Dal frantoio all'argento europeo: la nuova vita di Andrea Siffredi

Daniele Concordia
|
test

Dal frantoio all'argento europeo: la nuova vita di Andrea Siffredi

Daniele Concordia
|

Se seguite il mondo delle Marathon agonistiche, quest'anno avrete sentito sicuramente il nome di Andrea Siffredi.
Il ventiseienne della Scott Racing Team viaggia nelle “posizioni buone” da un po' di tempo, ma quest'anno ha fatto un ulteriore cambio di passo, che lo ha portato a vincere diverse gare di alto livello come la GF Tre Valli, la Garda Marathon e la Ronda Estrema di Riva del Garda.

Tanti anche i piazzamenti sul podio, come il secondo posto del Campionato Europeo Marathon e il terzo della Hero Dolomites.
Insomma, Andrea Siffredi è ormai una certezza, per la Scott e per la nazionale azzurra delle lunghe distanze.
Lo abbiamo contattato per conoscerlo meglio, a livello sportivo ma non solo...

504248538 18504423040042784 3973024849760978420 n
Il podio del campionato europeo marathon. Da sinistra, Siffredi, Seewald e De Cosmo

- Chi è Andrea Siffredi? Quando e dove sei nato, dove vivi in questo momento...
- Sono nato a Genova il 26 giugno del 1999, ma vivo a Pontedassio, in provincia di Imperia.

- Quando e come hai iniziato ad andare in bici?
- Ho iniziato per gioco da G5, quindi avevo 11 anni. Sin da subito ho voluto gareggiare, ma i risultati erano pessimi...

- Hai iniziato con il cross country, giusto? Cosa ti ha spinto, poi, a specializzarti nelle Marathon?
- Sì, ho iniziato con l'Xc, ma non sono mai stato un atleta super esplosivo. Ho indossato anche la maglia della nazionale quando ero più giovane, sono arrivato più volte nei 10 al campionato italiano, ma partendo piano e uscendo fuori nel finale, cosa impossibile tra gli elite. Quindi ho capito che non era la mia specialità...



- Di preciso, quando hai deciso di dedicarti alle lunghe distanze?
- Nel periodo del Covid non c'erano gare, appena siamo usciti del lockdown passavo tante ore in bici e mi piaceva, quindi ho voluto provare una nuova esperienza. Grazie a mio fratello Matteo sono riuscito ad entrare in Scott, che negli ultimi anni punta soprattutto sulle Marathon.

- Negli ultimi 2-3 anni hai iniziato a fare capolino tra i grandi, ma il vero cambio di passo c'è stato quest'anno: te l'aspettavi?
- Sì, già nel 2022 ho fatto secondo alla Mythos Primiero Dolomiti, che era di livello internazionale, e ho corso il mondiale con la nazionale, ero uno dei più giovani. Peccato che poi mi sono rotto la clavicola alla Costa degli Etruschi e sono stato fermo parecchio tempo, sarei dovuto rientrare all'italiano ma ho preso Covid... Un po' di sfortuna. Però sì, negli ultimi due anni sono cresciuto, in realtà già lo scorso fine stagione andavo forte, forse più di ora, infatti stavo vincendo la Mythos e sono saltato nell'ultimo chilometro, arrivando con un cerchio rotto...
L'anno peggiore, per me, è stato il 2023, quando ho preso il Citomegalovirus, non capivo cosa avessi e me lo sono trascinato un po' avanti.

- Hai cambiato qualcosa nella preparazione, alimentazione o abitudini quest'inverno?
- Non molto, parlando di nutrizione ora siamo fortunati, perché la scienza ha fatto grossi passi in avanti, si lima un po' meno, si mangia di più e questo aiuta tanto nelle lunghe distanze. In allenamento amo fare tante ore, stare in bici il più possibile.

- Ti segue un preparatore o fai da solo?
- Sì, mi segue lo stesso preparatore da cinque anni, si chiama Dario Giovine ed è anche il preparatore del Team UAE femminile.

- Quante ore di allenamento fai a settimana, in media?
- Circa 25 ore: in certi periodi arrivo anche a 32 ore, invece quando corro ne faccio massimo 22-23.

- Vai più su strada o in Mtb?
- Nei primi due anni che ho corso con Scott non avevo nemmeno la bici da strada, non mi è mai piaciuta. Ultimamente però la sto usando, di solito faccio due giorni in Mtb e il resto strada. Se corro la domenica, il sabato faccio una sgambata in Mtb.

- Quali sono gli allenamenti che ti piacciono di più e quelli che ti pesa fare?
- Non mi piace fare i lavori a Vo2 Max, tipo i 40-20. Invece mi piace molto fare gli intervalli a soglia, 20-30 minuti più volte.

- Se dovessi definirti come atleta, cosa mi diresti?
- Non sono leggerissimo da definirmi uno scalatore puro, quindi passista scalatore, o meglio “regolarista”.

- Cosa fai sceso dalla bici? Passioni, hobby, altri sport...
- Fino allo scorso anno lavoravo nell'azienda agricola e al frantoio di famiglia, ora vado solo in bici. Mi piace il calcio, ci ho anche giocato quando ero più piccolo, poi non molto altro.

- Musica preferita?
- Non ascolto tanta musica, giusto a volte in bici per motivarmi, ma poca roba.

Andrea Siffredi

- Piatto preferito?
- Sono molto goloso, quindi i dolci in generale, ma anche sul salato mi difendo. Poi pizza e carne.

- Qual è il percorso di gara che ti piace di più?
- Forse la Roc d'Azur.

- E quello che proprio non digerisci?
- Capoliveri, faccio tanta fatica sugli strappi corti.

- Torniamo un attimo sulle ultime gare: hai rischiato di vincere l'Europeo Marathon, cosa hai pensato quando hai tagliato il traguardo di Genova?
- È stato un mix tra emozione e delusione: sono arrivato secondo, quindi ci sono andato veramente tanto vicino, ma non ho vinto... Se avessi fatto terzo sarei stato quasi più contento (ride, ndr). Guardandola a freddo è stato un ottimo risultato, ma in quel momento non ero felicissimo. Facendo un paragone, mi sono emozionato di più per la vittoria della Riva Bike Marathon.

- E del terzo posto alla Hero che mi dici?
- Eh, anche lì è stata una grande emozione, soprattutto perché negli anni scorsi, per un motivo o per l'altro, non sono mai riuscito a concluderla. Quest'anno mi ero allenato in modo specifico, facendo anche 22 giorni di altura a Livigno, ero motivato e ci puntavo abbastanza. Seewald aveva un altro passo, Paez era più alla mia portata, ma arrivare dietro a due grandi campioni come loro è comunque una soddisfazione. In più, quest'anno era anche Coppa del Mondo Marathon, quindi la soddisfazione è doppia.

- Ora quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
- Ora punto al Campionato Italiano Marathon, quest'anno è adatto alle mie caratteristiche.

- E se dovessi sognare in grande?
- Vincere il campionato italiano e indossare la maglia tricolore, senza dubbio.

- Pensavo mi dicessi il Mondiale...
- No, ho il pallino del tricolore, mio fratello ne ha vinti tre, vorrei perlomeno avvicinarmi. Poi, quest'anno il percorso del mondiale è veramente estremo, 112 km con 5000 metri di dislivello, tratti da fare con bici in spalla... Molto particolare. Vedremo in futuro, ora voglio il tricolore.

Qui il profilo Instagram di Andrea Siffredi.

Qui il suo profilo Strava.

Qui gli altri articoli che parlano dello Scott Racing Team.







Condividi con
Tags
Sull'autore
Daniele Concordia

Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.

Iscriviti alla nostra newsletter

... E rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie!
Logo MTBCult Dark
Newsletter Background Image MTBCult
MtbCult.it arrow-leftarrow-right