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SEDONA – Keene ha la faccia dell’americano che può fregarti quando vuole. Un po’ bravo ragazzo e un po’ furbastro. Sa quali sono le sue capacità e conosce bene anche le sue lacune, al punto che ne ha parlato apertamente nell’intervista che state per leggere.
Curtis Keene, originario di Santa Cruz, è uno dei talenti americani che sta cavalcando meglio di tanti altri connazionali il fenomeno dell’enduro.

Uno sguardo più americano di questo? Difficile trovarlo. Lo stile in bici del resto lo conferma: Keene va come un americano di grande talento
Uno sguardo più americano di questo? Difficile trovarlo. Lo stile in bici del resto lo conferma: Keene va come un americano di grande talento

Alle sue spalle ci sono marchi importanti, come Specialized e Sram, che credono in lui e questo lo ha spinto l’inverno scorso a dare il massimo per rivedere tutto, per azzerare le sue esperienze di rider e ripartire verso una nuova avventura, ovvero la prima edizione dell’Enduro World Series.
E’ a caccia di gloria, anzi, di vittoria, perché già vestire la maglia del team Specialized ufficiale significa avere un’attenzione mediatica e un rispetto di alto livello.
A Sedona, Arizona, in occasione del Trail House di Sram (ossia la presentazione di alcune novità 2013-2014 riservata ad una cerchia di riviste selezionate), abbiamo avuto modo di conoscere da vicino uno dei rappresentanti dell’enduro americano. E siamo partiti proprio dall’inizio.

– Curtis, quando hai scoperto l’enduro?
– Mi sento di dire di aver sempre fatto enduro. E’ un po’ quello che faccio da anni con i ragazzi di Specialized. Andare su con una trail bike, passo tranquillo, fare due chiacchiere, discesa a manetta, poi di nuovo su e farsi un’altra discesa. Uscire in bici con un gruppo di amici. E’ questo l’enduro per me. Salire tranquilli, parlare con i tuoi compagni di uscita, senza troppo stress.
Poi qualche anno fa è venuta Specialized e mi ha chiesto “Che ne diresti di fare un po’ di gare di enduro?”. E allora abbiamo iniziato a girare un po’, a venire a Finale Ligure e ho iniziato ad abbinare alle gare di Dh, anche in Coppa del mondo, qualche prova di enduro. Eravamo curiosi di vedere che aria si respirava in giro.
Il fatto è che io adoro la mia trailbike. Adoro i percorsi dell’enduro perché mi permettono di usare quel tipo di bici. In passato ho fatto tanta Dh e ho trascurato per forza di cose la trailbike.
Lo scorso anno è stato un piccolo inizio, il 2013 è l’avvio definitivo della disciplina e farò solo enduro.

Ama la Mtb e in particolare la sua S-Works Stumpjumper Evo 29 perché incarna l'essenza della trailbike
Ama la Mtb e in particolare la sua S-Works Stumpjumper Evo 29 perché incarna l’essenza della trailbike

– Come hai cambiato la tua preparazione invernale per il 2013?
– Un sacco di uscite in bici in più. No, niente bici da strada, solo uscite molto specifiche con la Enduro, la Stumpy Evo e la Camber. Ho una bici da strada, ma per me la Mtb è la Mtb. E’ così che mi diverto ed è questo che mi fa sentire fortunato di fare il lavoro che faccio. La bici da strada è, diciamo, noiosa e anche un po’ pericolosa. Io vivo a Los Angeles e lì ci sono così tante macchine. Per questo credo che sia anche più pericolosa.
Quindi, la mia preparazione è cambiata parecchio. Molta più bici, un po’ di lavori in palestra, ma anche molta più attenzione al setup del mezzo. C’è tanto da migliorare lì e so quali sono le mie lacune con una bici da enduro.
Se mi guardo indietro ora mi accorgo di quante cose sono cambiate. Ho perso un po’ di chili, sono più in forma, non che prima non lo fossi.

– Quanti chili hai perso?
– Oh, non saprei dirti. Ho perso un po’ di chili… Posso dire che sono più atleta adesso. Prima guardavo Vouilloz, Clementz e Atherton come degli atleti eccezionali. Ecco, sono più preparato adesso. Ho grande rispetto per loro, sono dei rider di grande talento, ma io sono migliorato molto.

Curtis Keene è abituato a sentieri molto meno rocciosi di questo: viene da Santa Cruz, uno dei paradisi per gli amanti del flow.  Foto Sebastian Schieck
Curtis Keene è abituato a sentieri molto meno rocciosi di questo: viene da Santa Cruz, uno dei paradisi per gli amanti del flow.
Foto Sebastian Schieck

– Prima mi parlavi di lacune. Potresti definire quelli che sono i tuoi punti di forza e le tue debolezze?
– Ho talento nella guida, questo è uno dei miei punto di forza. Se le gare sono lunghe, di 15 minuti, ho qualche problema di resistenza. Vedi, io vengo dalle gare di Dh che non durano più di 4-5 minuti. E qui è tutto differente. Non ti basta più sapere guidare una bici. Guarda Finale: le prove sono abbastanza corte, ma a fine giornata in tutto sei stato in sella sei ore per gareggiare solo mezz’ora-35 minuti e sempre a manetta. In stile Coppa del mondo. E qui sono un po’ carente.
Vi faccio un altro esempio: qui in America qualche volta ho corso con Adam Craig: lui viene dall’Xc, è super allenato e quando c’è da pedalare, diamine quanto cammina… Devo lavorare su questo.
Lo scorso anno non sono riuscito a fare molto per migliorare perché fra gli impegni della Dh e l’enduro qui in America, non avevo tempo di allenarmi o di mettermi a pensare su come migliorare. Un weekend correvo sulla costa Est in Dh e quello successivo sulla costa Ovest enduro. Poi la Coppa del mondo in qualche altra parte del mondo. Insomma, una bella fatica.
Adesso c’è il supporto del team Specialized Enduro ufficiale e questo mi permette di essere molto più focalizzato.

– Senti la pressione nel dover riportare a casa un po’ di risultati?
– Sai, c’è sempre un po’ di pressione. Gli sponsor credono in te, c’è sempre la sensazione di dover fare bene per forza. Da una parte il fatto che ci siano sponsor come Specialized e Sram mi permette di avere un supporto tecnico e logistico che mi fa risparmiare un sacco di energie rispetto a quando correvo in Dh. Io non sono come Greg Minnaar, non sono a quei livelli, ma adesso posso dire di contare su un supporto di pari livello. E ti dirò forse c’è anche meno pressione: ho delle persone che credono in me, mi hanno detto “prendi la bici e corri, fai del tuo meglio”.

Sedona, Arizona: un posto magnifico per pedalare in primavera. E Curtis Keene non si fa scappare l'occasione insieme a Duncan Riffle di Sram.  Foto di Sebastian Schieck
Sedona, Arizona: un posto magnifico per pedalare in primavera. E Curtis Keene non si fa scappare l’occasione insieme a Duncan Riffle di Sram.
Foto di Sebastian Schieck

– Quest’anno l’Enduro World Series avrà un formato di gara non esattamente uguale per tutte le prove. Alcune avranno speciali più lunghe, altre più corte. Come pensi di comportarti?
– Sto indagando più che posso. Parlo con persone che ne sanno più di me, come te, Enrico Guala e altri europei. Ascolto i consigli delle persone. E poi come sempre, spingo a manetta.

– Pensi che l’Ews dovrebbe adottare un unico format di gara visto che a fine anno si dichiarerà il primo campione del mondo enduro?
– Sì, ma secondo me quest’anno servirà per capire in quale direzione andare.

– Ma se tu dovessi scegliere, quale format sceglieresti?
– 35-40 minuti di gara in tutto. Non ho problemi con la salita e nemmeno con le regole che vietano di cambiare parti della bici senza un’autorizzazione del giudice di gara. E’ questo il format dell’enduro per me.

Finale Ligure: ecco la capitale mondiale dell'enduro. Sul podio lo scorso anno c'erano Atherton (primo), Keene (secondo) e Sottocornola (terzo).  Foto di Matteo Cappè/Superenduro
Finale Ligure: ecco la capitale mondiale dell’enduro. Sul podio lo scorso anno c’erano Atherton (primo), Keene (secondo) e Sottocornola (terzo).
Foto di Matteo Cappè/Superenduro

– All’italiana quindi?
– Sì, con sei ore in sella alla Mtb, 50 km in tutto e un dislivello ben sopra i 1200 metri. Un rider enduro per fare ciò deve essere ben allenato. Non mi dispiacerebbe che le gare fossero su più giorni, magari due tappe. Immagina il primo giorno 20 minuti di gara, che non ti uccidono di certo, senza troppi tratti da pedalare in salita, magari con un po’ di risalite meccanizzate. Si parte dall’alto, speciale, si continua a scendere, speciale, una piccola risalita, speciale, discesa e poi ancora speciale. Hai meno stress e c’è anche il giorno successivo per migliorare la propria posizione in classifica o consolidare la leadership. E il secondo giorno si fanno solo tre tappe, poche risalite e tre speciali. Io credo che sarebbe davvero fico.

– Ma questo richiede località che permettano bei dislivelli, però…
– Certo, ma è anche vero che è difficile pensare ad uno stesso format di gara, cioè, ad esempio, cinque prove speciali per tutti gli eventi dell’Enduro World Series, se magari alcune località non lo consentono.

– Che cosa pensi della politica antidoping che l’Ews ha adottato?
– Sono d’accordo, teniamo l’enduro pulito. Su strada è successo un bel disastro. Qui parliamo di Mtb e di una fetta ristretta di Mtb, anche se in grande espansione. L’enduro è andare forte in discesa, divertirsi, lasciamo che le cose restino così, l’atmosfera è bellissima. Qualunque cosa serva per tenere lontano il doping io sono d’accordo.

Quarta speciale di Finale Ligure 2012: da subito Keene si è trovato a proprio agio con la formula di gara italiana. Foto Matteo Cappè/Superenduro
Quarta speciale di Finale Ligure 2012: da subito Keene si è trovato a proprio agio con la formula di gara italiana.
Foto Matteo Cappè/Superenduro

– Hai paura di gareggiare con gente come Gracia, Peat, Minnaar, Leov e altri o questo ti dà più motivazione?
– Beh, questi ragazzi sono delle leggende. Sarà una bella sfida. Io sono un agonista e questo mi emoziona.

– Ma sono comunque dei discesisti, non è detto che siano per forza più forti…
– Certo, ma credo che se vogliono fare enduro, possono farlo molto bene. Non dimentichiamoci che sono gente molto allenata e di grande talento nella guida. Ma ci sono anche rider come Vouilloz. Clementz e via dicendo che non sono da meno. Sarà una bella sfida.

– Chi è il tuo favorito per la vittoria finale?
– Difficile dirlo: è una forma di gara nuova, sette prove e credo che alla fine vincerà il rider con più esperienza. Dico Nico Vouilloz, è stato il più grande discesista di sempre e adesso è uno degli enduristi più forti.

Che cosa farà Curtis Keene quest’anno? Nel 2012 è venuto a Finale, ha corso ed è arrivato secondo, dietro ad un Dan Atherton scatenato.
I discesisti in qualche modo lo preoccupano: sono gente allenata e che sa guidare, ma l’enduro è l’enduro, serve anche la resistenza.
Ne vedremo delle belle e Curtis Keene sta lavorando sodo.
Il primo appuntamento è a Punta Ala il 18-19 maggio.
Tutto il mondo sta guardando quella data con estrema curiosità, ma intanto andiamo a vedere la bici di Keene, la sua preferita, una Specialized S-Works Stumpjumper Evo 29.

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti