scritto da Redazione MtbCult in Storie il 03 Apr 2013

Hans Rey: il mistero del lago di Roopkund

Hans Rey: il mistero del lago di Roopkund
        
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Ciò a cui Hans Rey ci ha abituato si riassume in una parola: stupore.
Il primo Hans Rey lo faceva con numeri incredibili in bici, che hanno segnato la storia del bike trial e della Mtb in generale; il secondo Hans Rey, quello più recente e con qualche anno in più sulle spalle, invece, con viaggi estremi, in località dove pochi penserebbero di pianificare una vacanza.
Il rider tedesco, però, ha preso questa inclinazione per l’avventura sia per vocazione, che per continuare a spingere la Mtb oltre i limiti dell’immaginazione.
Come lui stesso ha ammesso, oggi, personaggi come Danny MacAskill hanno portato la Mtb non di uno ma di tre gradini più in alto rispetto al passato.
Rey, quindi, organizza, pianifica e realizza dei viaggi davvero unici.
Come quello nella regione dell’Uttarakhand, in India, intorno al lago di Roopkund.
Che cosa ha spinto Hans Rey insieme a Richie Schley e Joscha Forstreuter ad arrivare ai 5000 metri del lago di Roopkund?
Qualcuno ha raccontato loro dell’interminabile discesa che da questo lago ti porta fin quasi a livello del mare. Reynold Messner, ad esempio, è stato lì, ma di certo senza una Mtb, perché quell’area dell’India è tanto sconosciuta quanto meravigliosa.
E poi c’è il mistero del lago.

Una sorta di altare ricorda la morte di centinaia di persone avvenuta secoli fa intorno al lago di Roopkund. Fra poco sta per iniziare la discesa

Una sorta di altare ricorda la morte di centinaia di persone avvenuta secoli fa intorno al lago di Roopkund. Fra poco sta per iniziare la discesa

Migliaia di ossa umane
La discesa dal lago di Roopkund inizia in maniera davvero scioccante: Hans Rey va giù per primo, il lago è sullo sfondo. Sapeva che il lago nascondeva ossa umane, ma solo scendendo in bici in direzione del lago si rende conto che quanto gli avevano detto era del tutto sbagliato: le ossa non erano solo nel lago, ma anche intorno e lui ci stava pedalando proprio sopra.
In quell’istante, la bici si impunta, lui vola via e atterra di faccia in mezzo al fango, urtando decine e decine di ossa e teschi umani.
Lo shock non è da poco. Fra dolore e spavento Hans Rey rimane lì impietrito, mentre i suoi due compagni di viaggio, più indietro, cercano di capire che cosa sia successo.
La ragione di così tante ossa umane in questo posto del mondo così remoto è misteriosa. C’è chi dice che una valanga oppure una grandinata con chicchi grossi come palle da tennis abbia ucciso quelle centinaia di persone radunate intorno al lago, ma la verità non la conosce nessuno.
Sei giorni di camminata per arrivare fin lassù, a 5000 metri di quota, e scoprire un simile scenario è un risultato davvero scioccante.
Ma a consolare i tre avventurieri è la discesa, che sta per iniziare e che si annuncia come un’esperienza che ricorderanno finché vivranno.
Guardate la photogallery a destra (tutte le foto sono di Mesum Verma/Adidas e Rob Summers/ Adidas) e il video qui sotto:

        
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