scritto da Redazione MtbCult in Storie il 30 Set 2015

VIDEO – Due chiacchiere con Logan Peat. E domani esce il film The Backwoods

VIDEO – Due chiacchiere con Logan Peat. E domani esce il film The Backwoods
        
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Un rider famoso, oltre ad essere un personaggio pubblico, che ha spesso gli occhi di una folla di appassionati puntati addosso, è fondamentalmente un ragazzo con i suoi sogni, che ama divertirsi con la sua bici e che è disposto a lavorare sodo per soddisfare la sua passione.
Logan Peat, biker canadese del team Santa Cruz, rivela cosa c’è dietro i suoi successi: la volontà di dare vita ai suoi sogni, una famiglia che lo sostiene, la capacità di allenarsi duramente, una grande fiducia in se stesso.
E, naturalmente, gli strumenti giusti, come quelli che Sram gli mette a disposizione.
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E’ stato un anno molto impegnativo per Logan Peat.
Con prestazioni importanti in tutti e tre gli eventi Crankworx Slopestyle, il venticinquenne è finito 5° assoluto nel Crankworx Slopestyle Championships.
Tra un evento e l’altro ha costruito il suo set di salti da sogno al Coast Gravity Park e girato il video di prossima uscita The Backwoods, e organizzato il Backwoods Jam, un contest di slopestyle su invito, che si è tenuto dopo il Crankworx a Whistler. E a metà ottobre si dirigerà nello Utah, per confrontarsi con la Red Bull Rampage.

Ci siamo incontrati con Logan un paio di giorni prima della sua prova al Red Bull Joyride, per parlare della costruzione della pista, delle gare, delle riprese e della fiducia in se stessi.

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– Cosa è venuta prima, l’idea dei salti o l’idea del film?
– Tutto è iniziato nel voler costruire qualcosa su cui andare in bici, e filmarlo nello stesso tempo. Ho sempre voluto una serie di salti come quelli che ho costruito e, ovviamente, mostrarli a tutti – farne un video – è parte del divertimento.
E’ impressionante lavorare con Nic [Genovese]; lui è come un buon amico. Lui è la persona con cui ho scelto di lavorare, e so che può mostrare quello che faccio al meglio.

– Quanto è stato difficile la costruzione della pista?
– La costruzione? Folle. Io avevo un’idea di quello che volevo fare ma la mia visione si è rivelata molto più piccola di quello che ha finito per essere.
Non so se sai di macchine ma abbiamo lavorato con una 270, che è una macchina molto grande. Non appena questa ha iniziato a girare io ho detto di accatastare i detriti, mantenere accatastati tutti i detriti di terra.
Più grande è, meglio è per gli atterraggi.
Ma una volta che la macchina è andata via, ecco la grande sorpresa: pensi di poter fare tutto con un rastrello e invece…
Ma lo staff del CGP [Coast Gravity Park] – ho assunto un gruppo di questi ragazzi – e noi abbiamo lavorato a testa bassa per un paio di settimane, e tutto è venuto abbastanza bene.

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– E tuo padre ti ha aiutato ….
– Sì, Dave the Slave (lo schiavo, ndt). Ormai ha acquisito il nome. Non è così abile con l’imballaggio e la messa a punto, così gli tocca sempre il lavoro sporco. Comunque ha mantenuto alto il morale della squadra. Stava lavorando più duro di tutti i ragazzi, sai, e li ha messi in riga.

– Sembra che i tuoi genitori sostengano la tua attività di rider…
– I miei genitori mi sostengono in tutto.
Come quando hanno acquistato un appezzamento di terra per farmi costruire una pista con i salti – probabilmente sei anni fa, ormai. Loro mi aiutano sempre, anche finanziariamente, quando gli sponsor non arrivano.
E mio padre ha scavato e mia madre ha portato il pranzo: è semplicemente fantastico!

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– E Darren Hemstreet era il padrone della macchina?
– Già. Un tipo figo. E’ un po’ il proprietario del bike park. Ci ha permesso di vivere il nostro sogno. Lui ha la proprietà, le competenze e le macchine, ed è così felice di farci realizzare quello che vogliamo.

