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La stagione 2013 si annuncia molto impegnativa per gli enduristi di livello internazionale, perché partirà a Punta Ala la prima edizione dell’Enduro World Series. Una challenge voluta e creata da tre realtà differenti fra loro, ovvero Italia, Francia e America, ma tutte fortemente coinvolte nel settore enduro.
In Italia il team Life Cycle sta per imbarcarsi in questa grande avventura e lo farà parallelamente agli impegni con i circuiti nazionali ed europei.
Manuel Ducci, sanremese e team manager della formazione italiana, ci ha raccontato quali saranno gli obiettivi della sua squadra, ma soprattutto con lui abbiamo parlato di enduro a tutto tondo.
Ne è emerso un quadro molto interessante che getta una luce molto positiva sul futuro di questa disciplina.
Siamo entrati nell’officina del team che gestisce proprio Ducci. Qui c’è ogni ben di Dio per correre nell’enduro ed è qui che nascono le bici del team Life Cycle.
Entriamo…

Appena tornato dall'allenamento. Manuel Ducci è sceso dalla Ibis Hakkalugi e adesso torna a pensare alla Mojo Hd, già sul cavalletto
Appena tornato dall’allenamento. Manuel Ducci è sceso dalla Ibis Hakkalugi e adesso torna a pensare alla Mojo Hd, già sul cavalletto

– In ambito World Series nel vostro team ci saranno anche la Chausson e Lopes: come vivete questa cosa?
– Noi lo viviamo con estremo piacere, perché Life Cycle sarà il factory team di Ibis e dovremmo ospitare per le tappe europee Lopes e Chausson. Loro per noi sono uno stimolo, anche se sono due entità separate e non strettamente legate a Life Cycle. Cambia poco per noi, ma è una grande opportunità per girare con calibri del genere. La Chausson è paragonabile ad un uomo che va forte…

– Come è cambiata la preparazione rispetto al 2012?
– L’enduro è la disciplina della Mtb più completa ed è in forte crescita. Oggi le gare arrivano quasi a 60 km con bici da 13 kg, oltre 1.500 metri di dislivello e in discesa devi essere un missile. Serve un preparatore capace di “inventare da zero” la strategia di allenamento migliore perché ad oggi non ne esiste ancora una. Durante la stagione non hai tempo per allenarti al meglio fra ricognizioni e viaggi e quindi l’inverno torna ad avere un ruolo cruciale. Proprio come nelle discipline storiche del ciclismo.
Devi passare molte ore sulla tua bici da strada, ma non devi trascurare l’allenamento tecnico e di abilità. Per fare questo abbiamo deciso di farci seguire da un preparatore, Saverio Ottolini. Occorre reggere la gara, ma esprimere il massimo in speciale. Ottolini si è documentato e ha iniziato a creare degli allenamenti mirati. La stagione scorsa eravamo non dico scettici, perché non avevamo mai lavorato in maniera professionale e sembrava che non funzionasse. In realtà poi questa preparazione ci ha permesso di raggiungere un livello inaspettato.
La preparazione invernale quindi diventa molto importante per noi perché durante la stagione i tempi per allenarsi sono difficili da trovare, fra viaggi e ricognizioni, e finisci che alleni solo la tua abilità di guida, ma la base aerobica no.
Quindi quello che fai d’inverno te lo ritrovi tutto l’anno con allenamenti di richiamo.

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– Come è composto il team Life Cycle?
– E’ l’unico in Italia che in organico ha anche degli stranieri: siamo Paul Aston, Dorian Zuretti, Cristopher Bertotto, Valentina Macheda e io.

– La formazione chi la decide?
– Noi non guardiamo solo all’aspetto business. Dietro a Life Cycle c’è un rapporto fra amici che vivono questa avventura con amicizia. C’è quindi sempre un rapporto umano. Paul Aston è un amico, ha sempre avuto buoni rapporti con noi.
Avere buoni rapporti credo che in questo settore sia fondamentale, visto che spesso hai a che fare con spazi forzatamente condivisi per diversi giorni nell’ottica di contenere i costi. Quindi è fondamentale andare tutti d’accordo.

– Avete già visto i percorsi World Series?
– Se a Punta Ala ricalcheranno i sentieri degli anni passati, allora avremmo già visto qualcosa. Stesso discorso a Finale Ligure.
In Francia sarà tutto più difficile: lo scorso anno a Valloir era possibile la ricognizione solo a piedi e capisci bene che 5 o 6 chilometri di speciale diventano impegnativi a piedi prima di una gara.
Ad oggi non c’è una regola ben chiara e sarebbe da sentire Chris Ball, il direttore della challenge, per sapere se ci sono delle novità in merito.
In Francia fino allo scorso anno non consentivano le ricognizioni e questo, oltre che rischioso, ti taglia fuori da ogni possibilità di vittoria.
In Italia è possibile provare prima, in America dovrebbero adottare la formula italiana, mentre in Francia dovrebbero far provare solo per un giorno.
Il bello di poter fare le ricognizioni lo vedi in gara: a Sauze d’Oulx lo scorso anno, avendo potuto provare per una settimana intera, le differenze in gara erano minime in termini di distacchi. Ovvero c’era un confronto più realistico fra gli atleti.
Noi partiamo ogni volta per vincere e in queste condizioni è difficile competere al meglio. Non è una polemica, ma solo una constatazione.
La ricognizione è una parte importante della gara: chi ha dedicato più tempo a questa fase è giusto che in gara abbia dei vantaggi.

– Quale sarà quindi il format di gara?
– Diciamo che ogni organizzatore tende a preferire il suo “prodotto”, ma in generale si è trovato una via di mezzo che più o meno mette tutti d’accordo. Chiaro che semmai entrasse l’Uci occorrerà a quel punto decidere una regola chiara per tutti.

– Si può ipotizzare che dal momento in cui entra in ballo l’Uci entri anche un maggiore rigore. Ma siamo sicuri che questo sarà un bene?
– E’ difficile dirlo. Se guardo a come si muove la macchina Fci, ne dubito. Gli effetti positivi sono che quando una disciplina è riconosciuta dall’Uci, questa raggiunge una maggiore considerazione agli occhi delle aziende e quindi si può sperare in una crescita più decisa dell’enduro.
Ma ci sono tanti altri aspetti negativi, così com’è vero che non appena entrano in ballo interessi maggiori proporzionalmente aumenteranno i rischi di doping e vorrei che da questo punto di vista gli organizzatori della World Series lanciassero un messaggio forte per stroncare sul nascere le mele marce, ammesso che ci siano.

– Ti sei mai confrontato con i rider americani dell’enduro?
– A parte qualche rara occasione come Curtis Keene lo scorso anno a Finale e Ben Cruz a Sauze, no e devo dire che se Keene è un mito in America, posso dire che non è ad un livello irraggiungibile. Ci difendiamo bene.

Curtis Keene correrà per il team Enduro Specialized ufficiale. Lo scorso anno è venuto a Finale Ligure per la prima volta.  Photo Sebastian Schieck
Curtis Keene correrà per il team Enduro Specialized ufficiale. Lo scorso anno è venuto a Finale Ligure per la prima volta.
Photo Sebastian Schieck

– Dov’è che gli americani sono più forti?
– Onestamente devo ancora inquadrarli. Loro vivono l’enduro in modo diverso. In America l’endurista è una sorta di cross countrista “mascherato”. Le loro gare hanno percorsi con le rocce, ma le rocce sono ai lati dei sentieri. Corrono su terra battuta, con ginocchiere e casco aperto. Quando Curtis Keene è venuto lo scorso anno a Finale ha detto: «Cavolo, qui si fa sul serio…». Casco integrale, rocce, radici, velocità folli.
Questa challenge permetterà agli americani di far vedere che cosa facciamo noi in Europa. Questo lo dico a nome di Life Cycle.
Il loro format prevede molta più preparazione atletica e meno abilità, mentre in Italia e in Francia vince chi ha tanto manico e ovviamente una certa preparazione di fondo.
Qui non vinci se sei solo uno che pedala forte. Ti servono resistenza e potenza. Puoi piazzarti bene, ma non vinci.
Da loro, invece, è più all mountain, più liscio e facile. Non so cosa ci aspetterà in Colorado o in Canada, questa è un’incognita.
E infatti utilizzeremo due bici: in Europa correremo con la Ibis Mojo Hd (da 13,5 chili) e in America molto probabilmente con la Mojo Sl-R con forcella da 160 davanti e 140 dietro il cui peso dovrebbe essere intorno agli 11 chili. Monteremo anche una serie sterzo eccentrica che ha realizzato Cico Baroni. La usiamo sia sulla Hd che sulla Sl-R.

L'officina di Ducci contiene il necessario per affrontare una stagione agonistica
L’officina di Ducci contiene il necessario per affrontare una stagione agonistica

– Quale forcella userete?
– Davanti alla Hd monteremo una X-Fusion da 170 millimetri perché pesa come la 160, cioè 2,2 chili. Abbiamo il supporto di X-Fusion e le forcelle vengono tarate da Pepi di Bsc ad hoc per noi. Anche durante l’anno ci dà il supporto tecnico che serve.

– Solo monocorona?
– Sempre e solo monocorona e*13 a dieci velocità.

– Niente 11 velocità?
– No, perché, per quanto la ritenga una bella idea, l’1×11 è per chi vuole eliminare la doppia. Ma noi la doppia non l’abbiamo mai usata, né ci serve di avere tutti i rapporti proposti con lo Sram XX1. Ci troviamo bene così.
E ti dirò che in alcune gare abbiamo dovuto montare una corona più grande.
Valentina Macheda ha una corona minima di 32 mentre i ragazzi partono da 34 e si arriva al 40 in occasioni particolari.

– Quali pedali?
– Pedali Spd per tutti e ruote e*13, ma stiamo aspettando di ricevere i modelli aggiornati. Per quanto riguarda i freni siamo passati a Formula e ognuno ha tre diversi modelli di freno. Continuiamo con le selle Dirty e anche con i reggisella Ks.
Le gomme Onza Era sono una versione speciale che stiamo sviluppando con Onza. Pesano 950 grammi e da quest’anno saranno in commercio. Sono più leggere delle gomme dual ply di Maxxis di pari livello. Le usiamo in versione tubeless.

– Sul tema delle sospensioni so che sei molto attento. Quale setup hai chiesto a Pepi?
– In linea di massima il tuning che ha fatto Pepi è andato bene per ognuno di noi. I percorsi di enduro sono tali che basta regolare la pressione dell’aria e l’idraulica dall’esterno per avere il setting adatto, al contrario della Dh dove invece le asperità sono molto più marcate e occorre intervenire all’interno della forcella, smontandola. Cos’è che richiede un setup differente? E’ la velocità dei percorsi e a noi basta agire esternamente sulla forcella per adeguarci alle circostanze.

Lasciamo Manuel Ducci al suo lavoro di allestimento delle bici in vista della prima tappa del Superenduro, la Sprint di Coggiola. La stagione 2013 si annuncia molto intensa. Intanto però vale la pena affrontare con più attenzione un paio di questioni sul regolamento dell’Enduro World Series. Gli organizzatori della challenge hanno appena presentato il regolamento: andiamo ad analizzare i dati salienti…

Redazione MtbCult

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