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LA CLUSAZ – In Europa, al momento, di telai Mojo Hdr ce ne sono pochi e quasi tutti erano presenti al lancio mondiale dei prodotti enduro di Mavic.
Quale occasione migliore, allora, per “assaggiare” questa nuova creatura di Scot Nicol (fondatore di Ibis)?
Anne Caroline Chausson, rider ufficiale del marchio di Santa Cruz, non ha ancora avuto modo di provarla più che altro perché all’incidente capitatole a Punta Ala si è aggiunto anche un problema al polso dovuto ad un’altra caduta. Quindi il recupero della condizione migliore si è complicato parecchio.
La Ibis Mojo Hdr, perciò, per ora, l’ha provata solo Brian Lopes. E MtbCult.
A La Clusaz, infatti, questa bici era fra quelle equipaggiate con le nuove ruote Crossmax Enduro e abbiamo speso un po’ di tempo su questa bici.
Poco tempo, a dire il vero, perché l’evento Mavic è durato davvero poco e le impressioni ricavate durante il test sono da considerarsi… di primo pelo.

Travel di 130 mm e ruote da 650B: un abbinamento che funziona piuttosto bene sulla Ibis Mojo Hdr.
Travel di 130 mm e ruote da 650B: un abbinamento che funziona piuttosto bene sulla Ibis Mojo Hdr.

In sella all’Hdr
Fortuna ha voluto che il sottoscritto sia riuscito a riportare su questa bici test le stesse impostazioni a cui è abituato con una Mojo Sl-R. Stessa taglia, stessa lunghezza del tubo orizzontale, stessa lunghezza dell’attacco, stessa larghezza del manubrio. Insomma, ci si poteva sentire a casa.
La prima cosa che si avverte è l’angolo di sterzo ridotto. Siamo a 67,1° gradi nella configurazione 27,5 pollici e con forcella da 140 mm (Fox 34 Float Ctd Factory). Si percepisce e soprattutto si vede il mozzo posteriore più avanti, pur con una forcella da “soli” 140 mm.
Il setup dell’ammortizzatore è sembrato molto versatile. Mi spiego meglio: se si desidera un’impostazione più da scalatore basta aumentare la pressione e con la levetta del Ctd su Climb si ha una sospensione davvero frenata in compressione.
Ovviamente questo setup si “paga” in discesa, soprattutto per via del movimento centrale che rimane più alto (con il Sag corretto siamo a 34,3 cm da terra), “addrizzando” tutta la geometria dello sterzo.
Se invece si scende di pressione e si porta il Sag anche al 35% la sospensione posteriore Dw-Link si sveglia all’improvviso e diventa super sensibile. L’angolo di sterzo scende sotto i 67 gradi (di pochi decimi di grado) e la bici assume un assetto decisamente più gravity. Basta ricordarsi, però, che dietro ci sono solo 130 mm di travel…
Ho preferito optare per un Sag corretto considerato il travel di 130 mm, ossia 20% per non sbilanciare il comportamento di questa bici in un senso piuttosto che in un altro.

Il carro è da 43,5 cm e il disegno della sospensione è sempre Dw-Link.
Il carro è da 43,5 cm e il disegno della sospensione è sempre Dw-Link.

La forcella con steli da 34 mm, le gomme Mavic da 2,4″ e le nuove ruote Crossmax Enduro hanno reso questa bici un oggetto che farà gola a molti, non solo in chiave enduro.
Precisa, facile e stabile. Ma anche svelta, come tutte le Ibis, visto che l’interasse è di 114 cm.
Si è letto sul web che la Hdr somiglia a una mezza novità piuttosto che ad un telaio completamente nuovo.
In parte è vero: la linea, le forme, le prestazioni non sono poi tante diverse dalla precedente Hd, ma la Hdr, seppure con qualche critica, amplia le possibilità di personalizzazione in maniera seria. E’ una 26 pollici e una 27,5 pollici allo stesso tempo e lo fa in maniera efficace.
E’ chiaro che per passare da un diametro di ruota all’altro occorre cambiare le ruote stesse, la forcella e l’ammortizzatore (non poco di certo), ma Ibis ha pensato soprattutto a chi ancora non ha le idee chiare e non vuole precludersi la possibilità di passare, magari in futuro, allo standard 650B, evitando di cambiare telaio.
Insomma, per quanto il test a La Clusaz sia stato piuttosto breve (quattro discese ma veramente toste) al sottoscritto questo primo contatto è piaciuto molto.

Sui sentieri alpini questa Ibis si trova davvero a proprio agio. Merito anche della gomma anteriore da 2,4" e 27,5 pollici di diametro.
Sui sentieri alpini questa Ibis si trova davvero a proprio agio. Merito anche della gomma anteriore da 2,4″ e 27,5 pollici di diametro.
Ecco lo schema delle geometrie della Ibis Mojo Hdr 650B. Il modello da noi testato era di taglia Large.
Ecco lo schema delle geometrie della Ibis Mojo Hdr 650B. Il modello da noi testato era di taglia Large.

Solo enduro? No
Questo è un punto importante: la Hdr non è solo enduro, agonismo o prestazioni estreme.
La possibilità di personalizzarne l’assetto in sella (grazie anche all’adozione di una serie sterzo ad angolazione variabile) la rende una proposta molto interessante per chi cerca un mezzo d’elite anche solo per le uscite della domenica.
Il telaio in carbonio, qui nella versione ancora più evoluta (costruito con la stessa tecnica del Mojo Sl-R), è un vantaggio dinamico non di poco conto in discesa. E per tutti gli utilizzatori.
Nel setup a 130 mm la Mojo Hdr è una bici molto versatile: la forcella da 34 con 140 di travel permette di digerire un sacco di asperità e anche qualche abuso.
Nel setup a 150 mm, invece, a rigor di logica, la Mojo Hdr diventa ancora più aggressiva e capace di diventare una macchina da enduro perfetta.
Il suo obiettivo è rendere ancora più felici gli utenti attuali della Mojo Hd

Per informazioni www.ibiscycles.com oppure www.4guimp.it

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti