scritto da Simone Lanciotti in Storie il 02 Mag 2013

Fabien Barel: «Così vedo l’enduro e la Mtb nel futuro»

Fabien Barel: «Così vedo l’enduro e la Mtb nel futuro»
        
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A Fabien Barel basta un là, che può essere una domanda o un invito a pedalare insieme, per far emergere la sua vulcanicità.
E se ti trovi faccia a faccia con lui, senza problemi di orario e senza fretta, allora esce fuori qualcosa che è ben più di un’intervista. E’ una chiacchierata fra amici, fra un giornalista e un atleta che nonostante non sia più in attività è ancora al centro dell’attenzione.
Perché?
Perché Barel nel corso degli anni ha vinto tanto (tre mondiali Dh ad esempio), ma ha saputo costruirsi un’immagine che non è solo legata all’agonismo, ma anche all’attività di tester e di promotore di iniziative a scopo umanitario (come le spedizioni promosse dal marchio Urge).
Quindi, un front man vero e proprio. E molto prolifico.
Era necessaria questa premessa, perché il sottoscritto e Barel si conoscono da anni e quando gli si fa una domanda, la risposta è sempre molto generosa. E molto succosa.
Giudicate quindi voi stessi…

L'ultimo salto della sua carriera di discesista al mondiale di Champery del 2011. Quel giorno ha detto basta all'agonismo.

L’ultimo salto della sua carriera di discesista al mondiale di Champery del 2011. Quel giorno ha detto basta all’agonismo.

UNA VITA NUOVA. E I NUOVI OBIETTIVI

– Quali sono i tuoi obiettivi per questa stagione?
– I miei obiettivi? Sviluppare belle bici con concetti innovativi per un utilizzo all mountain. Questo è il mio obiettivo principale.

– Quindi non parliamo di gare…
– Allora: tutti credono che io avendo firmato per Canyon abbia deciso di tornare a correre. Non è proprio così. Ne abbiamo parlato a lungo in Canyon e anche con altri partner e vista la mia esperienza e il mio modo di intendere l’all mountain abbiamo deciso di focalizzarci sullo sviluppo dei prodotti. Canyon ha mezzi molto sofisticati, come uno scanner per il carbonio piuttosto unico nell’industria della Mtb, abbiamo parlato dell’all mountain, ho visto le potenzialità di questo marchio e abbiamo deciso di creare una nuova bici che uscirà presto.
Con l’agonismo ho chiuso, ho detto loro che per me la carriera da agonista è finita a Champery due anni fa, ma rimane in me un’anima competitiva che non andrà mai via. Come del resto credo che molti biker che facciano all mountain oggi abbiano anche loro un lato racing che emerge nelle loro uscite.
Quindi l’obiettivo è ascoltare il lato racing ma allo stesso tempo rispettare la filosofia all mountain, ossia ritmi tranquilli e lunghe pedalate fra amici, e unire tutto ciò in una Mtb di nuova concezione.
Per quanto mi riguarda, comunque, sarò presente a qualche gara (ad esempio a Punta Ala, ndr) più che altro per dare prova della qualità della bici. Come del resto ho fatto con Kona e Mondraker in passato e costruendo così la mia credibilità.
Ti dico anche che se parteciperò alle gare non lo farò per arrivare 14º o 15º, ma per fare bene.
Le gare a cui parteciperò saranno poche, soprattutto quelle dell’Enduro World Series, e lì spero che inizieremo a mostrare il prototipo che stiamo sviluppando.

– Mi puoi descrivere una tua giornata tipo?
– Al momento la mia giornata tipo prevede la sveglia molto presto per rispondere alle e-mail, faccio una bella colazione per assicurarmi di avere tutte le energie che mi serviranno durante il giorno, poi faccio un po’ di ginnastica per riportarmi ai livelli a cui ero circa un anno e mezzo fa.

Nella sua giornata tipo ci sono 3-4 ore di pedalata nei dintorni di Nizza. Foto Markus Greber

Nella sua giornata tipo ci sono 3-4 ore di pedalata nei dintorni di Nizza.
Foto Markus Greber

– Cioè, fai palestra?
– No, non proprio perché devo cercare di perdere peso piuttosto che aumentarlo. Nel senso che per la Dh ho la giusta taglia, ma peso troppo per l’enduro. Sono a 80 kg quando i top rider di enduro sono a 65. Non che sia grasso, ma ho dei muscoli che non servono per questa disciplina. Mi sto allenando molto nell’Xc e cerco di migliorare l’aspetto della resistenza, mettendo da parte l’esplosività.
Quello che serve nell’enduro è potenza ma distribuita su un arco molto maggiore di tempo.
Quindi, tornando alla descrizione della mia giornata tipo, dopo questa serie di esercizi vado in Mtb, 3-4 ore, poi pranzo, pisolino, come prevede la cultura sia francese che italiana (ride), e nel pomeriggio mi dedico ai test, ad elaborare quello che sto sviluppando con Mavic, Michelin, Canyon e altri marchi ancora.
Se i nostri calcoli sono buoni e il prototipo che andrò a testare a breve sarà altrettanto valido, allora lo vedrete a Punta Ala.

DOVE ARRIVERA’ L’ENDURO?

– Quindi ti ritroverai di nuovo gomito a gomito con Peat, Gracia, Minnaar e via dicendo…
– Sì, ma in un contesto molto diverso. Credo che l’enduro sia molto vicino a ciò che il mercato e l’industria della Mtb chiedono e credo anche che l’Xc e la Dh rimarranno la Formula 1 della Mtb, ma spero che il successo che l’enduro sta avendo in questi ultimi mesi non sia troppo grande. Troppo grande da farlo sgonfiare poi in un attimo. Io credo però che l’all mountain e l’enduro abbiano un grande valore: sono il punto di incontro di tante discipline, ossia l’Xc, la Dh e ovviamente gli specialisti dell’all mountain stessi, ossia dei biker molto abili nella guida e con grande preparazione fisica.

– Riesci a immaginare dove arriverà l’enduro un giorno?
– E’ difficile dirlo. La cosa certa è che in Italia e in Francia l’enduro ha una solida base di appassionati che amano questo sport e che hanno una sola bici per fare tutto.
Ad alto livello, e mi riferisco ad esempio all’Enduro World Series, io mi auguro che si riesca a mixare l’anima pro con quella amatoriale, che è comunque molto importante.
Io ho fatto enduro per anni nel Sud della Francia per allenarmi nella Dh e la cosa bella di questo sport è la convivialità. In finale tutti siamo in gara per divertirci: questo aspetto è molto bello ed è qualcosa che nella Dh e nell’Xc non c’è e forse non può esserci. Spero che nell’Enduro World Series si respiri in futuro la stessa aria che si respira oggi nelle gare di enduro italiane o francesi.

L'enduro piace molto a Barel: eccolo a Finale Ligure tre anni fa scherzare con le miss e Sottocornola.

L’enduro piace molto a Barel: eccolo a Finale Ligure tre anni fa scherzare con le miss e Sottocornola.

– Pensi che l’enduro possa “rubare” utenti alle Marathon?
– Devo essere onesto: io credo che l’enduro “ruberà” utenti ovunque, perché ha il potere di riunire tutti gli appassionati della Mtb. Non è di certo come la Dh, che rimane per pochi. L’enduro è qualcosa che ogni disciplina sportiva dovrebbe avere: è un punto di incontro per gli appassionati.

– Pensi che l’enduro possa attrarre i giovani?
– Penso che sia complicato. I giovani sognano la Formula 1 e la Formula 1 di questo sport è la Dh. Che però non è per tutti, anche per i costi. Un ragazzino non sempre può spendere 4000 e più euro per una bici da Dh. Ma l’enduro può funzionare in questo caso da ponte e quindi portare ragazzi che sognano la Dh su una Mtb.

– Che cosa pensi della politica antidoping dell’Ews?
– Penso che sia giusta. Penso che sia giusto che ad ogni prova ci siano i controlli.

– E dell’esclusione preventiva degli atleti in caso di precedenti coinvolgimenti con il doping?
– Anche questo è corretto secondo me, anche se devo dire che nella Mtb ci sono stati tanti casi di doping non provato. Ad esempio, c’è stato chi per colpa di un raffreddore ha preso una medicina sbagliata ed è risultato positivo ai controlli.

– Comunque l’Ews rispetto alla politica Uci sul doping sta facendo una piccola grande rivoluzione…
– Certo: nell’all mountain oggi non c’è il doping e se vuoi che non ci sia neanche in futuro devi adottare oggi delle regole molto severe. Credo che sia giusto così.

IL PASSATO E I NUOVI STIMOLI

– Ti manca lo stile di vita del pilota di Dh?
– No. Ho corso per 17 anni e sono stato per 11 anni fra i top five nella Coppa del mondo. Ho corso per quattro team internazionali e ho avuto modo di conoscere tantissime culture differenti.
E’ stata un’esperienza magnifica, ma ad un certo punto occorre cambiare.
Occorre accettare il fatto che non si è più disposti a prendere gli stessi rischi di quando hai iniziato.
Occorre anche accettare il fatto che la motivazione nel corso degli anni cambia e non posso non ricordare a me stesso che ho vinto tre titoli mondiali, svariate prove di Coppa, anche se non ho mai centrato la vittoria finale, ma non ho alcun rimpianto.
Il lifestyle che ho oggi mi permette di apprezzare aspetti diversi della vita.

– Che cosa ti spinge a pedalare? Che cosa ti ispira di più?
– Credo che sia il fatto di pedalare in sé che mi ispira. Oggi riesco a godermi a pieno l’all mountain, a pedalare con le persone che ho conosciuto in giro per il mondo e comunque continuo a viaggiare molto. Sono appena tornato da un viaggio in Sicilia dove abbiamo girato un video e anche lì ho conosciuto tante persone e posti nuovi. Per me è questo l’all mountain: la scoperta di nuove mete e il modo conviviale di pedalare. In passato ho amato la Dh e oggi amo alla stessa maniera questo modo di intendere la Mtb e la vita.

«Oggi amo l'all mountain alla stessa maniera in cui una volta amavo la Dh». Fabien Barel Foto Markus Greber

«Oggi amo l’all mountain alla stessa maniera in cui una volta amavo la Dh». Fabien Barel
Foto Markus Greber

– Ti piacerebbe lavorare con i giovani?
– Lo faccio già. Lo facevo anche in Mondraker con Damien Spagnolo, ma continuo a farlo adesso a Nizza con un club di 70 ragazzini, il Blausasc VTT, tutti sotto i 16 anni.
Non riesco a pedalare con loro quanto vorrei, ma hanno un allenatore e una squadra che li supporta, hanno in mente di realizzare una pista di bmx per loro, hanno diversi tracciati da Dh, sentieri e c’è una grande sinergia. E’ qualcosa che non ho costruito, ma c’era già perché è lo stesso team dal quale vengo io. Il presidente è lo stesso da 17 anni ed è quella persona che mi ha messo sugli sci quando avevo 4 anni. Adesso che ho una certa posizione in questo sport una delle mie priorità è proprio alimentare quella sinergia, fare in modo che il club continui a crescere.

LO SVILUPPO DI NUOVI PRODOTTI

– Che tipo di lavoro stai svolgendo con i tuoi sponsor?
– Con Canyon stiamo lavorando ad una nuova sospensione a cominciare dalla cinematica. Poi ovviamente sul telaio, sul peso, sulla rigidità e sulla geometria.
Con Mavic sto sviluppando una gamma completa di abbigliamento per l’all mountain e continuo a lavorare sulle ruote.
Anche con Michelin sto lavorando sul fronte all mountain per una linea intera di gomme destinate a questo utilizzo. Parliamo di sei gomme che usciranno molto presto.
Sono impegnato anche con Mojo Suspension, l’importatore inglese di Fox, per realizzare un custom tuning da proporre agli appassionati e con Brake Authority per le pasticche dei freni.
E ovviamente sono impegnato anche con il marchio di caschi, Urge (che appartiene a Barel stesso e a Fred Glo, ndr) che mi richiede sempre più impegno.

Con Canyon ha iniziato lo sviluppo e i test di un gran numero di soluzioni tecniche. Foto Markus Greber

Con Canyon ha iniziato lo sviluppo e i test di un gran numero di soluzioni tecniche.
Foto Markus Greber

– Parlavi di una nuova bici Canyon: mi puoi dire quali i sono i punti cruciali nel creare una nuova sospensione posteriore?
– Quello che stiamo sviluppando è qualcosa di davvero unico e che tiene in considerazione un gran numero di parametri.
I due aspetti fondamentali di una sospensione sono il rapporto di leveraggio e la curva di compressione. Si parte da qui.
Poi si stabilisce il wheel path (ossia il percorso che l’asse del mozzo posteriore descrive mentre si comprime la sospensione, ndr). Può essere tale da aumentare la lunghezza dei foderi bassi (e quindi la tensione della catena) oppure diminuirla. Ci sono diverse opzioni e diversi effetti da considerare.
A questo punto si determina il comportamento della sospensione che può essere progressiva, regressiva (ad alcuni piace così) oppure garantire una certa platform (cioè una stabilità che riduce il cosiddetto effetto bobbing dovuto alla ritmicità della pedalata).
Note tutte queste cose, hai uno schema teorico di come la sospensione deve comportarsi.
A questo punto passi alla collocazione dei pivot e alla determinazione dei cinematismi della sospensione, cioè le dimensioni di tutti i componenti del carro.
Quando hai un prototipo virtuale di sospensione devi poi scegliere l’escursione dell’ammortizzatore (il cosiddetto shock stroke) e la sua lunghezza e assicurarti che il wheel path che hai ottenuto sia compatibile con la curva di compressione che volevi in partenza.
Quindi, entrano in ballo un gran numero di compromessi.
Ho a che fare con questi fattori da diverso tempo, di recente con Mondraker e ancora prima con Kona. Se penso a quanto sono cambiate nelle bici da Dh: credo non sarei più in grado di guidare la bici con la quale ho vinto i mondiali a Les Gets o a Livigno…

IL DIAMETRO DELLA RUOTA

Hans Rey ha detto: «Se esistono diverse taglie per i telai, possono esistere anche diversi diametri di ruota». Sei d’accordo?
– Sì. I cambiamenti del diametro di ruota hanno portato ad una migliore efficienza di guida e ad una migliore scorrevolezza, ad esempio, ma questi miglioramenti dipendono molto se uno è alto un metro e 65 oppure un metro e 90. Cambia tanto.
E’ la stessa differenza che c’è nel guidare una bmx da 20″ su una pista da bmx oppure una Mtb da 26″ sulla stessa pista da bmx.
La dimensione delle ruote influenza la stabilità e il dinamismo di una bici.
Lo scorso anno con Mondraker abbiamo aumentato la stabilità della bici allungando il telaio (anziché agire sulle ruote) e aumentato la maneggevolezza riducendo a zero la misura dell’attacco manubrio. Sono queste le basi della Forward Geometry.
Ad oggi infatti molte 29er hanno un angolo di sterzo molto “in piedi” e un interasse molto compatto, perché se aumenti la stabilità della bici attraverso le ruote (aumentandone il diametro) devi poi aumentare la dinamicità del mezzo con angoli e geometrie più reattive.
Quindi, tutto ciò mi porta a pensare che oggi la taglia del telaio e il diametro delle ruote dipendono dalla statura della persona, dal tipo di riding che si fa e dalle proprie capacità.
Perché?
Per quanto riguarda la taglia del telaio è abbastanza evidente: si guarda l’altezza del biker.
Per quanto riguarda il diametro della ruota dipende dal terreno: le 29er in America sono tanto popolari perché di solito lì si pedala su percorsi molto scorrevoli. E in quei casi una 29er è un bel vantaggio. Ma se porti una 29er su un sentiero del Sud della Francia, magari su un tornante, ti accorgi che una 29er non è proprio vantaggiosa.
Inoltre occorre considerare anche la tua velocità: più vai veloce e più hai bisogno di stabilità. In questi casi il dinamismo alla bici lo porta la velocità stessa.
Guarda la Dh: oggi vedi bici con angoli di sterzo molto ridotti (anche sotto i 60 gradi) e interassi lunghissimi.
Quindi oggi scegliere una bici significa conoscere le proprie capacità, essere consapevoli delle caratteristiche dei terreni sui quali si pedala e ovviamente conoscere la propria taglia di telaio.
Io credo che in futuro gli utenti potranno scegliere quale cinematismo di sospensione, quale diametro di ruota e ovviamente quale taglia. Quindi il diametro della ruota e la taglia diventeranno due fattori chiave, di pari importanza, nella scelta del telaio.

Con Mondraker ha portato alla luce la Forward Geometry: attacco manubrio di lunghezza pari a zero e tubo orizzontale più lungo per migliorare la stabilità senza aumentare il diametro della ruota. Foto Sebastien Boue

Con Mondraker ha portato alla luce la Forward Geometry: attacco manubrio di lunghezza pari a zero e tubo orizzontale più lungo per migliorare la stabilità senza aumentare il diametro della ruota.
Foto Sebastien Boue

– Questo richiede però che gli utenti siano in grado di capire le differenze fra tutte queste opzioni…
– Sì, è vero. Ed è vero anche che oggi la Mtb sta evolvendo troppo velocemente. Ci sono tanti aspetti da considerare nell’uso di una Mtb. Basta che guardi alla sospensione posteriore e a tutte le regolazioni che consente.
E sono quindi d’accordo con te sul fatto che le persone debbano essere preparate per scegliere perché, dal mio punto di vista, oggi gli appassionati sono soprattutto guidati dal marketing piuttosto che dalle proprie reali necessità/capacità.

IL MONOCORONA E IL FUTURO DELLA TRASMISSIONE

– Oggi ci sono anche tante opzioni per quanto riguarda la trasmissione. Sram sta puntando molto sull’XX1: pensi che possa funzionare per qualunque tipo di utente?
– Sì, penso che possa funzionare per tutti.
Nella Mtb ci portiamo dietro una brutta abitudine: molti dei componenti presenti oggi su una Mtb hanno una radice legata al mondo della bici da strada. Parlo del deragliatore e degli attacchi manubrio molto lunghi, ad esempio.
La Mtb invece è più un mix tra motocross e una bici da strada.
Se all’inizio eravamo abituati ad avere un tripla corona con la più grande per la discesa e la più piccola per la salita, adesso quante volte ci capita di spingere sui pedali in discesa, ad eccezione di una discesa su asfalto? Quante volte spingiamo a tutta un 42×11? Io credo quasi mai.
Piuttosto credo che oggi sia più importante imparare a mantenere la velocità in discesa, anziché pedalare in discesa per andare veloci.
E per questo credo che un 32×42 o anche un 28×42 sia un rapporto adeguato per salire ovunque e quindi, rispondendo alla tua domanda, credo che l’XX1 sia per tutti.
E questo è il futuro: non solo non ci sarà mai più il deragliatore, ma non ci sarà nemmeno più il cambio.

Lo Sram XX1 è per tutti secondo Barel. E in futuro secondo il francese il cambio non sarà più nella posizione in cui lo troviamo oggi: è troppo esposto agli urti e a rotture.

Lo Sram XX1 è per tutti secondo Barel. E in futuro secondo il francese il cambio non sarà più nella posizione in cui lo troviamo oggi: è troppo esposto agli urti e a rotture.

– Addirittura?
– E’ nel posto sbagliato su una Mtb: quante volte capita di romperlo o piegarlo contro una roccia? Questo perché lo ereditiamo dalla bici da strada. E lo stesso discorso riguarda l’attacco manubrio: ad oggi quanti usano un attacco lungo? Ce n’è davvero bisogno? Anche questa è un’abitudine ereditata dalla bici da strada. Secondo me se hai una corretta geometria del telaio non hai bisogno di un attacco manubrio lungo.
Del resto, non c’è una moto da cross con un attacco manubrio da 110 mm…

UN CENNO SUL MANUBRIO DA ALL MOUNTAIN

– Facciamo chiarezza sulla larghezza del manubrio nell’all mountain: quale deve essere la misura corretta?
– La larghezza del manubrio non è legata, come si crede, a quale bici stai guidando o a quale categoria di rider appartieni. Dipende prima di tutto dalla larghezza delle spalle.
Se hai le spalle strette e un manubrio largo le tue braccia sono tutte estese e non hai modo di attutire gli impatti.
La larghezza corretta è quella che permette una distanza fra le manopole che è leggermente più ampia di quella delle spalle. In questo modo hai l’assetto migliore per le braccia che riescono ad assorbire al meglio gli impatti.
C’è un modo molto semplice per capire quale sia la larghezza giusta del manubrio: vai in palestra, impugni la pressa e controlli la distanza fra le mani. Quella distanza è molto vicina a quella che è la tua larghezza del manubrio. Poi ovviamente entrano in ballo altri fattori per la scelta della larghezza, come la capacità di modificare la traiettoria da sinistra a destra (e viceversa) e la stabilità in velocità.
In Dh avevo un manubrio da 78 cm, ma nell’enduro credo che scenderò a 76 cm.

I COMPONENTI PIU’ RIVOLUZIONARI

– Quali sono i componenti che più hanno cambiato la Mtb negli ultimi 10 anni?
– Secondo me al primo posto va messo il reggisella telescopico. E’ questo oggetto che ha permesso lo sviluppo dell’all mountain così come lo conosciamo oggi.
Poi direi la qualità dei prodotti in generale, ma senza parlare di rivoluzioni.

– Pensi che il telescopico avrà lo stesso successo anche nell’Xc?
– Sì, certo. Pensa che di recente ho fatto una gara di Xc e la mattina prima di partire volevo mettere il telescopico, solo che il diametro era quello sbagliato. Quindi ho corso tutta la gara con la sella sempre nella posizione sbagliata in discesa. Inguidabile. Ad un certo punto la discesa era così ripida che mi sono dovuto fermare per abbassare la sella.
Quindi se in futuro vedremo i telescopici nell’Xc non ci sarà da stupirsi. Certo, dovranno essere più leggeri e magari con meno corsa. Ma saranno il futuro.

Ks Lev Carbon: la prima proposta di reggisella telescopico rivolto all'Xc. Ha solo 65 mm di travel ma rappresenta un grande passo avanti. Secondo Barel il telescopico avrà successo anche nell'Xc.

Ks Lev Carbon: la prima proposta di reggisella telescopico rivolto all’Xc. Ha solo 65 mm di travel ma rappresenta un grande passo avanti. Secondo Barel il telescopico avrà successo anche nell’Xc.

– Se in futuro non ci saranno più bici con il deragliatore, questa sarà una grande opportunità per chi disegna telai a doppia sospensione. Un problema in meno da risolvere…
– Assolutamente vero, ma, come ti dicevo, non ci sarà più nemmeno il cambio, almeno dove siamo abituati a vederlo oggi.
La Mtb evolve molto in fretta.
Se oggi si ridisegnasse da zero una Mtb, senza considerare il passato e tutti gli standard del momento, ma magari prendendo spunto dalle moto, ci sarebbero un sacco di cose che oggi non sono presenti su una Mtb.

Forse lo definirete un visionario o uno sperimentatore estremo, ma di certo Barel parla in virtù della sua grande passione ed esperienza su una Mtb. Sarà curioso tornarci a riflettere in futuro.
Intanto, però, con quale bici il francese correrà nell’enduro. Al momento è una Canyon Strive Al 9.0 Race: andiamo a guardarla più da vicino…



        
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