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Dopo lo “sconfinamento” con la Downieville Classic, Valentina Macheda torna a raccontarci l’Enduro World Series. Stavolta tocca alla massacrante gara di Whistler, che ha fatto provare a tutti i rider emozioni forti e ha lasciato nel loro fisico moltissime… tossine.
Tutte le foto sono di Jeremie Reuiller.

GS

Dopo aver partecipato al sesto round della Enduro World Series, posso finalmente dire di avere provato tutti i differenti format di enduro a livello internazionale, dal Cile alla Scozia passando per l’Europa, per poi volare nuovamente in USA e Canada, di sicuro quelli più importanti e rappresentati dalle varie Nazioni che hanno fatto crescere il movimento sino ad oggi.

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Valentina Macheda in gara domenica a Whistler.

Quanti format?
La visione che ogni differente territorio ha dell’enduro è decisamente interessante. Dico questo perchè testando i vari format ti rendi conto che ci sono un’infinità di modi di interpretare questa disciplina, rendendo ogni singola competizione un’esperienza nuova anche per chi ha a che fare con l’ enduro ormai da qualche anno. Forse sarebbe meglio vedere un unico format che racchiude il meglio in un singolo evento, forse no. Difficile dirlo.

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Il round di Whistler, forse il più famoso insieme a Finale Ligure per prestigio, ci ha mostrato una nuova prospettiva su come potrebbe essere interpretata una gara di enduro, portando al limite ogni aspetto della competizione.
Da sempre sostengo che le competizioni di enduro, soprattutto ad alti livelli, debbano raggiungere un livello di difficoltà elevato facendo sì che il solo raggiungimento del traguardo sia già di per sé qualcosa di epico.

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Asticella sempre più in alto
Devo dire che in questa stagione, la direzione presa da parte degli organizzatori dei vari circuiti è stata quella, ma l’impressione avuta qui a Whistler è che si sia voluto raggiungere il limite estremo, quasi cancellando con un colpo di spugna il livello di difficoltà raggiunto ad oggi, volendo dimostrare che qui si fa veramente sul serio.

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Così è stato, sapevo che avremmo affrontato una gara intensa, i feedback degli atleti che hanno partecipato alla scorsa edizione erano già di per se un avvertimento più che chiaro.
Non avrei mai immaginato però che avremmo affrontato una sfida del genere. Per questa edizione gli organizzatori dei Crankworx insieme a quelli della Ews hanno deciso di alzare l’asticella ancora più in alto e ci hanno riservato un percorso al limite delle forze umane.

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Trasferimenti faticosi e molti tratti a spinta.

Quasi 70 km di gara concentrati in un solo giorno, per un totale di 5 Prove Speciali, caratterizzate da 4 trasferimenti pedalati per un totale di 2400 metri circa di dislivello positivo e per finire una risalita in seggiovia che ti portava all’ultima prova speciale della durata di quasi 30 minuti.

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Di per sè i dati sono qualcosa di impressionante. Se poi ci aggiungi il caldo, i trasferimenti verticali al limite del pedalabile con lunghe sezioni a spinta, i trasferimenti talmente tirati per cui anche gli uomini arrivavano su con un piccolo margine di tempo prima della partenza, più di 8 ore di gara con una piccola pausa verso la sesta ora, la faccenda direi che si fa piuttosto seria.

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Manuel Ducci e Valentina Macheda insieme in ricognizione sul Top of the World.

Sentieri verticali
A tutto questo però bisogna aggiungerci la cosa che ha reso il tutto ancora più estremo, qualcosa di nuovo e che ancora non si era visto prima. La difficoltà delle prove speciali rappresentavano quanto di più estremo si sia mai visto in una gara di enduro, sentieri talmente verticali da considerarsi al limite del la percorribilità, passaggi da World Cup di downhill.

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Sentieri verticali? Eccone un piccolo esempio.

L’apice è stato raggiunto quando alla quarta Speciale abbiamo affrontato il mitico sentiero Ride don’t slide, uno di quelli che quando vai a girare con gli amici lo provi a brevi tratti, diciamo a piccole dosi e con qualcuno che sta in fondo alle sezioni verticali pronto a prenderti al volo nel caso ti ribaltassi, con sezioni talmente difficili da farti scendere una lacrima dall’emozione una volta completate: figuratevi percorrerlo in gara a tutta senza tregua.

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Sfiniti
Parlando di emozioni mi vengono in mente alcuni momenti della gara, nonostante la competizione che ci può essere tra le atlete in un evento del genere, eravamo consapevoli che stavamo affrontando una prova superiore alle nostre forze, supportandoci reciprocamente sia sul lato tecnico che quello emotivo.

A fine giornata mi sono confrontata con Manuel, scoprendo che conclusa la gara, era ridotto ad uno straccio. Seppur non al top della forma è comunque un uomo e molto preparato, in grado di resistere a sforzi fisici estremi sia per forza che per carattere, potete solo immaginare quanto possa essere stata dura per tutte le donne presenti.

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Antinfiammatori
La mia esperienza in questa competizione è stata positiva, anche se partita decisamente in salita. Arrivata già stanca alla gara a causa anche della partecipazione il weekend prima alla Downieville Classic, pochi minuti dopo il via mega palco dello Sram Vip, ho iniziato ad accusare delle forti fitte alla pancia, e le forze mi stavano diminuendo strada facendo, pensavo addirittura di dovermi ritirare a causa del dolore.

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Fortunatamente ho incontrato Manuel che stava per partire per la prima prova speciale. Nelle sue condizioni corre sempre con degli antinfiammatori belli forti in tasca a causa del dolore alla caviglia, ne ho preso uno ed ho continuato la mia gara sentendomi meglio di Speciale in Speciale, non proprio il modo migliore per affrontare un evento di questo tipo.

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La soddisfazione di Valentina. «Essere arrivati è già un premio».

Bilancio
In generale, ho apprezzato la scelta presa dagli organizzatori riguardo al percorso, anche se devo dire però che forse era tutto al limite se non oltre. Oggi poter scrivere di questa avventura vissuta è una soddisfazione. Mi vengono in mente alcuni flashback della competizione e la consapevolezza di poter dire ce l’ho fatta che di per se è già un premio.

Qui gli altri report di Valentina Macheda dall’Enduro World Series.

Per informazioni www.life-cycle.eu