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Dal 22 al 25 settembre Scott ha organizzato un press camp a Saint Moritz, in Engadina, Svizzera, declinato solo ed esclusivamente al femminile, durante il quale sono stati presentati i nuovi prodotti Mtb da donna e al quale erano presenti le atlete di casa Scott.
Tra loro non poteva mancare la neo campionessa olimpica Jenny Rissveds e MtbCult non poteva farsi sfuggire l’occasione di fare una bella chiacchierata con lei, per conoscerla meglio e per soddisfare le mille curiosità attorno a questa giovane e interessante atleta di successo.
Ecco quindi l’intervista raccolta da Francesca Querzola, che ha partecipato all’evento di Saint Moritz per conto di MtbCult.

jenny rissveds
Le ragazze che hanno partecipato al press camp Scott in Engadina (Svizzera) Foto Markus Greber

– Incontrare una campionessa olimpica non è cosa da tutti i giorni, quindi partiamo dalle Olimpiadi: come ti sei preparata? Hai avuto un approccio diverso quest’anno?
– Quest’anno è stato difficile per me avere un programma stagionale chiaro e definito perché il sistema dei punteggi per le qualifiche è un po’ strano nella Mtb: le prime tre atlete di ogni nazione raccolgono i punti necessari alla qualificazione olimpica ma in Svezia io sono l’unica donna a competere nella Mtb a livello mondiale. Così per me è meno facile perché devo raccogliere tutti i punti per far qualificare la Svezia.
Durante questa stagione ho dovuto quindi viaggiare molto e gareggiare molto per arrivare ad avere il punteggio per la qualificazione olimpica, cosa che ho raggiunto solo alla fine di maggio.
Fino ad allora, non ho potuto veramente concentrarmi sull’obiettivo delle Olimpiadi perché non ero ancora sicura di riuscire a partecipare.
Poi a luglio e all’inizio di agosto ho trascorso un periodo in alta quota e dopo sono andata a Rio. Insomma, ho avuto un periodo piuttosto concentrato per prepararmi alla gara olimpica!

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Jenny taglia il traguardo a Rio 2016. Foto Armin M. Küstenbrück EGO-Promotion

– Come ti sentivi la settimana prima della gara?
– C’erano molte atlete con più esperienza di me che avevano già partecipato ad altre Olimpiadi mentre per me è stata la prima volta: da un lato mi sentivo un po’ svantaggiata ma d’altro canto venivo da una stagione molto buona ed ero felice di essere lì.
Non avevo troppa pressione addosso e sia io sia le persone intorno a me sapevamo che potevo ottenere un buon risultato.

– In che modo hai gestito l’ansia e lo stress pre-gara?
– Ho lavorato molto dal punto di vista mentale. Mi sono concentrata più sulla performance che sul risultato, la sola cosa importante da fare prima di una gara è credere in te stessa e in tutto il lavoro che hai fatto per arrivare a quell’obiettivo.

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Con l’oro olimpico al collo. Foto Armin M. Küstenbrück EGO-Promotion

Che tipo di mental training adotti? Hai un mental coach che ti aiuta?
– Lavoro con un mental coach da quando ho 17 anni, dal 2011. Facevo gare su strada ed ero ai Campionati Europei Junior in Italia: ho avuto una bruttissima caduta, sono andata fuori strada e sono finita su un albero. Dopo questo episodio, ho avuto molta paura, quasi non volevo più salire su una bici e così ho iniziato a lavorare con questa persona. Da allora siamo in contatto sia durante la stagione sia nel periodo di riposo, siamo diventati amici e mi dà grande sostegno.
Quando sei un atleta professionista vorresti tenere tutto sotto controllo e non vuoi ammettere che hai bisogno di aiuto, ma a volte devi accettare che non puoi fare tutto da sola.
All’inizio pensavo «Non ho bisogno di te» ma poi è stato importante realizzare che puoi guardare le cose da un punto di vista differente e ho cominciato a vedere i benefici.

– Ad esempio cosa fai nello specifico?
– Una cosa che faccio prima di una gara è visualizzare il percorso, soprattutto le sezioni più problematiche. Trascorro parecchio tempo nella mia camera d’albergo per avere il tempo necessario per pensare e concentrarmi.

– Di solito ti fai un piano prima della gara, tipo “all’inizio vado piano e poi…”?
– Come ti ho detto prima, non mi focalizzo sul risultato. Molti rider pensano: «Devo essere nella top ten o nella top five.» Anche io ero così ma ogni volta che pur facendo un buon risultato non ottenevo quello che mi ero prefissata rimanevo delusa.
Ora invece il mio obiettivo è dare il 100% e stare davanti, ma non per prima, altrimenti rischio di scoppiare e perdere posizioni. Penso sia meglio vedere cosa fanno le altre e essere flessibile per adattarmi e cambiare piano in corsa.

jenny rissveds
Foto Markus Greber

– Hai qualche rituale prima delle gare?
– No, nessun rituale. Sono abbastanza spontanea.

– Ora la stagione è finita: quanto è differente la tua routine quotidiana? Come è la tua giornata tipica?
– Per quanto riguarda l’allenamento faccio quello che mi sento di fare e mi piace fare, senza avere un programma definito. Poi mi dedico a rispondere alle e-mail, alle interviste, appuntamenti vari.

jenny rissveds
Foto Markus Greber

– Viaggi molto?
– Sì, anche in questo periodo dell’anno. Pensa che a settembre ho trascorso solo tre giorni a casa! E ho avuto solo una gara…

– In questo periodo di riposo dall’attività agonistica ti concentri su cose diverse, tipo affinare la tecnica o testare nuovi materiali?
– Sì, provo cose diverse, dai materiali a un tipo diverso di allenamento. In questo periodo ho iniziato un allenamento in alta quota e sto realizzando che funziona bene per me.

– Pratichi anche sport diversi dal ciclismo?
– Durante la mia off-season faccio tanti sport diversi dalla ginnastica, alla corsa, al nuoto e qualche volta sci di fondo perché abito in una zona della Svezia dove c’è una pista per lo sci di fondo. E’ infatti importante staccare un po’ e mantenere alta la motivazione.

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Foto Markus Greber

– Vai anche con la bici da strada?
– Normalmente no perché è troppo freddo e le strade sono scivolose. Ci vado durante l’estate ma non così spesso come vorrei.

– E quando riprenderai la preparazione per il prossimo anno?
– A novembre ricomincerò con un programma di allenamenti soft e poi a gennaio la preparazione diventerà più seria e spingerò un po’ di più. Da gennaio parteciperò anche ai training camp (organizzati dal team Scott, ndr). Però vorrei anche trascorrere un po’ di tempo a casa e allenarmi in Svezia.

– Parlando del team Scott, cosa significa per te farne parte?
– Onestamente, non credo potrei trovarmi meglio. Siamo come una piccola famiglia.
Naturalmente i buoni risultati concorrono a creare una bella atmosfera ma non è solo quello.
Ti racconto un episodio: nel 2012 ho partecipato alla mia prima gara di Coppa del mondo e dopo ho ricevuto molte offerte da differenti squadre però io volevo prima finire la scuola, non volevo iniziare subito una carriera da professionista.
Così Frischi (Thomas Frischknecht, team manager Scott-Odlo, ndr) venne da me e si offrì di aiutarmi anche senza portarmi nella squadra. Quando partecipai alle gare nel 2013, Scott mi diede i materiali ma viaggiavo per conto mio con mio padre. Poi nel 2014 sono entrata nel team ma senza avere nessun genere di pressione.
Ora ho dei compagni ottimi da cui posso imparare molto e amo la combinazione che si è venuta a creare tra ridere e divertirci ed essere seri e professionali allo stesso tempo.

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Jenny Rissveds e Nino Schurter entrambi vittoriosi ai Mondiali 2016 di Nove Mesto.

– Avere come compagno di squadra Nino Schurter ti ha aiutato?
– Non solamente Nino ma l’intera squadra, tutti i rider, Frischi e tutta l’equipe.

– Quanto tempo trascorri con i tuoi compagni di squadra?
– Un sacco di tempo! Pensa che io sono in viaggio circa 170 giorni all’anno e la maggior parte di questi con la squadra. Per questo è importante che ci sia una buona atmosfera.

– Ci sono altre ragazze in squadra?
– No, io sono l’unica donna del gruppo. Ma sono abituata a stare in mezzo ai ragazzi, io ho un fratello di due anni più grande e sono cresciuta insieme a lui e al suo gruppo di amici, così so come trattare con i ragazzi!
Comunque, quando siamo in viaggio, ho sempre la mia camera singola, così se voglio stare un po’ da sola o ho bisogno dei miei spazi, posso farlo. Per me va benissimo così.

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Foto Markus Greber

– Non senti la mancanza di una partner in allenamento?
– Frischi è il mio partner in allenamento. Ho un allenatore in Svezia che mi prepara il piano di allenamento. Io dico a Frischi cosa dobbiamo fare e lui viene con me, ha grandi capacità tecniche ed è molto forte così lavoriamo bene insieme.
In squadra siamo cinque e ognuno di noi ha il suo piano di allenamento personale. Ma se voglio posso unirmi ai ragazzi e stare a ruota dietro di loro: anche quella è una seduta di allenamento efficace!

– Senti, posso chiederti se aver vinto l’Olimpiade ti ha cambiata?
– Ho tante cose in più da fare! Tante e-mail, telefonate, interviste, contatti con i media… Ma cerco di rimanere me stessa, non voglio cambiare. Quando sono tornata a casa dopo l’Olimpiade la mia famiglia mi ha trattato esattamente come prima e l’ho apprezzato molto.
E’ vero, sono una campionessa olimpica, ma non sono quel genere di persona che lo sbandiera ovunque.

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Foto Markus Greber

– Puoi darci qualche anticipazione sul prossimo anno?
– Credo che il prossimo anno sarò un po’ più rilassata… Naturalmente tutti vogliamo continuare ad avere buoni risultati nelle gare ma siamo anche un po’ stanchi: le Olimpiadi portano via un sacco di energie, fisiche e mentali.

– E infine, vuoi dare qualche consiglio o suggerimento a una ragazza che voglia iniziare con la Mtb?
– Divertirsi! Con quale tipo di bici non è così importante, all’inizio suggerirei di uscire in gruppo per divertirsi di più e avere un aiuto se dovesse capitare qualche problema.
Poi direi di non avere paura, non è pericoloso, basta conoscere i propri limiti e non correre rischi inutili e soprattutto divertirsi! ?

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Jenny Rissveds, a destra, insieme alle ragazze del team Scott Contessa. Foto Markus Greber

Il talento di Jenny Rissveds è enorme e a darle questo margine enorme sulle proprie rivali è, oltre alla preparazione atletica, anche il suo approccio psicologico all’agonismo.
Lavorare sodo, crederci sempre e, in fondo in fondo, continuare a divertirsi…

https://www.youtube.com/watch?v=2wWksj6G6jg

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