

Il 13 ottobre scorso il Governo ha approvato una prima versione del nuovo Codice della Strada 2026.
Tra le novità annunciate, casco e contrassegno obbligatori per i cosiddetti “cicli a propulsione” (e più avanti vi spieghiamo cosa sono), mentre ci sono novità per le e-bike e le e-Mtb in particolare?
Facciamo chiarezza sulla base di ciò che è noto ad oggi e sugli aspetti ancora da definire.
Prima di tutto, però, occorre precisare che le nuove disposizioni non sono ancora entrate in vigore.
Il testo deve completare il proprio percorso normativo e potrebbe subire modifiche.
Cosa cambia per le e-Mtb?
Partiamo dalle biciclette elettriche che conosciamo meglio, le e-Mtb.
Queste rientrano nella categoria delle biciclette a pedalata assistita, definite EPAC, a condizione che rispettino i requisiti previsti dalla normativa vigente, cioè potenza nominale continua massima di 250 watt che assiste la pedalata e interrompe il supporto ai 25 km/h.
Per queste biciclette non sono attualmente previsti obblighi di patente, targa o assicurazione specifica per la circolazione, né dovrebbero esserci nel nuovo Codice della Strada 2026.
Quindi, per le e-Mtb non dovrebbe cambiare nulla.
S-Pedelec: biciclette elettriche fino a 45 km/h
Una categoria differente è quella delle S-Pedelec, cioè le e-bike con un motore elettrico capace di assistere la pedalata fino a 45 km/h.
A differenza delle comuni e-bike, le S-Pedelec omologate per la circolazione stradale rientrano generalmente nella categoria europea L1e-B, quella dei ciclomotori a due ruote.
Di conseguenza, in Italia sono soggette agli obblighi previsti per questa categoria di veicoli.
Tra questi troviamo la patente AM o superiore, la targa, l’assicurazione e l’utilizzo di un casco omologato per ciclomotori.
Le S-Pedelec, quindi, non sono una novità introdotta dalla riforma del 2026: hanno già un proprio inquadramento normativo europeo, applicabile anche in Italia.
Cicli a propulsione: la vera novità del nuovo Codice
Arriviamo alla categoria citata dal Ministero.
Nel comunicato del 13 ottobre, il MIT parla espressamente di cicli a propulsione, indicando come esempio i mezzi utilizzati dai rider per le consegne a domicilio nelle città.
Per questi veicoli il Governo annuncia due obblighi:
- - casco protettivo
- - contrassegno identificativo
Sono le due novità che possiamo riportare con certezza sulla base delle informazioni ufficialmente diffuse.
Resta invece da chiarire un aspetto fondamentale: quali caratteristiche tecniche dovranno avere i suddetti veicoli per essere classificati come cicli a propulsione?

La normativa europea contempla già una categoria denominata L1e-A, relativa ai cosiddetti powered cycles (il cui motore elettrico si occupa della propulsione anche senza pedalare), ma non possiamo affermare che i mezzi ai quali si riferisce il Governo coincidano automaticamente con questa categoria.
Il comunicato ministeriale, infatti, non fornisce una definizione tecnica sufficientemente dettagliata, per cui non possiamo indicare limiti precisi di potenza e velocità ed eventuali obblighi, come patente e assicurazione.
Sono aspetti che richiederanno un approfondimento quando sarà disponibile un quadro normativo più definito.
e-Mtb, S-Pedelec e cicli a propulsione: le differenze in breve
La scheda seguente mette in evidenza e in modo sintetico le principali differenze tecniche e normative delle 3 tipologie di mezzi a 2 ruote con assistenza elettrica.
Un'altra differenza tecnico-normativo importante riguarda la funzione dei pedali: per le e-Mtb (EPAC) e le S-Pedelec la pedalata è necessaria per attivare l'assistenza elettrica del motore, mentre per i cicli a propulsione la pedalata non è necessaria.
| Tipologia | Cosa sappiamo | Patente |
|---|---|---|
| e-Mtb tradizionale | motore da 250 W nominali continui, assistenza fino a 25 km/h | non richiesta |
| S-Pedelec | assistenza fino a 45 km/h, generalmente omologata come ciclomotore L1e-B | AM o superiore |
| Ciclo a propulsione | il Governo annuncia casco e contrassegno obbligatori | da chiarire in relazione alla classificazione definitiva |
Casco obbligatorio per i giovani: un’occasione mancata?
C’è un altro aspetto della riforma sul quale vale la pena soffermarsi.
Il Governo ha annunciato l’obbligo del casco per i cicli a propulsione, ma non ha comunicato l’introduzione di un obbligo generalizzato per chi utilizza una normale bicicletta.
E neppure, almeno sulla base delle novità ufficialmente illustrate, un obbligo specifico per i bambini e i ragazzi di età inferiore ai 14 anni.
Su questo punto riteniamo che si sarebbe potuto fare qualcosa di più.
L’utilizzo del casco dovrebbe diventare un’abitudine fin da bambini, indipendentemente dal tipo di bicicletta utilizzata.

Naturalmente, l’efficacia di un obbligo di legge può essere discussa, così come le sue possibili conseguenze sulla diffusione della mobilità ciclistica: per alcuni, infatti, il casco è ritenuto un ostacolo per chi comincia ad usare la bici negli spostamenti quotidiani, ossia la cosiddetta mobilità dolce.
Condivisibile fino ad un certo punto, ma totalmente inaccettabile, a nostro avviso, per i più giovani e per tutti coloro che praticano la bici con finalità sportive di qualunque età.
E' vero anche che in Mtb il casco è considerato un elemento indispensabile dell’equipaggiamento per la quasi totalità degli utenti, mentre per il ciclismo su strada non è ancora così.
Quindi, il casco obbligatorio per chi va in bici (a prescindere dal tipo di bici e di età) andrebbe considerata una disposizione di legge.
E le e-Mtb sbloccate?
Un’ultima precisazione riguarda le biciclette a pedalata assistita modificate per superare i limiti previsti dalla legge.
Una e-Mtb il cui motore continui a fornire assistenza oltre i 25 km/h non rispetta più i requisiti delle normali biciclette a pedalata assistita (le EPAC).
Questo, però, non significa che diventi automaticamente una S-Pedelec o un ciclo a propulsione regolarmente utilizzabile su strada.
Infatti una EPAC "sbloccata" diventa un mezzo appartenente a una diversa categoria e richiede il rispetto delle relative prescrizioni tecniche e delle eventuali procedure di omologazione.
E' una distinzione importante, soprattutto considerando la diffusione dei sistemi di sblocco delle e-bike verso i quali la bike industry europea ha chiesto interventi decisi.

Quando entreranno in vigore le nuove regole?
Il via libera del Consiglio dei Ministri del 13 ottobre rappresenta una tappa importante, ma non conclude l’iter della riforma.
Il provvedimento dovrà affrontare ulteriori passaggi prima dell’approvazione definitiva e della successiva entrata in vigore.
Pertanto, gli obblighi annunciati per i cicli a propulsione non devono essere confusi con quelli già applicabili oggi.
In conclusione...
Il nuovo Codice della Strada 2026 introduce alcune novità che interessano anche il settore delle biciclette elettriche, ma non le nostre e-Mtb.
La principale novità riguarda i cicli a propulsione, per i quali sono stati annunciati l’obbligo del casco e quello di un contrassegno identificativo (presumibilmente analogo a quello obbligatorio sui monopattini elettrici).
Torneremo sull’argomento quando il percorso legislativo sarà più definito.
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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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