scritto da Simone Lanciotti in Storie il 16 Apr 2013

La storia della Macheda, da autista delle risalite a pilota di enduro

La storia della Macheda, da autista delle risalite a pilota di enduro
        
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SESTRI LEVANTE – Ricordate la prima volta che siete saliti su una Mtb? Lontano o vicino che sia quell’istante, ad ognuno ha lasciato una traccia nel cuore. A Valentina Macheda, invece, quella prima volta ne ha lasciate due di tracce.
La sanremese del team Life Cycle forse non sarebbe mai arrivata a competere con le biker più forti del mondo se non avesse incontrato quello svitato di Manuel Ducci (che adesso è il suo compagno) che alla prima richiesta di provare a fare un giro in bici la mette su una bici da Dh senza catena (più avanti lei stessa vi spiegherà perché), con casco integrale, protezioni e un sentiero infame davanti.
Peccato che quella donzella non sapesse nemmeno come frenare.
Ognuno ha avuto la sua prima volta e se il buongiorno si vede dal mattino Valentina Macheda ha fatto un esordio da campionessa. Quel giorno si è innamorata della Mtb e di Manuel Ducci.
Oggi insieme a Chiara Pastore, Maria Federica Zanotto, Marianna Uttini e Laura Rossin è una delle atlete italiane più determinate in campo enduro.
Fra i suoi obiettivi ci sono l’Enduro World Series e il Superenduro e si è preparata da atleta vera.
L’abbiamo incontrata a Sestri Levante, prima della gara, e abbiamo iniziato l’intervista proprio dai suoi esordi.

Ecco la Macheda in azione alla prova di Finale Ligure del 2011. E' il suo primo anno da endurista

Ecco la Macheda in azione alla prova di Finale Ligure del 2011. E’ il suo primo anno da endurista

– Come hai iniziato con la Mtb?
– A fine 2008, quando ho conosciuto Manuel Ducci. Gli chiesi di portarmi con lui e mi mise al volante del furgone per le risalite a Molini di Triora, ma nel giro di un paio di risalite gli dissi: “Senti, io mi sto annoiando, non è che mi fai provare?” Detto, fatto e nel giro di un paio di minuti mi sono ritrovata su una bici da Dh senza catena (perché Manuel si stava allenando a tenere alta la velocità senza pedalare) con casco, gomitiere e tutte le protezioni. Non ricordo quante volte ho cappottato, ma ricordo che ad un certo punto ho sbattuto di brutto da perdere l’unghia dell’alluce. Lividi da tutte le parti, sembravo un dalmata. E’ stata proprio durissima, non sapevo niente, nemmeno quanto e come frenare, niente di niente.

– Ma lui ti stava dietro?
– Sì, e quel giorno lì, solo quel giorno lì, ha avuto pazienza. Poi sempre un po’ meno…

– E da lì hai iniziato subito con le gare?
– Alla fine del 2008, come dicevo, ho iniziato in generale con la Mtb, facevo sì e no un’uscita a settimana e finire un sentiero per me era davvero dura, non ero proprio abituata. E poi a Sanremo i sentieri sono belli rocciosi.
A marzo 2009 abbiamo deciso di iniziare con le gare di discesa. E lì abbiamo visto che nonostante tante cadute e tanta fatica, però i risultati non erano male. Pensa che alla prima gara, a Pieve di Teco, abbiamo vinto tutti e due e da lì abbiamo fatto tutte le prove di Coppa Italia. E’ stata durissima.

