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Non c’è una linea di partenza netta, ma ti senti l’occhio del satellite addosso.
Strava è un gioco magnifico e terrificante allo stesso tempo perché mette te contro te stesso.
Ho i miei segmenti, ossia le prove Speciali virtuali registrate su Strava, e ho i miei tempi da battere.
E in discesa, si sa, si va a giornate.
Ci sono volte in cui tutto ti viene facile e altre, invece… beh, sapete cosa intendo.
La bici è perfetta, il meteo è perfetto (ci sono 13 gradi in provincia di Roma) e il sentiero dopo una veloce ripulita è quasi perfetto. Insomma, finalmente riuscirò a fare le linee che ho sempre voluto fare, ma che un sasso, un masso, un ramo e altri oggetti di Madre Natura non mi hanno mai permesso di fare.
Oggi sono libero di provare.
Sono a circa 10 metri dalla linea di partenza immaginaria del segmento, ossia di una delle mie Speciali preferite.
Non è ripidissima, ma è sassosa, con rocce mosse e ben fisse che ti traggono in inganno. Devi sapere dove mettere le ruote e non puoi esitare perché sennò addio record.
E’ un banco di prova unico per i mezzi e ormai su questo sentiero ho portato decine e decine di bici e provato gomme, ruote e sospensioni.

Abbasso la sella, e si va.
Se un sentiero lo conosci bene automaticamente vai a mettere le ruote sempre sulla stessa traiettoria e ti sembra di essere su un binario.
In un certo senso è una sicurezza, ma ti rimane anche il dubbio su che cosa succederebbe se provassi qualcosa di diverso.
Cioè se osassi di più.
Bene. Oggi sono in giornata.
C’è un passaggio bastardo fra rocce strette dove devi infilare la bici in maniera precisa e questo spesso mi porta a rallentare.
E se lo saltassi del tutto?
Ok, lo faccio.
Intanto continuo a scendere.
Mi avvicino al passaggio X.
Esco dalla solita traiettoria e salto.
Ho 160 mm di travel davanti che uso tutti.
Perfetto!
Ma adesso mi trovo a una velocità doppia rispetto al solito e devo accelerare le mie reazioni.
La bici sulle rocce smosse derapa e diventa meno precisa.
Adesso viene un altro passaggio tosto.
Non si può saltare, ma resto sulla linea solita.
Mi va bene già quello che ho fatto prima.
E adesso inizio a pensare a Strava e al tempone che staccherò a fine segmento.
Non devo sbagliare.
E’ andato tutto alla perfezione.
Sto andando molto più forte del mio solito.
Adesso viene il pezzo facile.
Ancora poche centinaia di metri e ci sono.

A volte solo lavando la bici ci si accorge di graffi e colpi. Guida poco pulita o il prezzo da pagare della guida offroad?
A volte solo lavando la bici ci si accorge di graffi e colpi. Guida poco pulita o il prezzo da pagare della guida offroad?

Ora, non posso dire che fossi rilassato o poco concentrato.
Anzi.
Quel salto riuscito mi aveva mandato il morale alle stelle e stavo scendendo con il sorriso.
Soddisfatto della bici che stavo usando.
Delle gomme, delle ruote, delle sospensioni.
Di tutto.
Tranne di quel ramo che Madre Natura ha messo proprio lì, nel bel mezzo della traiettoria, quella mia.
Penso di saltarlo, ma è troppo alto.
Cerco di evitarlo, è l’unica soluzione.
Allargo, rientro, ma sono troppo veloce, sbando un po’ e mi faccio trovare un po’ intraversato sull’ultimo banalissimo salto.
Recupero l’assetto, atterro dritto, ma troppo vicino a quel maledetto masso.

Quante cose che pensi in quel momento, prima dell’impatto inevitabile.
Speri con tutto te stesso di aver sbagliato i conti e che atterrando il cambio non vada a impattare proprio lì.
Non ne uscirebbe intero.
Speri di sbagliare previsioni.
Lo speri, lo speri, ma…

SBAAMM!

Il botto è forte.
Sono ancora in piedi.
Le ruote ancora girano, ma il manettino del cambio è bloccato.
La discesa è finita.
Ed è finito anche il cambio.
Non posso prendermela con lui perché è colpa mia.
La discesa continua.
Il rapporto è bloccato sul 32×10.
Continuo a scendere perché ho comunque molti metri di dislivello che mi sono guadagnato pedalando.

Quanto fa male vedere il cambio in queste condizioni?
Quanto fa male vedere il cambio in queste condizioni?

Arrivo alla macchina, fermo il cronometro di Strava e me ne torno a casa.
Pochi minuti dopo lo smartphone mi dice che ho battuto il record.
Strava lo chiama King of Mountain e anche se ha un chiaro rimando al mondo della strada (sarebbe il cosiddetto Gran Premio della Montagna) e alle salite, per i rider invece è un dato di grande soddisfazione.

Risultato della giornata: il cambio è ko, ma ho un nuovo record e una linea che si può ripetere.
Ma mentre guido, mi chiedo: che prezzo pago per essermi spinto oltre?
E se fossi stato in gara?
Meglio pensare a finire la gara o a spingere a manetta ogni volta e azzardare per cercare linee più proficue?

L’improvvisazione è roba da campioni, c’è poco da fare, ma ognuno di noi ne possiede una certa dose.
Che va coltivata e allenata girando quanto più possibile in posti nuovi.

E a voi diverte di più la prima volta su un sentiero oppure girare su sentieri che si conoscono alla perfezione?

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti