scritto da Redazione MtbCult in Storie il 26 Gen 2017

Intervista a Richie Rude, fenomeno dell’enduro mondiale

Intervista a Richie Rude, fenomeno dell’enduro mondiale
        
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Quella che segue è l’intervista che RedBull ha realizzato con Richie Rude, il giovanissimo fenomeno statunitense dell’enduro mondiale.
Noi di MtbCult l’abbiamo tradotta e ve la proponiamo integralmente: è molto interessante conoscere più a fondo quello che è stato definito “il più veloce racer enduro del mondo” e scoprire anche qualche retroscena curioso, oltre a quelli che ci aveva svelato Chris Conroy, patron di Yeti, in un’altra intervista.
Buona lettura!

VM

A soli 22 anni è già stato tre volte campione del mondo e già da ragazzino Richie Rude appariva un tipo speciale.
A 13 anni si capiva che era un ragazzo più grande del normale per la sua età. Le sue mani erano enormi; sembravano mani che potevano confrontarsi con un orso o rompere le rocce a metà. Era tranquillo, umile e, soprattutto, brutale sulla bicicletta.
Faceva in modo che la sua bici parlasse per lui.
Rude ha conquistato due titoli nazionali juniores e la USAC (la Federazione Ciclistica degli Stati Uniti) ha fatto un’eccezione per lui consentendogli di passare tra i pro’ alla tenera età di 15 anni.

Richie Rude

Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

«Dire che Richie era timido è un enorme eufemismo – dice di lui l’ex compagno di squadra e campione EWS Jared Graves – Nel 2011, quando ha firmato con Yeti, non credo che abbia parlato con nessuno della squadra per la prima settimana. E’ sempre stato più del tipo: “lascio parlare la mia bici”. Già allora si vedeva il suo potenziale, e il modo silenzioso e tranquillo con cui faceva le cose».

Da junior sulle piste tecniche e rocciose di downhill dell’East Coast, non vi era alcun dubbio che Rude era un giovane promettente e che avrebbe fatto grandi cose. Non era raro per lui vincere le gare con più di 10 secondi di vantaggio prima che l’USAC facesse l’eccezione di spostarlo tra i pro’.

Richie Rude

Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

«Lo stile di Richie è piuttosto singolare – prosegue Graves – Lui non ha il tipico fisico di un biker. E’ circa 9 kg più pesante rispetto a qualsiasi altro pilota, e circa il 20 per cento più aggressivo e quindi potete immaginare che spesso si rompe qualcosa sulla sua bici…»

Lo stesso Rude ammette: «Quando ero più giovane volevo guidare più forte che potevo e non mi preoccupavo della bici – non mi importava davvero se potesse reggere o no…»

Si ricordano degli scatti fotografici che sono stati tagliati a causa di parti della bici che non stavano in piedi per l’abuso che Richie ne aveva fatto!

Richie Rude

Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

Guardare correre Richie è sempre emozionante. Da quando nel 2011 è entrato in Yeti, Rude ha vinto tre titoli mondiali, uno downhill junior e due Enduro World Series.
Ora inizia un nuovo capitolo: ripercorriamo insieme a lui la sua velocissima carriera e i suoi obiettivi e progetti per il futuro.

– Quando hai iniziato a correre, e come hai iniziato?
– Ero piccolo, non ricordo esattamente quanti anni avessi, e sono andato con mio padre a fare le gare. Mi ha messo in bici e mi ha portato a correre, e abbiamo corso insieme più o meno fino a quando ho firmato con Yeti.

– Crescendo, hai avuto qualche pilota particolare a cui hai ti sei ispirato?
– Credo che sia stato Jared Graves. Ho sempre guardato i video Yeti da bambino, e, ovviamente, correre con lui come compagno di squadra mi ha enormemente influenzato. Quando giriamo insieme, mi piace sempre il modo in cui guida.

Jared Graves

– Qual è stato il momento più importante della tua carriera?
– Penso sia stato il passaggio all’enduro. La transizione dal primo anno al secondo, ottenere i primi successi, per arrivare finalmente alla vittoria in classifica generale.

– Così è stato il processo di transizione con successo ad una nuova disciplina?
– Sì, è stato come partire da un punto basso il primo anno e poi è venuto il secondo anno con le vittorie, e poi dopo è arrivato il titolo.

– Quel primo anno è stato difficile per te che venivi da un background Dh. Come hai fatto a trovare il tuo equilibrio?
– Venivo dal dover fare una run in un fine settimana e sono passato a sette Speciali in un fine settimana, e all’inizio ho avuto un momento difficile, soprattutto nel tenere insieme la bici. Poi è scattato qualcosa nel 2014 a Winter Park, quando ho ottenuto il secondo posto. Ho capito che dovevo fare una corsa un po’ più attenta per vincere invece di andare a tutto gas per tutto il tempo.

Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

– Pensi che il tuo stile aggressivo sia un prodotto della rocciosa costa orientale da cui vieni?
Onestamente, penso sia stato un risultato della mia voglia di divertirmi sempre. Certo, il terreno che abbiamo qui intorno mi ha influenzato. Ma alla fine, resta il fatto che mi piace divertirmi così.

– Parliamo del tuo “abuso” di bici quando eri più giovane. Non eri particolarmente gentile con loro…
– Quando ero più giovane volevo guidare più forte che potevo, e non pensavo alla bici. Non mi importava davvero se potesse reggere o no, volevo solo guidare al massimo. Non importava se le ruote erano ammaccate o qualcos’altro stava per rompersi, volevo solo correre e divertirmi.

– Come è cambiata la tua guida da quei giorni?
– Ho sicuramente imparato ad essere più efficiente. La definirei una guida un po’ più morbida, smussata, ma non del tutto. Mi sento come se sfruttassi il terreno il più possibile per aumentare la velocità. Mi sento come se dovessi solo andare. Non ho paura a spingere.

Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

– Hai vinto il secondo titolo EWS quest’anno, ma hai avuto un incidente di percorso ad Aspen quando sei caduto e ti sei ferito alla spalla. Hai continuato a correre nonostante l’infortunio, e sei tornato a vincere a Whistler. E’ stata più forza mentale, o il fatto che hai un fisico robusto?
– Guardando indietro credo sia stato più mentale. E’ stato difficile guidare con una spalla ferita, ma ho davvero voluto farlo. Il primo giorno la spalla mi faceva davvero male, il secondo giorno l’ho dimenticato. Ero più seccato per il fatto che sarei finito intorno alla top 30, e volevo tornare ai livelli di prima. Esserci riuscito lo devo in parte alla mia forza fisica e certamente in parte anche all’allenamento che facciamo.

Richie Rude e la sua Yeti Sb6C Turq Series. Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

Parliamo di alcuni momenti salienti dello scorso anno. Il round EWS dell’Irlanda viene in mente per primo. Hai forato nella fase iniziale e combattuto per arrivare sul podio. Come è andata?
– Sì, da circa 80° che ero sono arrivato terzo, o qualcosa del genere.
Mi è sempre piaciuto Wicklow (qui il report della gara).
Ho fatto bene nella prima Speciale, e stavo scendendo sulla seconda Speciale. Mi sono ritrovato una gomma a terra all’inizio e ho pensato che fosse tutto finito lì.
Ma ho continuato e quindi riparato la gomma. Mi sono arrabbiato un po’ perché sapevo che la giornata non aveva intenzione di andare come avevo programmato.
Con tutto quel tempo perso, ho pensato che avevo rovinato tutte le mie possibilità. A quel punto ho pensato di continuare comunque fino alla fine, solo per divertirmi.
Shawn e Damion, il mio meccanico e il mio manager, non mi hanno mai detto in che posizione ero per tutto il giorno. Shawn mi ha solo detto di guidare come sapevo fare. Così ho solo guidato, e ha iniziato a recuperare tempo in ogni Speciale.

– Che dire di La Thuile? E’ stato un altro grande momento. Quella gara sembra una vera e propria testimonianza di quanto sei forte.
– Penso che a La Thuile ho guidato meglio che in tutta la stagione. Al momento non pensavo così, ma dopo aver vinto con oltre un minuto di vantaggio posso dire che è stata la mia migliore performance della stagione. (Qui trovate il report di quella gara).
Vedevo Damien Oton lì davanti a me, lo inseguivo e raggiungevo ad ogni Speciale, ho solo dimenticato come erano stanche le mie gambe.
E’ buffo perché nel video sembra che io lo stia passando così facilmente, ma in realtà stavo così: i miei polmoni erano in fiamme, le mie gambe erano in fiamme, ma dovevo farlo.

Richie Rude

Richie Rude a La Thuile, EWS 2016

– Ora che hai due titoli EWS, qual è l’obiettivo per il futuro?
– Mi piacerebbe fare piazza pulita in un weekend EWS, vincere ogni Speciale.
Certo, voglio un altro titolo. Ho molta voglia di promuovere questo sport e aiutarlo a crescere.

– Da chi pensi che arriverà la concorrenza più dura quest’anno?

– Certamente Martin Maes. Era in super forma lo scorso anno fino a quando non si è infortunato, e poi è tornato forte verso la fine della stagione. Sarà un concorrente bello forte di quest’anno.
Credo anche Sam Hill: ha voglia e ha fatto bene lo scorso anno, e penso che sarà presente sempre di più.

Martin Maes

– Qual è la cosa che preferisci delle gare EWS?
– Penso l’avere tanta varietà in tutti i percorsi, e essere in grado di guidare con tutti per tutto il weekend. L’EWS ti dà la possibilità di mostrare la tua velocità su una varietà di terreni diversi. Ci sono Speciali che ami e altre che odi, ma è sempre interessante.

Foto: Matthew DeLorme/ Red Bull Content Pool

– Tu sei chiaramente parte della nuova avanguardia di piloti di enduro, così che cosa ne pensi del concetto che l’EWS è il cimitero di un corridore Dh?
– Dopo gli ultimi due anni, l’enduro ha davvero preso slancio e ha catturato l’interesse dei piloti più giovani. Ho notato che la maggior parte di noi migliori piloti sia venuta da ambienti DH, ma l’enduro è molto più difficile di quanto si pensi.
Mi piace perché è un po’ più sicuro. L’enduro si rivolge a una più ampia gamma di piloti, ma non credo che sia il cimitero di un corridore Dh.
Se si vuole essere veloci, bisogna fare un sacco di lavoro.
In ogni caso, è bello iniziare l’ondata di giovani piloti insieme a Martin Maes.

Fonte: RedBull.com

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