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Hans Rey, come si può leggere in questa intervista, ha una sua opinione ben precisa sull’enduro. E’ una disciplina che continuerà a crescere, ma è opportuno che in tutto il mondo non si adotti lo stesso format di gara. Altrimenti “diventa stantio”.
Che cosa ne pensano di questa affermazione gli ideatori dell’enduro italiano (e in un buona parte anche internazionale)? Lo abbiamo chiesto ad Enrico Guala e a Franco Monchiero dell’Asd Superenduro.

Enrico Guala
Per assegnare un titolo servono delle regole
«Io ritengo che solo se si unifica la disciplina si possa pensare di far diventare l’enduro uno sport che assegni un titolo. Credo che moltissimi rider che da anni partecipano alle diverse competizioni e formule di gara abbiano voglia di confrontarsi con un regolamento ed un format unico che possa mettere tutti sullo stesso piano e decretare il migliore. Senza una regola del gioco univoca non ci può essere un campionato e quindi un vincitore. Lo chiedono i piloti e lo chiede l’industria.
Con questo non dico che ci debba essere SOLO un modo di fare enduro ma che ci debba essere un modo di fare le gare di enduro che assegnano un titolo e che fanno emergere il rider più completo del globo.
Non voglio limitare l’interpretazione dell’enduro o della Mtb in genere e prevedo che ci sarà in futuro una costante evoluzione delle gare in Mtb di tipo “enduro” con gare su più giorni, epiche, corte, lunghe, invernali, estive, con impianti, senza impianti etc. Un bel modo per mettere in bici gente nuova e per dare ad ogni località la possibilità di adattare il proprio territorio all’enduro.
Ma se vogliamo assegnare un titolo dobbiamo dare delle regole
».

Franco Monchiero
Tante le variabili, non sarà mai stantio
«Naturalmente concordo in pieno con ciò che sostiene Enrico e forse in parte do anche ragione ad Hans Rey. Che serva un regolamento comune è importantissimo, anche perché se ci fosse una libera interpretazione dell’enduro diventerebbe col tempo un gran casino e si farebbe fatica a capire dove veramente sono fissati i confini tra ciò che è enduro e ciò che non lo è. Ma allo stesso tempo le variabili potremmo dire che sono date dai diversi territori dove si pratica Enduro. Prendiamo ad esempio Superenduro, dove la gara di Sauze d’Oulx è molto diversa da quella di Finale Ligure, sono diverse anche nell’interpretazione e nelle strategie dei rider, ma Superenduro è assolutamente questo, fin dall’inizio l’abbiamo considerato. Non sarà mai stantio un ambiente che offre queste variabili».

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Redazione MtbCult

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