Quanta elettronica serve davvero su una Mtb?

Simone Lanciotti
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Quanta elettronica serve davvero su una Mtb?

Bella domanda!

Se ci guardiamo intorno siamo circondati, abituati, assuefatti, bombardati e/o desiderosi di elettronica e di vedere come gli ultimi ritrovati su hardware e software possano migliorare di volta in volta la nostra vita.
Gli approcci verso questa continua proposizione di “novità elettroniche” possono essere molto diversi: 

  • scetticismo: tutto ciò che è nuovo un po’ spaventa e quasi infastidisce. Perché altera le abitudini e consuetudini, fra cui anche il rapporto con gli oggetti e, in qualche modo, anche quello con le persone;
  • sorpresa: tutto ciò che è nuovo mi intriga, perché apre nuove prospettive e mi proietta in avanti.
    E non vedo l’ora di metterci le mani sopra.
  • indifferenza: per il momento non mi interessa, poi vedremo...
  • fastidio: l’ennesima novità che rende un po’ più vecchio quello che ho.

O magari un mix variabile da individuo a individuo di questi quattro.
In quali vi riconoscete di più?
In ogni caso una cosa è certa.
Nessuno comparto del mondo merceologico è riuscito a “salvarsi” dalla tecnologia e, spesso, dall’elettronica, cioè da hardware e software.
Cioè, nel caso della bici, da servomotori elettrici, app e algoritmi.

Sensori, comandi elettrici e servomotori: le bici da strada e le Mtb oggi sono anche questo

E’ un male?

E’ un bene?

Dipende: la tecnologia è quasi sempre migliorativa e seppure in un primo momento possa non sembrarlo (e, anzi, sembrare addirittura fumo negli occhi) in realtà lo diventa sempre di più con gli step successivi.
Un esempio?

Il cambio elettromeccanico.

Il primo lo ha introdotto Mavic diversi decenni fa (ricordate il Mavic Mecatronic, nella foto sopra?), ma solo Shimano con il DI2 lo ha reso utilizzabile e interessante per il pubblico.
E all’inizio non fu accolto da un’ovazione collettiva.

Ma a che cosa serve?

Ebbene, oggi sappiamo quanto i gruppi Campagnolo EPS, Shimano DI2 (questi due solo road, ahimè) e Sram AXS siano apprezzati.
E chi li prova per bene si convince che, sì, tutto sommato sono migliorativi rispetto al cambio ad attivazione “umana”.

Quindi, quanta elettronica serve davvero su una Mtb?

La risposta più sensata a questa domanda è la seguente: quella necessaria a facilitare l’uso della Mtb stessa. Senza farla diventare un orpello poco utile e soprattutto costoso.
Visto che i prezzi sono già ora difficili da digerire…

Ma c’è dell’altro, cara bike industry…

Se volete farla diventare una cosa figa, questa elettronica non deve essere ingombrante.
Non nel senso fisico del termine, ma in termini pratici.

Deve sapersi mimetizzare, deve poter essere minimizzata dal biker, non deve essere la protagonista della nostra uscita in bici, anzi, usando la bici deve fare il più grande gesto di umiltà (ma anche di intelligenza) possibile: scomparire.

Mi spiego meglio.
Quando sono in sella non deve farmi pensare.
Deve esserci, fare il suo lavoro, ma in disparte.

Come un gregario.

Sai che c’è quando serve, ma non è lui il protagonista.
Se l’elettronica si mette di mezzo fra me e il sentiero potrebbe finire male.
Male per lei.



E allora le e-Mtb?

In realtà è esattamente lo stesso discorso, salvo che il processo di accettazione di un servomotore elettrico e di una batteria così grandi hanno richiesto (e ancora richiedono) comprensibilmente molto tempo.

Io stesso, non lo nascondo, ero profondamente scettico e diffidente.

Fino a quando mi sono reso conto che le e-Mtb erano una novità talmente grossa da aver creato una nuova modalità di utilizzo della Mtb.
Un altro gioco proprio.
E abbiamo concesso spazio ad hardware e software nel nostro rapporto con sentieri e Natura, scoprendo nuovi orizzonti.
E, attenzione, ho scritto “nuovi orizzonti” e non “orizzonti migliori”.

Lo scopo, anzi, la missione che la bike industry deve avere è questa: non compromettere mai tutto questo.

Quindi alla domanda quanta elettronica serva davvero su una Mtb siamo noi utenti a rispondere con le nostre scelte.
Scelte che, ce lo auguriamo di cuore, vengano fatte in maniera consapevole, abbastanza ragionata (sempre di passione parliamo, quindi…), ma soprattutto informata tramite le nostre pagine e i nostri video.

Essere diffidenti o scettici nei confronti di una novità tecnologica non è sbagliato, a patto di farlo a ragion veduta.
Sottolineo a ragion veduta…

Il nostro scopo è tenervi informati e aiutarvi a fare le scelte migliori per il vostro modo di andare in Mtb.
Tutto il resto è noia.
Ci vediamo presto…

Sull'argomento elettronica nella Mtb abbiamo scritto diversi articoli (e altri ne seguiranno in futuro) e vi invitiamo a consultare di frequente questo archivio.

Se volete esprimere il vostro parere o se avete domande sull'argomento vi invitiamo a scriverle in questo post sulla nostra pagina Facebook

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. Siamo molto focalizzati sui video e il canale YouTube MtbCult è un riferimento in Italia soprattutto per quanto riguarda i test.

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