul pianeta secondo Robert Egger se non ci fossero restrizioni da parte dell’Uci. La Fuci è davvero particolare: ruota anteriore da 28″ e posteriore da 33,3″ con un piccolo motore elettrico nella guarnitura per aiutare il ciclista nei rilanci (più difficili per via della ruota posteriore più grande).
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L’attenzione riposta nel design è davvero notevole. Pur trattandosi solo di un esercizio di stile, la Fuci cattura lo sguardo e mi sono soffermato a lungo ad ammirarla.
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Non mancano i richiami dal mondo delle moto. Egger è un vero appassionato di motori come aveva svelato in questa intervista.
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Questo prototipo è “not rideable”, cioè non si può usare, ma è fatto talmente bene che mi è venuto spontaneo chiederlo a Sean.
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Davanti alla guarnitura c’è un puntale che oltre a una funzione aerodinamica integra anche la batteria del motore elettrico.
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La forcella è di tipo non convenzionale per ragioni di estetica e aerodinamica.
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Il cupolino è il richiamo estetico più evidente dal mondo delle moto. E’ integrato con la forcella, avete notato?
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Il manubrio è molto moderno, ovviamente: c’è spazio per uno smartphone di grandi dimensioni che risulta protetto agli impatti in caso di caduta.


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Il cambio Sram Red è la cosa più convenzionale della Specialized Fuci.
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Questa è la struttura di supporto della sella (il codone in gergo motociclistico) vista dal basso.
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La ruota posteriore da 33,3″ ha richiesto un’apertura nel tubo piantone per tenere l’interasse compatto.

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Il mozzo anteriore con perno passante e freno a disco.
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Non manca il casco abbinato alla Fuci
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E questa? Si tratta di un omaggio di Robert Egger a due mondi che in qualche modo si toccano, ovvero la downhill e il motocross. Il prototipo si chiama Moto Demo e di fatto è una moto-bici. Strana, vero?
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Questa bici dice tutto di cosa questi prototipi rappresentino per Robert Egger: è un modo per ricordare a se stesso e a tutti che la bici è fondamentalmente un gioco ed è importante, anche da adulti, dare spazio al proprio io bambino. Interessante come filosofia…
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Questa, la Drag Stripper, dall’aspetto sembra essere la bici più veloce del mondo, ma nella realtà è forse la bici più lenta del mondo.
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Non le manca però il paracadute per la frenata, come un vero dragster
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Alzi la mano chi non vede lo stile delle moto Ducati in questa Cafe Racer. E infatti è proprio così: il richiamo allo stile retro del marchio bolognese è volutamente evidente. Sarebbe interessante vedere come se la cava su strada…
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Notate le gomme da 25″…
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Questa è la Strike Force e se guardate la forcella e altri componenti capirete che si tratta di un prototipo risalente a circa 15 anni fa. Semmai alla Polizia servisse una bici più dotata, questa potrebbe essere una buona ispirazione.

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Da notare il portaciambelle. Beh, anche i poliziotti dovranno mangiare, no?


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Muscle Bike con…
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…tanto di carrello portabevande e barbeque.
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Un pensiero per la ragazze: una bici con tasca per bicchieri e bottiglietta, preferibilmente di Martini.
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Questa è interessante e quasi sembra pronta per essere messa in produzione. Si chiama Scrambled Egger ed è una bici da strada a doppia sospensione. Quella anteriore è a steli rovesciati (e dotata anche di Brain). Sembra una bici da Parigi-Roubaix oppure una versione gravel con le vitamine.
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Forcella a steli rovesciati e perno passante. Con regolazioni idrauliche…
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L’ammortizzatore è ispirato a quello della Epic attuale. Non gli manca il Brain.

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Il tour è finito, fra poco ho l’intervista con Joe Buckley, saluto e ringrazio Sean Estes (nella foto) che, prima di accomiatarsi, mi dà appuntamento nel parcheggio di fuori.
«Verso le 12,10 vedrai un po’ di persone radunarsi qui fuori».
Ma per cosa?
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Per il lunch ride! Cioè l’uscita in bici all’ora di pranzo. E per cos’altro sennò?
In Specialized, come in molti altri marchi americani di bici, è un rito. Un momento di svago, allenamento, team building e di sfida vera e propria. Ecco perché hanno appeso la maglia di campione del mondo di lunch ride nel ristorante…
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Diamo uno sguardo alle bici. La Specialized Diverge (qui il test) è sempre più popolare negli States e anche da noi.
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In questo caso è allestita con un gruppo Sram Force 1 1×11.
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Un’altra Diverge con gomme Schwalbe G-One (qui il test).
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Arriva anche Sean con una Specialized Venge Vias Di2.

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Grande stile nei dettagli
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Lo schieramento è pronto…
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…si parte. Torneranno dopo circa un’ora e sono capaci di prestazioni di tutto rispetto: quasi 40 km in un’ora. Il calcolo della velocità media è presto fatto…


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Adesso tocca a me partire e lasciare questo posto, credetemi, ha sempre un sapore agrodolce.
Ma non cedo al magone e mi concentro sull’emozione di mettere online questo articolo e gli altri realizzati a Morgan Hill.

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti