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E di colpo, tutto torna ad essere lento.
Di una lentezza senza appello, né scusanti.
Tutto torna alla dimensione di partenza e mi trovo a non capirci nulla.
Guardo in basso, verso la ruota posteriore, per cercare un qualche appiglio tecnico, una ragione, ma niente, questa bici, la mountain bike, funziona in un altro modo.
Un modo che avevo dimenticato.
Diamine, l’avevo dimenticato…
Mi imbarazza anche solo pensarlo, figuriamoci scriverlo, ma lo sto facendo per raccontare due cose che ho pensato ieri, mentre ero sulla Trek Slash che ho sottratto dalle mani di Stefano Chiri, il tester designato, per provarla io.
Per capire com’è cambiata davvero rispetto alla precedente.
Ma, soprattutto, per rinvigorire quella intima corrispondenza che esiste fra me e la bici, anzi, la mountain bike.

Quando dalla e-Mtb torni sulla mountain bike

Quando dalla e-Mtb torni sulla mountain bike

Insomma, per farla breve, sono su una salita su asfalto, quella che da Subiaco porta a Jenne.
Lo scopo è guadagnare quel single track in discesa.
Frassigno.
Circa 900 metri più su.
E mentre salgo, penso alla discesa.
Mi accorgo di aver più tempo per pensare perché la velocità è più bassa.
Sì, potrei accelerare e sbrigarmi a salire, ma la Slash pesa 14,75 Kg, ha gomme artigliate da 2,6” e la sospensione posteriore fa il possibile per assecondare le mie esigenze di efficienza di pedalata.
Cioè, meglio se vai su tranquillo.



E vado su, concentrandomi sulla rotondità di pedalata, cercando di essere efficiente, di pensare al battito e allo sforzo che sto facendo.
In un attimo ho cancellato gli ultimi 3-4 anni di test ed uscite in e-Mtb, perché queste sensazioni, questa inevitabile poderosa lentezza, questo incedere attento e parsimonioso, ecco, mi ero scordato di tutto questo.
E mentre salgo mi guardo intorno, penso alla discesa, ai passaggi più difficili e più emozionanti e già mi vedo lì.
Mi viene da cercare il comando dell’assistenza elettrica, ma non lo trovo.
Se l’avessi avuto credo che avrei chiesto più supporto per sbrigarmi, per arrivare prima e sfruttare al meglio queste due ore di tempo libero.

Quando dalla e-Mtb torni sulla mountain bike
No, non c’è il comando dell’assistenza elettrica…

Certo, con la Mtb elettrica non salgo su asfalto, a meno che non abbia poco tempo per stare in sella.

La Slash procede regolare e solo così si riesce ad arrivare a Jenne.
Poi la strada continua a salire e mi aspettano altri 5-6 km di salita.
Poi lo sterrato e finalmente il sentiero in discesa.
Cioè, circa un’ora e 15 minuti di salita per soli 10 minuti di guida e di adrenalina.
Il rapporto è decisamente sbilanciato.

In breve realizzo che non riesco ad arrivare dove vorrei.
Ahimè, devo pensare ad un piano B.
Bene, provo a fare un sentiero in salita, che accorcia il tragitto, accettando di spingere la bici.
So che così farò prima.

Quando dalla e-Mtb torni sulla mountain bike
La salita a tratti diventa anche pedalabile

E qui accadono due fatti.
Il primo: questo sentiero avrei potuto farlo pedalando con la mia elettrica.
Tosto, sì, ma ancora fattibile.
Il secondo: mi accorgo di un sentiero che non ho mai provato prima.
Non è segnato bianco-rosso, ma è molto evidente e solcato anche di recente.
Abbandono il tragitto e cambio di nuovo programma.
Entro in fase esplorativa con la Mtb.
Cosa che non accadeva da anni.
Spingo la bici, a volte pedalo, anzi, cerco di pedalare il più possibile, sfruttando la prodigiosa demoltiplicazione di uno Sram 32×52, una roba quasi impensabile 5-6 anni fa.
Inizio a non sentire più la fatica come la sentivo prima.
L’adrenalina della scoperta e la curiosità di capire dove questo sentiero finisce (o inizia, a seconda del verso di percorrenza) sono troppo forti.
Il tempo passa e la mia finestra di tempo libero sta per finire.
Devo placarmi.
Mi fermo, mi cambio, mi guardo intorno, mi godo questo momento di beatitudine e gratitudine e riscendo a valle.

Quando dalla e-Mtb torni sulla mountain bike

La discesa è emozionante.
E’ un sentiero che non conosco e ditemi voi se c’è qualcosa di più esaltante e appagante di questo per chi va in Mtb.
E per di più vicino casa!
Mi impegno a frenare il meno possibile perché davanti i 170 mm della RockShox Zeb a qualcosa pur serviranno…
E infatti la Slash inizia a farmi divertire: mangia di tutto e guardando bene la traiettoria da prendere inizia a galleggiare come dovrebbe.
A fluttuare come una Mtb da enduro sa fare.
E quando pensi che hai sbagliato a passare sopra quella roccia lei ti ha già perdonato.
C’è già passata sopra e tu stai già guardando avanti.
Anzi, un po’ più avanti.
Signori, questa è guida.
E questo è ciò che cercavo oggi, solo che divagando un po’ ho trovato un boost emozionale incredibile.

Quando dalla e-Mtb torni sulla mountain bike



L’uscita è volata, poco più di 2 ore, cioè circa quanto potevo concedermi, nonostante un poco edificante tratto finale su asfalto in discesa.
28 Km e 840 metri di dislivello.
Ora vorrei farvi riflettere su due cose:

– La Mtb sarà sempre così
Una parte di me, di noi, spera, anzi, è convinta che la Mtb non abbandonerà mai questa attitudine.
La vocazione per l’esplorazione e il desiderio di spingersi oltre.
In gara come nell’ampiezza dei propri giri.
Il motore sono e saranno ancora le nostre ambizioni.
Quando si crea quell’intima corrispondenza fra mezzo meccanico, sentiero (inteso come natura selvaggia) e il proprio motore è l’istinto a guidare.
E ogni volta che questo accade si rimane letteralmente stupiti.

– La Mtb non è solo questo
Esiste la e-Mtb che per molti ha già sostituito la Mtb.
E quando in garage fai posto ad una elettrica, quella tradizionale (non chiamatela “muscolare”….) rimane a guardare.
E si crea una spaccatura, una frattura, una dicotomia difficile da risolvere.
L’elettrica, nel modo in cui ve la proponiamo su eBikeCult.it, è una bellissima invenzione.
E’ l’altro lato dell’offroad e allo stesso tempo un’espressione dei tempi che viviamo.
La maggior parte di noi, infatti, in tutto il mondo, vive nelle grandi città, cioè in contesti in cui lo sport lo pratichi al chiuso o in un parco cittadino, ammesso che tu abbia il tempo e la voglia di farlo.
Poi arriva il fine settimana, il momento in cui il tuo cervello e la tua anima sanno che puoi evadere, uscire, scappare, allontanarti dalla città ed immergerti in quell’aria che ti fa stare bene ad ogni respiro.
A questo punto hai due scenari davanti: se durante la settimana ti sei allenato, nel weekend riesci a divertirti con la bici.
Se invece non ci sei riuscito, per tutti i motivi che riesci a trovare, la bici è un castigo.
E’ una maledizione: ti dice che sei una pippa e non vuol saperne di andare avanti.
La bici elettrica è quell’invenzione geniale che ti dice “ok, non sei in forma, ma sono certa che se stiamo uscendo insieme è perché vuoi tornare a stare bene”.

Primo bingo.

Puoi gestire la fatica, puoi decidere quanto del tuo ci vuoi mettere, puoi pensare itinerari che non avresti mai pensato prima, puoi fare un sacco di cose che faccio anche fatica ad immaginare, ma la cosa che conta di più è che le stai facendo.
La bicicletta ti insegna a vivere, dicono.
E ci riesce perché le lezioni da imparare non le tira fuori lei, ma le fa tirare fuori a te.
Sbagli e ti rialzi.
Sai già che è così.
Insisti e conquisti.
Sai anche questo.
Tieni duro e va avanti
Anche questa la conosci.
E da lì in poi è una continua affascinante scoperta di te stesso, del mondo e della bicicletta.

Bingo definitivo.

PS: se vi intriga il mondo delle e-Mtb vi invito a leggere questo articolo che illustra uno dei tanti modi possibili di usare la e-Mtb.

PS 2: presto sul nostro account Komoot troverete un itinerario che include il single track di oggi, ma intanto sul mio profilo Strava ecco il giro di oggi: 

 

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti