

Dopo aver letto l'articolo di Daniele (molto bello, ve lo consiglio) mi è venuto da scrivere questo: a me piace uscire in bici e poco allenarmi.
Cioè, l'opposto di Daniele.
Io sono l'altra faccia della stessa medaglia.
Non meglio, né peggio, ma solo diverso.
Se dovessi (e se riuscissi ad) etichettarmi mi definirei un biker spettatore, mentre Daniele, per la sua attitudine, sarebbe un biker protagonista.
Ricordate questa distinzione?

Quindi, a me piace uscire in bici e mi piace poco allenarmi e tutto ciò funziona grazie a delle regolette.
Regolette che la quotidianità ha plasmato e mi ha imposto.
Nel mio caso, ahimè, è un'imposizione significativa, pur lavorando nella bike industry e pur avendo, sulla carta, il privilegio di pedalare per lavoro.
Sulla carta...
Il regime minimo da tenere
Il ciclismo è uno sport che non regala niente a nessuno.
E nemmeno una bici elettrica riesce a fare tanti sconti.
Aiuta, sì, ma non annulla la fatica.
E qui veniamo alla mia prima regoletta: non far mai spegnere il motore.
Talvolta, specie in inverno, riesco ad uscire solo una o due volte a settimana, perché il mio lavoro, ora, è anche e soprattutto organizzare il lavoro dei miei collaboratori oltre ad una continua e proficua interazione con tutta le aziende della bike industry.
E questo è un lavoro, anzi, sono due lavori, entrambi impegnativi.
Cosa mi resta in termini di tempo?
Poco, specie quando le giornate sono più corte e più fredde.
E come risolvo?
Esercizi di ginnastica dentro casa, passeggiate a piedi anche con poca luce (l'allenamento indoor mi piace sempre meno...) e se ho poco tempo (diciamo un'ora) e rimane un po' di luce prendo la bici da strada e faccio come fa Daniele: mi piace andare a tutta.
In questo modo il mio motore è sempre ad un regime accettabile (d'estate) o quasi accettabile (d'inverno).

Tempo e motivazione
Tempo e motivazione li ho messi insieme perché spesso esco da solo.
Non puoi avere tempo per la bici se non hai la motivazione e viceversa.
Quindi, questa è un'accoppiata fondamentale per me, che però non sempre riesco a realizzare.
Perché in Mtb, in montagna, magari d'inverno e da solo, oltre al tempo serve anche la motivazione.
Tanta motivazione.
Il posto dove vivo e l'assenza di un manipolo di biker nelle vicinanze non consente troppi sconti: o hai grinta oppure fai altro.
Ma non solo...

Mi servono 3 ore
Le mie uscite in Mtb funzionano quando ho almeno 3 ore a disposizione.
Perché devo tornare a casa sentendo che mi sono spinto lontano dalla mia zona di comfort, per la guida e/o per l'impegno fisico, e ci sono riuscito.
Almeno 3 ore sono un lasso di tempo adeguato per farmi uscire con la testa da tutto, per allontanarmi nella Natura e sentire che sto bene.
La Mtb elettrica in questo aiuta molto, perché apre scenari incredibili.
Quali?
Salite assurde che conducono in posti assurdi, inimmaginabili una volta, e così ricchi di soddisfazione e appagamento.
Fisico e interiore.
3 ore, insomma, mi permettono di volgere lo sguardo altrove e tornare a casa con la testa brulicante di idee e di entusiasmo.
Da condividere con la famiglia e con i lettori di MtbCult.it o BiciDaStrada.it

Lo sguardo altrove
Quando da ragazzino mi allenavo con il coltello fra i denti, 6 giorni a settimana, e seguivo tabelle e rigore da atleta, pur nel pieno delle ripetute in salita mi ritrovavo a spostare lo sguardo a bordo strada se intravedevo un sentiero o una stradina che non conoscevo.
Insomma, mi allenavo con un folle, ma alla fine, dentro di me, l'anima da biker desideroso di avventura e di sfide sui sentieri, aveva sempre uno spazio.
Bussava di continuo alla porta.
Da anni ho spalancato quella porta e ho dato ampio spazio a quel modo di essere biker.
Qualche volta mi rimetto il coltello fra i denti, perché anche a me piace ingarellarmi con i miei PR di Strava e con altri casuali rivali della strada.
Per me, quindi, la Mtb è volgere lo sguardo altrove, ovvero attivare un processo che attraverso la fatica e i traguardi ambiziosi di un'uscita di almeno 3 ore fa accedere alla mia interiorità.
Alla mia anima.
Un processo di introspezione che mi dà pace e grande motivazione.

Ogni uscita è una conferma
Esco in Mtb, quindi, quando so che questa attività mi darà qualcosa.
E non parlo di numeri, ma di sensazioni.
Certo, i numeri sono importanti e non nascondo che superare i miei PR o i KOM di Strava è una grande gratificazione, ma non è il mio obiettivo.
L'obiettivo è avere conferme.
Conferme di capacità fisica, tecnica e anche conferme motivazionali.
La Mtb per me è prima di tutto una grande passione e uno stile di vita, ma è anche una parte fondamentale del mio lavoro.
E' un privilegio poter fondere passione e lavoro, vero, ma è un attimo perdere di vista l'equilibrio.
Per questo per me l'uscita in Mtb è anche l'esigenza di avere questa conferma e di attivare un vero e proprio processo rigenerativo.
Un processo che, nel mio caso, non passa attraverso i watt o i secondi, ma attraverso una serie di dinamiche mentali ed emotive fondamentali per la mia vita.
Le stesse dinamiche che oltre 10 anni fa vi raccontai nell'uscita solitaria che aggiusta la vita...
Qui tutte le storie pubblicate su MtbCult.it
PS: uscite in solitaria e di uscire dalla zona di comfort sono due cose che non vanno sempre d'accordo, perché il rischio di trovarsi nei guai è alto.
Meglio non esagerare quando si è da soli e meglio far sì che, in caso di necessità, la mia posizione sia sempre rintracciabile, ad esempio con un Garmin InReach Messenger che porto sempre con me.

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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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