Sì, curare i sentieri fa bene allo spirito. E poi anche alla guida...

Redazione MtbCult
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Sì, curare i sentieri fa bene allo spirito. E poi anche alla guida...

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Quanto spesso, girando in un posto nuovo e trovandolo sistemato e pettinato, vi siete chiesti chi fosse a curare i sentieri?
Ebbene, fra noi ci sono alcuni "folli" (che poi tanto folli non sono) che a curare i sentieri pensano ancora prima che a girarci su con la bici.
Perché?
Di certo non è solo per ricevere la gratitudine di altri biker (e a volte neanche quella), ma piuttosto per creare una connessione più profonda e viscerale con la Natura e la Mtb.
Ci ha scritto Simone Ceccarelli raccontandoci la sua passione per la Mtb e, appunto, per la cura dei sentieri, argomento che anche a noi sta molto a cuore.
E vi invito a leggere il suo testo, per sensibilizzarvi su un aspetto, il curare i sentieri, che è a beneficio di tutti.
SL


Ore 8:30 di un Sabato mattina invernale.
Una di quelle giornate in cui sei indeciso se impugnare il manubrio o il manico curvo in legno della tua zappa che quando vogliamo fare i fighi chiamiamo Mcleod... perché in realtà si chiama così.

La bici mi guarda sorniona: «Oggi riposati».

Prendo la Jeep, mi fermo al bar a prendere la colazione e mentre scendo guardo il portabagagli carico di attrezzi: un incrocio tra un tizio che deve seppellire un cadavere e un appassionato di trekking.
Chissà la gente cosa penserà guardando dentro.
I trail chiamano come sirene per Ulisse.
Nel mio caso sia da rider che da trailbuilder.

Quanti inglesismi, vero?

Beh ragazzi, l'hanno inventato oltre oceano questo sport: concediamoglielo. 
E proprio di questo aspetto (spesso sottovalutato) del nostro amato sport voglio parlarvi: della magnifica arte della creazione e manutenzione dei trail.
Ovvero, oggi si zappa!

C'è molto da dire (e anche molto da fare) sotto tanti punti di vista.
Potrei elencarvi i numerosi problemi che incontrano tante realtà Italiane scontrandosi con amministrazioni spesso cieche o addirittura nemiche, dell'enorme sforzo economico (sovente senza finalità di lucro), della difficoltà di conciliazione tra tutti gli amanti della natura . 
Rischierei solo di elencare problemi e invece no: voglio tentare di farvi innamorare di una pratica bellissima, comunicandovi quello che per me è diventato necessario tanto quanto l'andare in bicicletta. 

Mentre risalgo il sentiero dal basso mi lascio avvolgere dai rumori del bosco.
L'occhio scruta sia il bello della natura sia il tecnico: «Mmmhh... quel passaggio lì, forse, è un pochino scavato: mentre riscendo darò una livellata».
Guardo le linee, spesso mi giro e rigiro come una trottola interpretando il trail anche da rider e penso a quante volte poi dimentico la giusta traiettoria in bici.

Curare i sentieri significa conoscerli

Ecco, questo è un aspetto molto importante: fare i trail a piedi aiuta molto a capire dove si sbaglia una volta in bici. Studi nuovi aspetti, noti cose che in sella sono invisibili e con un pizzico di orgoglio puoi anche dirti «Cavolo, qua ci passo con la bici e adesso sto faticando a piedi per non cadere!» 
Raggiungo i miei amici nel punto che ci siamo prefissati di sistemare.
Creare una chicken line, ossia una variante facile, su un passaggio roccioso particolarmente ostico.
Negli ultimi anni ha preso piede una piacevole tendenza nel rendere i trail fruibili da rider di ogni livello, con passaggi hard ed easy ben differenziati che non tolgono il divertimento a nessuno.
Trovo il tutto estremamente corretto: trail molto impegnativi riducono il passaggio di Mtb e di conseguenza anche la manutenzione diventa più impegnativa.
Lo è anche nel caso contrario ovviamente: trail troppo battuti vanno lavorati frequentemente.

Ah, quasi dimenticavo: quando fate le sgommate sui sentieri pensate sempre a quel povero trail builder che poi tapperà le buche!

Con i ragazzi cominciamo a disporre la linea del sentiero che abbiamo precedentemente tracciato aiutandoci con delle cordicine appese agli alberi.
Ognuno ha la sua predisposizione ai lavori: c'è chi crea, chi disbosca, chi ama le strutture in legno o pietra e chi crea le sponde . 
Acquisire abilità in questa "disciplina" ha molto in comune con la progressione come rider.
Si inizia con il pulire, rastrellare e soffiare.
Poi arriva il momento di zappare per mantenere vivo ciò che si è creato e infine arriva il momento in cui ti ritrovi a costruire salti e pedane, per i più intraprendenti anche quello di costruire un trail da zero (permessi permettendo, ovviamente).
Ogni volta che lavoriamo ad un sentiero mi capita di pensare a quando nelle antichità costruivano le strade. Vederlo nascere dove prima c'era solo vegetazione incontrollata è una goduria: altro che i video su YouTube dei tizi che costruiscono le case col fango nella giungla... 🤣

Curare i sentieri è gratitudine

Le ore di lavoro mi inebriano.
Le mani cominciano a diventare rosse ed i calli sempre più duri. La mia pelle profuma di bosco.
Con gli altri ragazzi fatichiamo e sudiamo allo stesso modo, ridiamo tanto ed è una occasione di fortissima condivisione e confronto.
Anche oggi il bosco ci ha regalato qualcosa e noi ne abbiamo goduto. 
C'è sempre da ricordarsi che LA trail builder per eccellenza è Madre Natura e dobbiamo rispettarla anche quando costruiamo sentieri. Un po' come i Puffi che sanno che tesoro c'è.

Torno a casa stanco, mando le foto del lavoro eseguito ai ragazzi sul nostro gruppo Whatsapp, ci diamo pacche sulle spalle e non vediamo l'ora di passare con le ruote su quello che abbiamo creato.
Siamo felici ed i "Bella ragà, grazie per il lavoro" da sotto il casco di qualche rider che passa in discesa  fanno sempre bene mentre si lavora.
Ora capisci perché lo facciamo? 

Qui tutti i nostri articoli, approfondimenti e video sulla manutenzione dei sentieri

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