

La bici gravel viene definita da tutti come “la più versatile”.
Ma siamo sicuri che sia così?
A mio avviso, la questione è molto soggettiva, ovvero legata al tipo di utente che esprime le sue considerazioni. Per me, ad esempio, la gravel è un salto nel passato.
In che senso? Inizio a spiegarvelo nel breve video qui sotto, poi approfondisco il discorso...
Ritorno alle origini
Se per lo stradista, il gravel è un modo per ampliare i propri orizzonti, scoprire ed esplorare lo sterrato, per il biker potrebbe essere un ritorno alle origini.
Ci ragionavo l'altro giorno, quando con la gravel sono tornato sulle strade sterrate che percorrevo quasi ogni domenica con mio papà e con gli amici del mio paese quando ho iniziato ad andare in Mtb: era il 1998 ed avevo 12 anni.

In fin dei conti, la Mtb di allora non erano poi diverse dalle gravel di adesso. Le ruote erano da 26 pollici, il manubrio era flat e c'era la guarnitura tripla, okay, ma le gomme avevano una sezione simile, le forcelle ammortizzate erano ancora poco diffuse (quando c'erano funzionavano poco o niente) e vi assicuro che le sensazioni di guida erano simili a quelle che si hanno sulle gravel attuali.
Se non è questo un ritorno al passato...

Un mezzo versatile, ma non il più versatile
La gravel è una bici versatile, perché ti può portare un po' ovunque e invita alla scoperta.
Ma in molte situazioni ha anche dei limiti e la grandezza di questi limiti dipende da che tipo di ciclista sei.
Ad esempio, io che sono un biker nel DNA, la trovo limitante perché non mi permette di affrontare alcune discese nel bosco. O comunque non mi permette di affrontarle nel modo che vorrei e alla velocità giusta.

Le stesse discese, con una hardtail da Xc le affronterei a occhi chiusi. E allo stesso tempo, sull'asfalto e sugli sterrati veloci perderei ben poco a livello di velocità e scorrevolezza.
È anche vero che non tutti hanno la necessità o la voglia di buttarsi sui sentieri da Mtb, c'è anche chi vuole vivere il gravel in modo diverso, alla scoperta di posti nuovi senza spingersi troppo oltre nel tecnico. Ecco perché dico che tutto è relativo.
Ma ragionando in modo generico, il mezzo più versatile in assoluto è la Mtb front, non la gravel: con una sola bici ci fai davvero tutto, basta scegliere le gomme giuste.

Quella velocità che inganna
Un fattore da non sottovalutare è la velocità che invita a raggiungere la bici gravel.
Sugli sterrati veloci si va forte, si raggiungono velocità importanti e innegabilmente ti dà gusto.
Ma c'è un però: a mio avviso l'assetto e i componenti di molte bici gravel non mettono il ciclista nelle condizioni di reagire ad eventuali imprevisti, in poche parole, richiedono molta attenzione.

Io stesso, che conosco bene lo sterrato e so come interpretarlo (ho corso anche nel ciclocross in passato), a volte mi trovo in difficoltà perché capisco di aver superato il limite: con il manubrio da strada, la forcella rigida e le gomme più strette, basta una buca presa male e sei per terra.
Un ciclista che ha iniziato da poco, magari non farà caso a questi dettagli, ma chi è abituato a percorrere con disinvoltura gli sterrati veloci con bici più capaci potrebbe trovarsi in difficoltà o a dover fare un reset sul modo di guidare.

C'è gravel e gravel...
Ovviamente, tutto dipende anche dal tipo di bici gravel che si utilizza.
Le gravel da gara sono molto vicine alle bici da strada, come peso, reattività e assetto, mentre quelle più classiche si avvicinano di più ad una Mtb: a parte la piega road, alcune sono davvero simili, anche come peso.

Ma a questo punto mi domando: se il peso è quasi da Mtb, ma si hanno comunque dei limiti, perché scegliere una gravel e non una Mtb front?
Ed eccoci tornati al punto di prima.
Sia chiaro, non voglio convincere nessuno, ma permettetemi di avere qualche dubbio...

Gravel per un biker: un limite o un'opportunità?
Mai come questo caso, la risposta è influenzata dalle esigenze e dai gusti personali.
Dipende molto dal livello, da che rapporto hai con la bici da strada e, soprattutto, da dove vivi.
La pratica del gravel, infatti, è strettamente legata al territorio, perché non tutti hanno degli sterrati ad hoc per questo tipo di bici. La Toscana e l'Umbria sembrano fatte apposta, mentre è più difficile andare in gravel con costanza in zone rocciose come quelle della costa Ligure, ad esempio.

Il gravel incuriosisce chi ha iniziato da poco, anzi, può essere di aiuto per chi ancora non ha capito “che biker è”. Poi, con l'aumentare del livello tecnico-atletico e della consapevolezza, volendo ci si può spostare in altre specialità. Da questo punto di vista è una bella opportunità.

Un'altra discriminante è il rapporto che si ha con la bici da strada: se non ami l'asfalto, non sei tentato dall'alta velocità, ti senti insicuro sulla strada, ma vuoi solo allenarti o spezzare la monotonia con una bici diversa dalla Mtb, probabilmente il gravel può fare al caso tuo. Quando sei davanti a un sentiero, però, ricorda quale bici hai sotto al sedere.
In generale, le variabili sono molte e strettamente soggettive.

Io, ad esempio, amo gli opposti: la velocità della strada, la ruota che scorre sull'asfalto, i rapportoni, i watt, le salite a tutta... Ma al contempo amo anche la Mtb vera: le salite ripide, le rocce, le radici, i salti, le discese a bomba.
Tutto quello che sta nel mezzo lo vedo come una zona grigia che fatico ad interpretare e non sento mia.
È un mio limite? Forse.
Magari in futuro cambierò idea, ma ad oggi se devo scegliere una bici con la quale uscire, o prendo quella da strada, o prendo la Mtb.

Qui gli articoli che parlano del gravel pubblicati su Bicidastrada.it
Qui gli articoli e i test sulle hardtail da Xc.
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Sull'autore
Daniele Concordia
Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.
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