L'intervista è avvenuta all'interno del paddock del team. Foto di Matt Wragg

L’intervista è avvenuta all’interno del paddock del team. Foto di Matt Wragg

– Con quale bici correvi?
– La mia prima bici è stata una Commençal Mini Dh. Poi ho cambiato con una Mde da discesa nel 2010. Manuel intanto proprio in quell’anno ha iniziato a fare delle gare di enduro, una o due non di più, mentre io sono rimasta in Dh. Non avevo proprio l’allenamento per pedalare in salita.
Solo alla fine del 2010 abbiamo iniziato a fare un po’ di Dh e un po’ di enduro. Io ho iniziato con la prova di Sauze d’Oulx che era quella con meno risalite pedalate, e lì mi sono innamorata dell’enduro. A quel punto volevamo fare le cose per bene e abbiamo deciso di seguitare con l’enduro, anche perché le preparazioni richieste sono molto diverse e quindi o uno o l’altro. E abbiamo scelto l’enduro. Sai, passi più tempo in bici, c’è un ambiente più amichevole, non che nella Dh non ci sia, ma qui hai la risalita, ti racconti la discesa che hai appena fatto, è un po’ più easy.
Però, visto che alla fine della stagione 2010 avevamo deciso di puntare tutto sull’enduro abbiamo chiesto il supporto di un preparatore, Saverio Ottolini.
All’inizio è stata proprio dura, allenamenti continui ed intensi, da morire. Pensa che le differenze fra le schede di allenamento mia e di Manuel sono ancora oggi minime…
Quest’anno però va molto meglio.

– E quando è arrivato Life Cycle?
– Il progetto Life Cycle è arrivato nel 2012. Siamo io e Manuel Ducci e tutti gli atleti che adesso ne fanno parte. Non è solo agonismo, ma Life Cycle rappresenta il “ciclo di vita” che ci ha portato ad essere qui, a confrontarci con i più forti. E poi ci sono i sentieri di Sanremo sui quali portiamo la gente a divertirsi in Mtb.

Manuel Ducci (a sinistra) ha scommesso tanto su Valentina Macheda: grazie alla testardaggine di lei e al talento di lui, oggi sono una delle coppie più veloci in Mtb

Manuel Ducci (a sinistra) ha scommesso tanto su Valentina Macheda: grazie alla testardaggine di lei e al talento di lui, oggi sono una delle coppie più veloci in Mtb

– Quindi siete dei professionisti della Mtb, in senso lato?
– Sì, perché io sono un’atleta a tempo pieno, prima lavoravo al ristorante con i miei genitori e pedalavo molto meno. Anche Manuel, adesso ha un sacco di impegni, lavora fino a notte per rispondere ad e-mail, contatti, tenere rapporti e via dicendo. Life Cycle è un progetto nostro al quale stiamo dedicando tutto noi stessi e i risultati stanno arrivando.

Soddisfazione: alla prova d'esordio del Superenduro 2013 è seconda, dietro una delle tanto temute francesi, la Dieffenthaler.

Soddisfazione: alla prova d’esordio del Superenduro 2013 è seconda, dietro una delle tanto temute francesi, la Dieffenthaler.

– Quanto è facile fare una gara di enduro per una ragazza?
– Io ho sempre girato con Manuel, i suoi amici, la squadra e non ho mai avuto un confronto diretto con le altre donne. Andavo dietro loro che scendevano “a tuono” e non sapevo quanto fossi più o meno forte delle altre. Però posso dire che in questo ultimo periodo mi sento molto più sicura, pur non avendo praticamente usato mai la bici da enduro durante l’inverno. Sentivo che guidavo la bici, so come fare e riesco a domarla. Per il resto mi alleno 2-3 ore al giorno, a volte usciamo insieme, anche se a volte facciamo esercizi diversi.

– Ma come ti alleni? Quale bici usi?
– Uso la Mojo Hd adesso, mentre d’inverno e dopo una gara uso solo la Hakkalugi da ciclocross. Ho visto che l’anno scorso abbiamo usato per la preparazione invernale la bici da enduro e siamo arrivati a marzo già un po’ stanchi. Da lì arrivare a fine ottobre non dico che ti passa la voglia, però è difficile e quindi quest’anno abbiamo deciso di cambiare strategia. Da adesso infatti la Mojo Hd non la mollo fino a novembre e ho una gran voglia di usarla.

In allenamento a Sanremo. La Macheda pedala su strada con una bici da ciclocross, una Ibis Hakkalugi, che usa anche durante le uscite di defaticamento post gara

In allenamento a Sanremo. La Macheda pedala su strada con una bici da ciclocross, una Ibis Hakkalugi, che usa anche durante le uscite di defaticamento post gara

– Confronto con le straniere: ti spaventa?
– Le ho incontrate alle due tappe dell’Enduro delle Nazioni. Quello che ho visto è che se provo prima della gara quanto le altre posso dire la mia, difendermi bene e comunque arrivare prima fra le italiane.
Anche qui a Sestri ci sarà un bel confronto con le straniere, spero di difendermi bene. Lo scorso anno a Finale Ligure ho finito al 4º posto, per un soffio non sono salita sul podio con la Chausson (nella foto sotto).

Anne Caroline Chausson è l'avversaria da battere nell'enduro. La francese ha dominato nella Dh, ha vinto un titolo olimpico nella Bmx e il suo talento emerge anche nell'enduro. E' una delle favorite per la vittoria finale dell'Enduro World Series. Valentina Macheda ha tutte le ragioni per temerla...

Anne Caroline Chausson è l’avversaria da battere nell’enduro. La francese ha dominato nella Dh, ha vinto un titolo olimpico nella Bmx e il suo talento emerge anche nell’enduro. E’ una delle favorite per la vittoria finale dell’Enduro World Series. Valentina Macheda ha tutte le ragioni per temerla…

– Qual è l’atleta donna che ti spaventa di più?
– Le francesi hanno qualcosa in più. Ma perché lì è diverso: lì vedi le ragazze già da bambine in Mtb, forse perché i genitori sono meno apprensivi, quindi iniziano presto e per quello che poi da grandi hanno una marcia in più.

– Quali consigli daresti ad una ragazza che vuole iniziare con l’enduro?
– Beh, innanzitutto una bici leggera… No scherzo. Qualche giorno fa ho avuto uno scambio di messaggi su facebook con una ragazza che mi raccontava la sua esperienza ad una gara. Si vergognava un po’ di essere arrivata ultima, ma le ho risposto che invece aveva fatto bene a provare perché se non provi non puoi sapere come vai e quanto vanno le altre. E poi chi se ne importa, l’importante è divertirsi, anche io ho fato tante volte ultima e adesso sono qui che lotto con le prime, o almeno ci provo. E poi non serve per forza arrivare primi.
Mi piacerebbe che il numero delle donne crescesse. Bisognerebbe dare più importanza a tutte le atlete e sarebbe bello creare qualche incentivo per le ragazze, come organizzare qualche camp, delle offerte nei bike park o delle semplici giornate di puro riding al femminile.

– Il percorso di Sestri ti piace?
– E’ uno dei più belli che abbia mai fatto, mi piace proprio tanto, mi diverte ogni volta. La Ps 2 è la più bella. E’ un percorso vario, ci sono un sacco di scenari e di terreni. C’è quella roccia porosa che dà un’aderenza magnifica come c’è dalla parti mie. Spero che asciughi il fango perché sinceramente non mi piace di risalire con tutto il fango addosso…

In azione nella Ps 4 di Sestri Levante: i sentieri qui somigliano molto a quelli sanremesi sui quali la Macheda si allena

In azione nella Ps 4 di Sestri Levante: i sentieri qui somigliano molto a quelli sanremesi sui quali la Macheda si allena

Valentina Macheda alla prima Pro del Superenduro ha stupito tanti, ma prima di tutti se stessa. La sfida con le temute francesi si è risolta con un ottimo secondo posto e questo le conferma che quelle tabelle di allenamento, per quanto dure, funzionano. E’ presto comunque per trarre conclusioni. La stagione è appena iniziata e l’Enduro World Series è una sfida grande. Enorme, anche per gente del calibro di Anne Caroline Chausson. Ma la Macheda, non dimenticatelo, è quel tipo che al primo contatto con la Mtb si è ritrovata in sella ad una bici da Dh senza catena e con lividi in “stile dalmata” ovunque. E mica ha mollato…

        
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