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Hans “No Way” Rey è uno dei personaggi che è in sella ad una Mtb da oltre 25 anni e non è di certo intenzionato a scendervi. E’ nato in Germania, ma vive d’inverno a Laguna Beach (California) e d’estate a Livigno, dove, insieme a Diddie Schneider, ha costruito qualche stagione fa il primo sentiero flow country, ossia una tipologia di percorsi che permette una guida fluida e mai troppo impegnativa tecnicamente. Ad oggi con la moglie Carmen si occupa di pubbliche relazioni e promuove i suoi progetti che hanno a che fare con viaggi estremi, film, contatti con la stampa e molte altre cose. Insomma, pur essendo del 1966, in sella ad una Mtb, rigorosamente Gt, è ancora un bello spettacolo da vedere, perché Rey ha una passione travolgente per la Mtb. E anche per la cucina italiana, avendo una sorella che vive in Italia.

In India con Richie Schley. Foto di Mesum Verma
In India con Richie Schley. Foto di Mesum Verma

Lo scorso anno ha pubblicato un libro “A Life of Mountain Bike Adventures” (ordinabile dal suo sito internet) ricco di storie e foto spettacolari.
Essendo uno dei rider che rappresentano la memoria storica della Mtb è interessante affrontare con lui alcune tematiche che riguardano lo sviluppo della disciplina nel corso degli anni. E parlare anche di talenti come Danny MacAskill. Sentiamo che cosa ha da dire Hans Rey.

1 – C’è chi dice che rispetto a 20 anni fa è aumentata la velocità in discesa. Secondo te è una questione di capacità di guida o di evoluzione della bici?
– Se noi oggi guidiamo più veloce è principalmente perché le bici sono migliori (migliori sospensioni, freni e gomme) e anche i sentieri spesso sono costruiti meglio. Di certo influisce il fatto che tutti noi abbiamo più esperienza oppure abbiamo la possibilità di guardare rider più bravi che ci fanno vedere come può essere affrontato un certo passaggio.

2 – Qual è la caratteristica di un rider che ti porta a dire “Ehi, questo ha talento”
Spesso lo puoi dire vedendo il modo in cui un rider sta sulla bici, il modo in cui sposta il suo peso. Oltre alle sospensioni, il miglior ammortizzatore saranno sempre le tue braccia e le tue gambe. I bravi rider guidano in modo molto attivo e sanno controllare la bici.

3 – Chi è stato il rider più talentuoso che tu abbia mai incontrato? E perché?
Questa è una domanda difficile. Sono stato fortunato a poter girare con i migliori rider e tutti loro sono affascinanti spesso per ragioni molto differenti. E poi dipende dal come vuoi giudicare un rider. In base alla sua velocità? Allo stile? All’abilità tecnica? Oppure in base a quello che indossa? Nico Vouilloz, Brian Lopes, Jerome Clementz, John Tomac, Greg Minnaar, giusto per nominare qualcuno.

4 – Secondo il bike trial è per tutti? E’ più difficile della Dh secondo te?
Io credo che il bike trial rispetto alla Dh richieda più tempo per allenarsi e per imparare i fondamentali. La differenza principale è che nel bike trial non puoi fare niente se non hai la preparazione e la tecnica, mentre nella Dh, anche se non sarai il più veloce, puoi comunque scendere giù

5 – C’è davvero necessità di tre diametri di ruota nella Mtb? qual è la misura più idonea per l’all mountain secondo te?
Ruote diverse per diversi stili di guida e per diverse preferenze. Il nostro sport è molto segmentato e ha un sacco di diverse nicchie. Abbiamo diversi telai di diversa taglia, perché non dovremmo avere ruote di diametro diverso. Le 29er sono non solo più veloci, ma hanno un senso per le persone più alte. Il 27,5 pollici potrebbe essere un buon compromesso per il futuro (dobbiamo vedere), ma la 26 non sparirà, specie per alcuni stili di guida. Lo so che è complicato, ma perché non avere la giusta ruota per la giusta situazione?

Livigno è stata una meta frequente anche per Thomas Frischknecht. Foto Stephen Eisend
Livigno è stata una meta frequente anche per Thomas Frischknecht. Foto Stephen Eisend

6 – Pedali a sgancio oppure no? E perché?
Per qualunque utilizzo Xc o racing i pedali a sgancio hanno troppi benefici. Ma se diventa davvero estremo o tecnico oppure se devo affrontare un lungo viaggio con diverse sezioni a piedi allora i flat sono meglio. Io comunque utilizzo entrambi i tipi di pedali.

7 – E’ vero che solo con i pedali flat si impara davvero la tecnica di guida?
Diciamo che è una mezza verità, puoi imparare i fondamenti e la tecnica meglio. Uno impara ad usare i piedi per restare collegato alla bici, per manovrarla e anche per farla curvare. I rider che sanno usare entrambi i pedali di solito sono i migliori “maneggiatori” di bici.

8 – Manual, bunnie hop, wheelie, nose wheelie: quale fra questi è davvero utile ad un biker medio?
Il bunny hop è di certo il più utile, ma tutto quello che sai fare con la bici diventa utile. Più trucchi e tecniche un rider conosce e più opzioni costui ha per la scelta delle linee o per il divertimento. E’ bello giocherellare con la bici, ma questo richiede tanta pratica. Puoi andare ad una tappa di Coppa del mondo Xc e scoprire che molti atleti non sanno fare un buon wheelie (l’impennata, ndr), così come puoi girare il mondo e notare ragazzini che impennano dalla mattina alla sera in modo impeccabile. La differenza è che alcuni hanno investito il tempo nell’imparare i wheelie e altri no.

9 – Il bike trial e l’all mountain: che cosa hanno in comune questi due modi di usare la Mtb?
E’ un discorso analogo, uno aiuta l’altro. Più cose sai fare con la bici e più opzioni hai. Entrambi però richiedono un sacco di capacità di guida e finezza.

10 – Spesso hai avuto modo di girare con MacAskill e che cosa hai visto nel suo stile che appartiene a te?
Beh, entrambi abbiamo il trial come background. Ma in realtà ho notato più cose nel suo stile di guida che non appartengono a me. Danny ha fatto un lavoro superbo nel combinare il trial con la Bmx. E’ proprio bello da guardare.

11 – Che cosa ti impressiona di più in lui?
Il fatto che lui abbia portato il trial non al prossimo livello, ma almeno due o tre livelli sopra. E’ grandioso e bellissimo da guardare. E’ un vero appassionato della bici, su qualunque bici, e questo si riflette nel suo stile. Mi piace guardarlo mentre porta la guida della bici a livelli superiori.

12 – Quanto travel serve davvero su una Mtb?
Questo dipende dai giri che normalmente fai, dai terreni, dalle bici e dalle persone con cui esci. Se potessi avere una sola bici molto probabilmente opterei per una full da 150 mm. Se uno volesse correre una prova di Coppa di Dh o di Xc con una 150 mm potrebbe farlo. E’ tutto relativo.

13 – Torneresti a girare su un’hardtail?
Solo per il trial. Anche nell’Xc non amo le hardtail. Non sono divertenti in discesa. Hai mai visto una macchina o una moto senza sospensioni?

Danny MacAskill ha innalzato il livello del trial di tre spanne. Foto Rutger Pauw/Red Bull Content Pool
Danny MacAskill ha innalzato il livello del trial di tre spanne. Foto Rutger Pauw/Red Bull Content Pool

14 – Quando hai iniziato i manubri erano ben più stretti di 70 cm: torneresti alle misure di una volta?
Nooooo! Sono stato uno dei primi rider a chiedere all’industria della Mtb dei manubri più larghi con un profilo rialzato e un po’ di sweep (la curva all’indietro delle estremità del manubrio, ndr). In quel periodo solo le Mtb molto economiche (300$) avevano manubri così, ma nessuno li voleva ad eccezione dei miei compagni di squadra Dave Cullinan e Jimmy Kight. Chiedevamo anche attacchi manubrio più corti: in quegli anni i più corti che potevi avere erano da 120-130 mm…

15 – Come è cambiato il tuo stile nell’affrontare le curve rispetto a 30 anni fa?
Gomme larghe aiutano, come anche mescole migliori, cerchi più larghi e sospensioni più efficienti. Ma soprattutto credo che tutti noi abbiamo imparato a fidarci di più delle gomme e a spingere più in là i limiti. La curva perfetta è arte. Ogni curva è una sfida per farla più fluida, più velocemente o in maniera efficiente.

Una delle foto più popolari dell'Hans Rey più recente. In Engadina con Frischknecht. Foto Stephen Eisend
Una delle foto più popolari dell’Hans Rey più recente. In Engadina con Frischknecht. Foto Stephen Eisend

16 – La paura di cadere è aumentata nel corso degli anni? e perché?
Cadere fa parte del gioco nella Mtb. Uno deve essere furbo da anticiparla o almeno se la deve aspettare qualche volta. Di sicuro… è più dolorosa con l’età e i tempi di recupero si allungano… Inoltre con l’età è più facile evitarle le cadute perché si ha sempre molto da perdere (famiglia, lavoro e altro) e quindi si è più accorti.

17 – Il freeride ha avuto il suo momento di gloria e poi è passato. Adesso tocca all’enduro: pensi che anche questo perderà appeal fra qualche anno?
Il freeride sarà sempre nei paraggi, può essere passato attraverso diverse fasi e stili, perché alla lunga tutti i trick, anche i più estremi, diventano già visti agli occhi degli spettatori. L’enduro rimarrà, credo che avrà un grande futuro, è molto più rivolto agli utenti di primo pelo e invoglia alla partecipazione. Gli appassionati possono affrontarlo al livello a loro più congeniale. Mi piace molto che le varie gare di enduro abbiano format differenti che possono adattarsi a rider di diverso tipo in modo che ognuno possa avere vantaggi in un evento piuttosto che in un altro. Spero tanto che non unifichino la formula di gara, altrimenti diventa stantio.

18 – Chi nomineresti per l’Mtb Hall of Fame?
Il rider che si diverte di più.

19 – Gopro, Contour e via dicendo, quanto veramente aiutano a migliorare le proprie capacità di guida?
Io non le uso per questo scopo, ma sono sicuro che molti possono imparare tanto guardando i filmati e comparando i vari stili di guida o le traiettorie. E’ un bel modo per portare a casa l’esperienza fatta sui sentieri e condividerla con gli amici.

20 – Ti ci vedi nei panni di un membro Uci in futuro?
No. Nonostante gli potrei essere un po’ d’aiuto. Sarebbe bello se potessero davvero focalizzarsi sullo sport e sulla sua promozione. Non gli affari e i loro interessi personali.

Redazione MtbCult

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