– Parlaci delle riprese in rapporto alle gare.
– E’ abbastanza simile, riguardo alla quantità di pressione che metti su te stesso. Sei in tensione, sai che cosa puoi fare e vuoi fare il meglio che puoi. Quando giri un film è un po’ meglio, perché, hai il controllo – ad esempio, se c’è vento, torni domani.
Con le competizioni, è difficile, perché devi andare, e devi fare tutto in due tentativi. Mentre fai le riprese, invece, hai a disposizione tutti i tentativi che vuoi.

– Quanto tempo sono durate le riprese?
– Le riprese hanno richiesto un po’ di tempo… Non so il numero esatto di giorni, ma la produzione è venuta in tre diverse occasioni.
E’ stata dura, tra tutti i nostri programmi.
Ho avuto alcune gare, sono dovuto andare in Europa, ho avuto un paio di cadute, che hanno rinviato le cose. E’ stato un lungo periodo di tempo, ma io sono super felice del prodotto finito. È meraviglioso.

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– E ora hai una gara in arrivo sui tuoi salti: qual è il format?
– E’ un format interessante.
A me piace andare a questi grandi eventi come il Crankworx, perché è molto divertente. Si incontrano gli amici, si guida su percorso figo, ma c’è una quantità enorme di pressione. Sai che ti stanno guardando le folle.
Quindi volevo mettere insieme quello stesso gruppo di rider su un percorso bello e divertente come Crankworx e con il solo scopo di divertirsi, per una volta.
Girare, avere Nic che filma, e mettere in mostra il divertimento per tutti attraverso il video.
Ci sarà un Riders’ Choice Award. E avremo un Best Trick e un Best Style. Non ci sono soldi, solo alcuni fantastici premi che ho raccolto.

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– E dopo il Backwoods Jam cosa hai in programma?
– Dopo il Jam, ho intenzione di mettere la bike da slope a riposo per un po’ e saltare sulla bike da downhill e concentrarmi sulla Rampage. Sarà un bel cambiamento di ritmo e non vedo l’ora.

Rampage: sei già stato a vedere?
– Non ho ancora visto la nuova pista. Sono andato nei due anni passati e ho aiutato Brandon [Semenuk] a costruire il tracciato, quindi sono un tipo abituato alla polvere.
E ho fatto un po’ di giri con la bicicletta. Ma non ho visto il nuovo percorso, quindi sono sicuramente un po’ nervoso.
Ma ho intenzione di andare lì con la mentalità di avere un obiettivo, tipo fare un certo numero, ma senza preoccuparmi troppo per il grande evento perché è il mio primo anno.

– E quali sono i tuoi piani dopo il Rampage?
– Mi piacerebbe prepararmi bene per il prossimo anno, perché sento di essere molto vicino a fare meglio in questi eventi, e so che un po’ di pratica mi permetterà di arrivarci. Così devo rimanere concentrato.

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– Sembra come se fossi proprio sul punto di fare qualcosa di veramente grande.
– Esattamente. Tu fai la tua corsa e sai che se avessi fatto questo… sarebbe stato quel qualcosa in più per salire di livello.
Quindi sai che devi fare molta pratica e mantenerti in forma. Fondamentalmente è tutta una questione di duro lavoro e allenamento.

– La tua concentrazione in queste competizioni è evidente, ma sembri anche molto rilassato, senza eccessiva tensione nervosa. Hai una faccia da poker impressionante o è semplicemente fiducia in te stesso?
– Tutto dipende dall’allenamento che c’è dietro.
Mi alleno così duramente che quando arrivo a questi eventi entro nell’ordine di idee che so quello che sto facendo – so come fare questi tricks.
Sono fiducioso e cerco di divertirmi con gli altri ragazzi più che posso. Preferisco scherzare ed essere allegro per evitare di cadere nello stress mentale.

Fedele alle sue parole, Logan è rimasto lucido nonostante il rinvio di un giorno del Joyride a causa della pioggia. Ha fatto una run decisa nel primo round, dove è arrivato secondo. Poi una caduta nel secondo round e performance stellari di Rogatkin, Genon e Lemoine lo hanno costretto al 5° posto nella classifica del giorno e al 5° nella classifica generale del Crankworx World Tour.
Il successo di Peat nel 2015 è ammirevole ma ci aspettiamo di vedere ancora di più il prossimo anno.

Nel frattempo, non perdetevi il video, The Backwoods, che uscirà domani 1° ottobre.
Ecco il trailer.

(Foto: Adrian Marcoux & Nic Genovese. Intervista: Joe Parkin. Video: Mind Spark Cinema)

 

        
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