La Val di Fassa Bike di Mirko: più forte del freddo e della pioggia...

Mirko De Angelis
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La Val di Fassa Bike quest'anno è stata pesantemente condizionata dalle cattive condizioni del tempo, così come abbiamo già avuto modo di apprendere dal comunicato ufficiale.
Capire cosa significa per un biker non professionista affrontare una gara sotto la pioggia torrenziale e con il freddo è però tutt'altra cosa.
Mirko De Angelis, la cui determinazione abbiamo già percepito in occasione della Hero Sudtirol Dolomites, era a Moena domenica scorsa e ha terminato la Val di Fassa Bike, pur scontrandosi con situazioni non certo clementi.
Lasciamo a lui la parola: il suo racconto è di quelli che danno un brivido di emozione ad ogni sportivo...

VM

Un’intera notte non è bastata per scrollarsi di dosso l’ansia della pioggia.
Lo scrosciare dell’acqua sulle finestre ha anticipato di qualche istante la sveglia, facendomi subito capire che sarebbe stata una difficile giornata tra pioggia, freddo e chissà quanto fango lungo il percorso della Val di Fassa Bike.

Val di Fassa Bike

Il tempo di una rapida colazione e mi ritrovo, fuori la hall dell’hotel, pronto ad avvicinarmi all’area della partenza. Mai stato così deciso di voler partire nonostante la consapevolezza delle difficoltà che potrò incontrare.
Ma quale occasione migliore per cercare di superare una mia grande paura, quale il freddo?!
Davanti al teatro Navalge di Moena tutti cercano un riparo sotto una tettoia, mentre lo speaker inizia ad elencare i nomi degli elitè partecipanti alla gara.
Poco dopo arriva il momento degli amatori di posizionarsi sotto l’arco della partenza.

Val di Fassa Bike

Continua a piovere; a tratti diluvia. Affianco a me noto bikers con facce tese e concentrate a riscaldarsi, altri sdrammatizzano con compagni di squadra scambiandosi qualche battuta ironica, ingannando l’attesa.
Lo start della gara mi libera da tutti i pensieri negativi che rendevano sempre più lunghi quei minuti prima della partenza sotto una pioggia impetuosa.

Val di Fassa Bike

Salendo il San Pellegrino subito una nuova sensazione mi attraversa il fisico.
Non si tratta della solita difficoltà dello “spezzare il fiato”, ma le gambe gelide, contratte e il cuore che stenta a pompare sangue verso gli arti inferiori rendono ancora più complicata la prima parte della salita.
Gli alberi del bosco dell’Alpe di Lusia mi illudono solamente che abbia smesso di piovere. In cima a 1900 metri la temperatura è scesa fino a 4°C.

Val di Fassa Bike

Nella prima discesa mi sembra di pedalare nell’inferno di una classica del nord: gli schizzi di fango mi costringono a levare gli occhiali, talmente sporchi da non farmi vedere nulla, le mani congelate riescono a malapena a tirare la leva del freno e l’aria fredda inizia ad impadronirsi delle mie ossa provocando i primi brividi.

Val di Fassa Bike

Manca solamente un’ultima salita. L’organizzazione, per motivi di sicurezza ha modificato il percorso tagliandolo a 35 km contro i 48 previsti.
Km 25. Tra una fitta nebbia intravedo una svolta a destra e atleti che salgono a passo di lumaca.
Velocemente alleggerisco il cambio scalando le marce sui rapporti più agili, fino a quando sulla parte più ripida del muro sento quello che ogni biker non vorrebbe mai sentire.
Due pedalate a vuoto mi costringono ad abbassare lo sguardo verso il cambio.
Catena a terra. Rotta.

Val di Fassa Bike

Impossibilitato, causa freddo e mani congelate, a ripararla decido di concludere il duro strappo ed avvicinarmi ad un membro dello staff dell’organizzazione proprio lì davanti a me, a 100 metri.
«Ti consiglio di proseguire verso destra in discesa ed abbandonare il percorso di gara... in pochi minuti sarai a Moena.»

La decisione l'avevo già presa prima ancora di sentire quella frase.
Non ho mai pensato neanche un attimo di arrendermi e di tornare a casa con il rimpianto di non aver portato a termine una gara a soli 10 km dal traguardo.

Da quel bivio è iniziato un vero e proprio calvario. Incitato da alcuni partecipanti concludo gli ultimi km di salita a piedi, a tratti correndo, cercando di scaldarmi il più possibile.
Nella discesa finale la mia testardaggine, nel dover concludere a tutti i costi la gara, si ritrova a fare i conti con brividi di freddo talmente forti da farmi battere i denti, ma la testa è concentrata e punta verso l’unico obiettivo possibile: attraversare la linea d’arrivo.

Val di Fassa Bike

L’ultimo km è una passerella tra la gente che, incredula, mi guarda correre con la catena in mano e mi esalta con complimenti che non fanno altro che trasmettermi forza nelle gambe.
Il dolore dei muscoli infreddoliti e il gelo degli ultimi km si trasformano in un senso di felicità mai provato prima.
Taglio il traguardo tra gli applausi dello speaker stupito del mio arrivo, fiero di aver trasformato una giornata sfortunata in una giornata epica.

Val di Fassa Bike

La pioggia e il destino, poco clemente, hanno spezzato la catena della mia bici, ma non la mia testa e il mio cuore che ancora una volta mi hanno dato la forza di raggiungere un risultato, ben più importante di una classifica o di un podio. Superare un proprio limite vuol dire vincere contro l’avversario più forte che possiamo incontrare: noi stessi.
La Val di Fassa Bike si è meritata un ricordo indelebile dentro di me.

Se volete rileggere tutti gli articoli relativi alla Val di Fassa Bike 2017, li trovate qui.

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