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MtbCult, in collaborazione con www.mountainridermag.com, presenta una lunga intervista in tre puntate a Fabien Barel.
Nella terza e ultima puntata, Fabien riflette sull’enduro e sulla direzione tecnologica che ha intrapreso la Mtb. Buona lettura.
GS

Le foto di questo articolo sono di Mountain Rider Magazine.

Rileggi la prima parte dell’intervista a Fabien Barel.
Rileggi la seconda parte dell’intervista a Fabien Barel.

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L’ENDURO: IL NUOVO RE DELLA MTB
L’enduro è più duro di quanto ti aspettavi?
– Tutti gli sport sono duri quando vuoi vincere. L’Xc, la Dh, l’enduro… Perchè per vincere devi sempre dare il massimo e farlo è sempre difficile. Per me l’enduro è molto esigente dal punto di vista físico e io non ero abituato a un certo sforzo.

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– Credi che questa specialità stia acquisendo popolarità?
– L’enduro è nato dagli appassionati e dal mondo amatoriale. Ed è nato per sviluppare al massimo le tecnologie, dato che a una bici da enduro si chiede di salire e scendere al top. Ovviamente c’è interesse a renderlo elitario e spettacolare, e si va verso il professionismo con squadre e atleti ufficiali. Però non si deve mai dimenticare che questo movimento si nutre di amatori. Per questo non deve esserci una federazione. E’ una disciplina per il divertimento e tale deve restare.

– Non hai l’impressione che stia andando nella direzione della discesa?
– I trasferimenti devono essere facili, in modo tale da consentire alla gente di poterli completare in tranquillità insieme agli amici. E’ giusto che si lotti contro il tempo in discesa. Ma l’importante è mantenere la parte ludica.

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– Però sta diventando un mondo per professionisti e voi vi allenate, fate le ricognizioni…
– Sì, perchè ci sono soldi e fama in gioco. Gli ingaggi nell’enduro sono alti. Più alti che nella downhill. Una bici da discesa la comprano 600 persone, una da enduro in migliaia. Serve però un equilibrio tra pro’ e amatori. A me piace la Trans-Provence, perchè lì nessuno conosce il percorso. Una gara imprevedibile.

– Come ti trovi con Canyon?
– Bene, è un azienda familiare. Il padrone è una sola persona che ha come obiettivo recapitare all’utente delle bici avanzate dal punto di vista tecnologico ma a prezzi molto competitivi. Ha grandi qualità umane. Lavorare in Canyon mi consente di sviluppare i prodotti, che è la mia grande passione.

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Il team Canyon enduro in gruppo a Finale Ligure.

– La Strive è opera tua?
– In parte sì, è da due anni che ci lavoriamo. Io mi sono occupato della cinematica, del telaio e della geometria. Il mio compito è quello di sviluppare le full suspended. Invece il sistema Shapeshifter è anteriore al mio arrivo. Una tecnologia nata molto tempo prima.

DALLA FORWARD GEOMETRY ALLO SHAPESHIFTER
– Le Canyon sono più lunghe nel tubo orizzontale e più corte dietro perchè seguono l’esempio delle Mondraker?
– Il concetto Forward Geometry è guidato da Mondraker. Loro hanno preso il rischio di seguire le mie indicazioni e rieducare le abitudini dei biker. Nessun marchio è pronto ad assumersi i rischi che si è presa Mondraker, credetemi. Sono stati i leader dell’innovazione, dimostrando che anche un marchio piccolo può cambiare lo stile di andare in mountain bike. Ora hanno un’identità propria che tutto il mondo riconosce. Noi in Canyon abbiamo due tipi di geometrie, quella Regular e quella Race, perchè ci sono persone più abili, aggressive e dalle capacità tecniche superiori ad altre.

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Lo Shapeshifter sulla Canyon Strive.

– Credi che lo Shapeshifter della Strive può essere complicato per l’utente?
– No, assolutamente. E’ una rivoluzione. Hai bisogno solo di coordinare i movimenti, gli stessi che servono per attivare il telescopico: premere un tasto e spingere verso il basso. Qui è qualcosa di simile. E’ un sistema incredibile, che ti permette di variare la geometria e il comportamento della bici. Puoi passare da 130 a 160 mm di escursione in un istante. E questo vuol dire che hai due biciclette in una. Lo Shapeshifter è come la Forward Geometry. Rivoluzionano la Mtb perchè cambiano lo stile di guida.

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– Secondo te, qual è stata la rivoluzione più importante degli ultimi tempi?
– Il reggisella telescopico, non ho dubbi. E’ il miglior passo in avanti fatto negli ultimi dieci anni, perchè ci ha permesso di cambiare la guida. Magari la prossima mossa dello Shapeshifter sarà proprio quella di mettere un pulsante sul manubrio…

– E il tuo prossimo passo quale sarà?
– Innanzitutto recuperare al 100%. Ho ancora bisogno di esercizi riabilitativi sia al mattino quando mi sveglio, che la sera prima di andare a dormire. Voglio tornare a una vita normale, senza dolori. Poi analizzerò tutto il resto con calma. Non ho pressioni, anche perchè il mio contratto con Canyon non è solo per gareggiare ma anche per sviluppare le bici. Al momento sto lavorando sulle all mountain e sono tanto impegnato.