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Carlo “Ossario”
via e-mail

Spett. Redazione, vi confesso che più leggo riviste e siti online di MTB come il vostro (di cui perlomeno apprezzo la completezza di informazione e la possibilità di postare la propria opinione sugli argomenti trattati) e più mi sento lontano dal senso vero che ha originato la pratica della mountain bike e che mi ha fatto avvicinare a questo sport oltre 25 anni or sono.

lo spirito della mtb
La Cinelli Rampichino, una delle primissime Mtb italiane.

Ricordo quanto appagante è stato per me la scoperta della MTB, mi dava la possibilità di percorrere con un mezzo ecologico strade e sentieri montani fino ad allora destinati al solo trekking, scoprire i propri limiti di resistenza alla fatica nel superare dislivelli di migliaia di metri, esprimere le proprie capacità atletiche sfruttando le caratteristiche tecniche del mezzo per riscoprire e percorrere itinerari alpinistici di incomparabile bellezza, condividere con i propri amici giornate alternative di full immersion nella natura, lontano dallo smog e dai rumori.
Questa per me è la gioia di fare Mtb.

Ma la Mtb consente anche di esprimere le proprie capacità agonistiche nell’affrontare con maestria i circuiti di Xc, i percorsi freeride, i bike park o le lunghe e imprevedibili discese dai fianchi delle montagne.
Ebbene, questo articolato sport si sta sempre più riducendo a quest’ultima specialità, una sorta di gioco acrobatico che privilegia sempre più i rider discesisti, le bike di nuova produzione più sbandierate sono quelle da enduro, downhill, freeride, fatbike ecc.
La salita è diventata una noiosa seccatura necessaria per potersi poi lanciare in acrobatiche e spericolate discese (lì si che l’adrenalina si fa sentire! Lì si che si esprime la propria bravura!…)
Si cercano percorsi in vetta facilmente raggiungibili in auto o magari in funivia, e poi finalmente giù, a tutta birra, il rischio (reale) di investire qualcuno che scende a piedi o il deterioramento dei sentieri sono solo balle inventate da qualche invidioso.
Non hai gambe?
Nessuno che ti porta su?
Don’t worry, ci sono anche le e-bike, vai dappertutto con quelle, basta avere le pile cariche.
Sempre più spesso è facile essere superati nelle estenuanti salite da e-bike di “ragazzi” di 30-40 anni magari sovrappeso o con le gambe flaccide che poi rincontri sulla malga in cima alla montagna e che dopo aver dato un occhiata al tuo mezzo ti senti dire “è un po’ datata la tua bike, ha ancora la guarnitura a tre corone…”

lo spirito della mtb
Cameron Zink alla Red Bull Rampage del 2015.
Foto RedBull ContentPool



Vi capisco voi, diffusori della cultura mountain bike, dovete purtroppo seguire le tendenze di mercato, un mercato pompato e sostenuto con ogni mezzo dai grossi costruttori che ogni anno sfornano nuovi modelli sempre più specialistici e adatti per le specialità gravel come fossero l’uovo di Colombo, per indurre il popolo bue consumista a stare al “passo coi tempi”, costi quel che costi.
Dovete allettare e far sognare i vostri followers con prevalenti immagini dallo stesso “odore” di adrenalina: un bike in acrobatica discesa, ostacoli lungo il pendio superati con salti da gazzella, un downhill senza fine, viva il free jumpers!, viva i “Red Bull Rampage!”

A noi comuni mortali che magari abbiamo paura dei salti mortali in bici ma non abbiamo paura della fatica e del sudore ci resta comunque molto, a parte la gratificante soddisfazione di veder superare le temute difficoltà per godere le bellezze naturali dei nostri monti, anche la consapevolezza di poterci sentire veri ciclisti della montagna, veri “mountain biker”.

A voi il compito di sostenere anche questo nobile spirito.
Distinti saluti.

Risponde Simone Lanciotti
Grazie di questa lettera, Carlo, che ho deciso di pubblicare perché permette di fare un veloce ragionamento su quello che sta diventando la Mtb e sul modo in cui noi di MtbCult ce ne occupiamo tutti i giorni.
Lo spirito della Mtb (dalle tue parole “esprimere le proprie capacità atletiche sfruttando le caratteristiche tecniche del mezzo per riscoprire e percorrere itinerari alpinistici di incomparabile bellezza”) è ancora intatto, è sempre lì, ma cambia continuamente il modo di viverlo.
Se guardo cos’era la Mtb (ho iniziato a pedalare nel 1988, cioè a 12 anni) vedo un cambiamento enorme: è più sfaccettata, è aperta a un pubblico molto più eterogeneo, ma è diventata allo stesso tempo più difficile da avvicinare.
Troppi diametri?
Troppi standard?
Troppe categorie?
Prezzi troppo alti?
Troppe tendenze?
Diciamo un po’ di tutto questo, ma è il risultato di un processo evolutivo guidato soprattutto dall’aspetto tecnico-commerciale.
Se guardiamo bene, la Mtb si è evoluta in un modo che non è molto diverso da quello di altre discipline sportive di nicchia.
O da quello di altri settori merceologici.

lo spirito della mtb

Il risultato è che lo spirito della Mtb, quello che tu invochi fortemente, sembra passato in secondo piano, ma in realtà è solo un’apparenza.
Chi inizia a praticare la Mtb, anche con una e-bike, vuole avvicinarsi, anche inconsapevolmente, proprio a quel concetto di libertà-conquista che è insito nella Mtb.

lo spirito della mtb

Tutte le tendenze, gli standard, i diametri e quant’altro fanno parte della sfera tecnica o, se vogliamo, dell’apparenza.
La Mtb è ciò che ci fai.
E’ la meta a fare il biker e non la bici in sé.
Senza entrare troppo in ragionamenti e filosofeggiamenti vari, la Mtb è ancora quella di una volta e io personalmente, come direttore di MtbCult, ritengo di aver sempre tenuto questo aspetto in considerazione.
La tecnica, certo, ha acquistato una posizione sempre più importante, ma anche perché è la Mtb a guidare l’industria ciclistica, in termini di innovazione e sperimentazione.
Proprio ieri abbiamo assegnato il premio del concorso dell’MtbCult Garage a un giovane biker che ha saputo raccontare lo “spirito della bici” in modo genuino.
Come vedi, quindi, le nuove leve promettono bene.
Concludo chiedendo ai lettori un loro parere sull’argomento: lo spirito primordiale della Mtb è ancora intatto?
Oppure è offuscato dagli standard, tendenze e categorie che tutti conosciamo?



Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti