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A guardarlo, così esile e leggero, pensi che sia pura follia.
30 gradi sotto zero, ghiaccio sull’asfalto, buio per quasi 24 ore e in queste condizioni fare 1300 Km (in 7 giorni), sì, è una follia.
Ma l’altra sera, al Balduina Bikeshop di Roma, a sentirlo parlare Omar Di Felice è venuto da cambiare idea, indossare il suo coraggio e partire con lui, per la sua seconda tremenda impresa artica verso Capo Nord e percorrere oltre 1000 km su una bici da strada (gravel bike per la precisione) d’inverno.
Cosa che in qualche modo lui stesso renderà possibile, perché l’ultracyclist romano è molto bravo anche nella comunicazione sui canali social.
Seguirlo è più facile che capirlo, senza dubbio, ma l’altra sera alcune parole di Di Felice hanno definitivamente svelato il senso della sua missione: conoscere se stessi.

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Ovvero la sfida non è più solo geografica e atletica, ma anche intima, psicologica.
Mettersi nella condizione, estrema senz’altro, di spingersi oltre i propri limiti e scoprire che cosa si trova e cosa accade nella propria testa, nell’anima e nelle sensazioni che si percepiscono.

La partenza dell'itinerario è dalle Isole Lofoten (che vi abbiamo mostrato in questo video) e l'arrivo è a Nordkapp (Capo Nord). Siamo sulla penisola norvegese.
La partenza dell’itinerario è dalle Isole Lofoten (che vi abbiamo mostrato in questo video) e l’arrivo è a Nordkapp (Capo Nord). Siamo sulla penisola norvegese.

Il senso della missione artica di Omar Di Felice, in un modo non immediatamente comprensibile, riguarda la vita di tutti noi, anche quella quotidiana.
Gli ostacoli, piccoli o grandi che siano, non devono far dimenticare la meta e quando la meta è così grande si acquisiscono scaltrezze e abilità sconosciute, persino a noi stessi.

L’impresa, che inizierà ufficialmente intorno alla metà di gennaio prossimo (permessi con le ambasciate permettendo), in realtà è già partita perché tutta la preparazione atletica e mentale è già molto avanti (in realtà non è mai ferma) e durante la serata di presentazione ha mostrato alcuni dettagli molto importanti.
Cioè le sue regole, sia di allenamento che, poi, di vita.

Omar Di Felice durante la presentazione della sua impresa al Balduina Bike Shop di Roma
Omar Di Felice durante la presentazione della sua impresa al Balduina Bike Shop di Roma

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Le parole di Di Felice hanno conquistato il pubblico presente.
Le parole di Di Felice hanno conquistato il pubblico presente.

Ascoltandolo, ti accorgi che è un ciclista e che le regole della strada sono diventate anche le sue regole di vita, come accade a tutti i ciclisti più navigati.

#1 – Preparazione atletica: Scegli la strada, percorrila ogni giorno senza mai voltarti indietro

#2 – Preparazione atletica: Simulazione, visione, pazienza

#3 – Preparazione atletica: Endurance training: abituarsi alla fatica

#4 – Mental training: pensa, vivi, sogna come se fossi già li

#5 – Abbigliamento: l’importanza del “base layer” (abbigliamento intimo)

#6 – Abbigliamento: cura del dettaglio

#7 – Alimentazione: mangiare in funzione del challenge

Andare avanti e superare i propri limiti sono la missione che, più o meno consapevolmente, chiunque salga su una bici si pone.
Omar Di Felice sta spostando più avanti i suoi limiti e lo farà con il supporto di altre 3 persone che lo seguiranno nell’impresa. Il supporto è fondamentale, come è accaduto ad esempio durante la Parigi-Roma No Stop (qui l’album fotografico) portata a termine a febbraio scorso.
Guardate la traccia Strava…

La bici che utilizzerà per la sua impresa è una Wilier Cento 1 Cross Carbon (foto in basso) allestita con gruppo Sram Force 1 (cioè monocorona), freni a disco Sram idraulici e ruote Mavic Ksyrium Allroad (di cui a breve leggerete il test). Il peso della bici, con gomme chiodate e pedali, è di 9,3 Kg.
Perché il monocorona?

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«Perché se il deragliatore non c’è non può rompersi e con quel freddo non sai mai cosa può succedere. I dislivelli da coprire non sono pochi, ma non ci sono salite impegnative. Userò una corona da 42 o 44 denti e pignoni 12-36.
Sram mi ha assicurato che il liquido dei freni a -30° non dà problemi di funzionamento. Mi hanno detto solo di stare attento a non scendere fino a -50°, ma sinceramente spero proprio di non trovarmici…».

La corona singola da 44 denti dello Sram Force 1
La corona singola da 44 denti dello Sram Force 1

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Freni a disco e ghiaccio andranno d’accordo? Qualcuno l’altra sera se l’è chiesto.
«I dischi mi piacciono molto e quando torno a usare la bici da strada con freni tradizionali sembra che non freni. Userò gomme chiodate Schwalbe Winter con 100 chiodi (e credo che ne applicherò anche qualcun altro), ma anche con queste gomme la guida sul ghiaccio cambia tantissimo.

Le gomme Schwalbe Winter con la chiodatura per il ghiaccio.
Le gomme Schwalbe Winter con la chiodatura per il ghiaccio.

Non puoi staccare mai le mani dal manubrio, se devi mangiare (e lo dovrò fare ogni 30-40 minuti) ti devi fermare, a volte non devi frenare e non puoi usare rapporti troppo agili, altrimenti la ruota dietro slitta, ma nemmeno troppo lunghi perché altrimenti l’afflusso sanguigno alle gambe rallenta.

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So che non mi potrò distrarre un attimo, anche perché non ci sarà solo il ghiaccio.
Ci saranno anche il buio e il vento laterale (che raggiunge i 50 km all’ora) che soffia dal mare.
Le prime pedalate sul ghiaccio con le gomme chiodate non sono state molto confortanti e lì ho preso paura.
L’idea di farci 1300 km mi ha spaventato.
Però ci sono riuscito già due anni fa…»

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Pedalare a quelle temperature è un’esperienza più unica che rara e richiede molta attenzione per il dettaglio.
«L’abbigliamento deve essere studiato con cura. Io comincio dall’intimo.
Se il corpo non traspira si sente più freddo e ci si ammala in un attimo.
Serve anche la protezione dal vento che abbassa tantissimo la temperatura percepita sulla pelle.
Non uso nulla che non sia in commercio (abbigliamento intimo Brynje e Mavic)e negli allenamenti vado a cercarmi sempre condizioni di temperature quanto più basse possibili e simili al Nord Europa.

Durante i suoi allenamenti sui Monti Simbruini.
Durante i suoi allenamenti sui Monti Simbruini.

Il mio trucco psicologico è questo: i primi giorni lì al Nord non userò i capi di abbigliamento più caldi, ma li userò solo nei giorni successivi quando sarò più stanco e ne avrò più bisogno. Quel freddo spaventa ma sapere che all’occorrenza posso coprirmi di più è un aiuto psicologico».
E poi c’è un dettaglio che Omar Di Felice non trascura mai.
«Il collo deve essere al caldo. Uso sempre uno scaldacollo, anche in primavera, perché se il collo è scoperto sento freddo ovunque».
Che è lo stesso consiglio che vi abbiamo dato in questo articolo qualche settimana fa.
In quelle condizioni, comunque, il rischio di malanni è molto alto, eppure Omar Di Felice è piuttosto sicuro di sé.
«Non sono un freddoloso: d’inverno pedalo sempre con le scarpe estive e senza copriscarpe. Lì userò scarpe termiche, ma il rischio di ammalarmi in realtà c’è quando entro ed esco dagli alberghi: l’escursione termica è elevatissima. Si va dai meno 20°, meno 30° fuori ai più 30° dentro in un attimo».

I social network sono lo strumento che hanno permesso a Omar Di Felice di raggiungere una grande quantità di persone.
I social network sono lo strumento che hanno permesso a Omar Di Felice di raggiungere una grande quantità di persone.

L’avventura sta per partire e Omar Di Felice sta continuando ad allenarsi (seguitelo sulla sua pagina facebook).

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E quando cerca le montagne e il freddo non lontano da Roma viene a pedalare sui Monti Simbruini (foto sopra), cioè dove MtbCult ha la sua sede e dove si testano le bici.
Buona strada, Omar.

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti