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LaThuile Enduro sta guadagnando sempre più la stima di tantissimi enduristi e l’ultima prova della Coppa Italia Enduro lo conferma ancora una volta.
Evento organizzato in modo impeccabile, scenari epici e soprattutto Speciali magnifiche.
Vi abbiamo appena raccontato la gara dei pro’, ma a LaThuile c’erano soprattutto tanti appassionati di enduro.
Come Francesco Franz Savona (pettorale 103 nelle foto in basso) che ci racconta anche questa volta la sua gara, mai così epica, sia per l’infortunio, sia per il benevolo aiuto della fortuna in discesa (i jolly, appunto).
Allacciate il casco…
SL

Per la quarta e penultima prova della Coppa Italia Enduro si sale di quota e l’appuntamento si sposta a LaThuile, famosa località alpina sulle alpi valdostane, alle pendici del Monte Bianco.
L’appuntamento è di quelli imperdibili, non solo per il contesto ambientale nel quale si svolge la gara, ma per la bellezza dei trail che qui sono lunghi e impegnativi. I dislivelli in discesa sono importanti: si parla per la Speciale più lunga di circa 860 m con percorrenze oltre il quarto d’ora, in un alternarsi fra tratti flow, micidiali strappi pedalati e tratti pendenti, tecnici e al limite del ribaltamento, ricchi di ostacoli naturali.

Foto Francesco Bartoli Avveduti | Lathuile.It/Mtb
Foto Francesco Bartoli Avveduti | Lathuile.It/Mtb
Organizzazione impeccabile:  il truck ufficiale di Sram messo a disposizione di chiunque avesse problemi con la componentistica americana...
Organizzazione impeccabile: il truck ufficiale di Sram messo a disposizione di chiunque avesse problemi con la componentistica americana…

Speciali lunghissime
Il format è rigorosamente alla francese, con la quasi totalità delle risalite meccanizzate e solo 500 m di dislivello pedalato a fronte di più di 4.000 metri di dislivello negativo da affrontare in sei Speciali e due giorni di gara, con tre Speciali al giorno.
Ma non fatevi trarre in inganno: nonostante la quasi totale assenza di trasferimenti pedalati, la gara è fisicamente devastante.
Le Speciali lunghissime, alternate a numerosi pezzi da rilanciare, spaccano braccia e gambe e, se non si è allenati sulla resistenza, è difficile portare a termine una due giorni di Enduro come questa.
D’obbligo quindi sapersi gestire fisicamente.

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La settimana precedente la gara come sempre trascorre pensando ai preparativi, alla logistica e alla preparazione del mezzo.
Qui è importante scegliere la gomma adatta, non tanto per il grip, quanto per la robustezza della carcassa: i sassi aguzzi delle morene alpine che si affrontano nella prima parte del percorso, non perdonano e l’anno scorso ci sono stati numerosi ritiri proprio per questo motivo. Per restare sul sicuro e non avendo altro nel garage, dietro monto una Schwalbe Rock Razor Super Gravity (foto sopra), “pompata” a 2,5 bar e davanti il tutto fare Magic Mary a 2,3 bar.
Un veloce spurgo all’impianto frenante che qui sarà messo a dura prova, nuova corona anteriore anticaduta (foto in basso) da 30 denti (la vecchia è andata…) e tutto è pronto.

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D'obbligo un ammortizzatore con piggy back per evitare problemi di surriscaldamento sulle lunghe discese.
D’obbligo un ammortizzatore con piggy back per evitare problemi di surriscaldamento sulle lunghe discese.

Il primo giorno di prove non è dei migliori: scivolo banalmente sulla prima Speciale e “atterro” di testa!
L’integrale fa il suo mestiere, ma nulla può contro una brusca rotazione del collo: classico “crac” e contrattura muscolare di quelle serie. Fortuna che Marco, il mio compagno di squadra del Gravity Team, è fisioterapista e mi “tratta” subito sul posto.
Va un poco meglio, ma sono bloccato, poco importa, giro lo stesso; non sarà una scivolata a fermarmi. I trail sono impolverati all’inverosimile, bisogna distanziarsi per bene dagli altri biker che girano, altrimenti non si vede nulla.
A prove finite, d’obbligo un passaggio in farmacia per farmi dare un antidolorifico “bomba”, trattamento massofisioterapeutico da parte di Marco e via, operativo per la gara.

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Tutto è pronto per affrontare il primo giorno
La mia partenza è fissata per le 10.52.
Rapida risalita con la seggiovia e in poco meno di dieci minuti si viene proiettati dal fondo valle a più di 2.000 metri. Dall’arrivo della funivia il trasferimento per arrivare alla Speciale è breve, circa quindici minuti e poco più di cento metri di dislivello, ma il fiato a questa altitudine è già corto.

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La prima Speciale (da ripetere anche la domenica) è la Superkappa: si parte da 2.328 m di quota per un dislivello negativo di 707 metri.
E’ una Speciale molto fisica: all’inizio c’è da pedalare tantissimo su un altipiano alpino, seguito da un micidiale strappo in salita, per poi proseguire lungo un trail stretto e tortuoso, a tratti scorrevole, a tratti impestato di radici e gradoni.
Mi sento bene, parto agile, affronto il muro a tutta, ma verso i tre quarti della discesa pago la partenza brillante: la lucidità viene meno e infatti mi sdraio un paio di volte su delle curve a gomito.
Nulla di grave: mi rialzo e con le braccia a pezzi passo le fotocellule della Speciale.
Nemmeno il tempo di rifiatare e su per affrontare la seconda discesa.

Foto Francesco Bartoli Avveduti | Lathuile.It/Mtb
Foto Francesco Bartoli Avveduti | Lathuile.It/Mtb

In questo caso il trasferimento pedalato è nullo: si prende il primo troncone di funivia e subito sulla sinistra c’è la partenza della PS 2, soprannominata “I Piloni”.
Solo 610 m di dislivello, breve per gli standard di LaThuile: un trail tecnico e molto guidato, tra i boschi che portano a valle.
E’ la più corta della giornata e decido di affrontarla a gas spalancato. La discesa va alla grande, guido lucido, senza commettere molti errori e infatti sarà quella che andrà meglio della giornata.
Controllo Orario meritato!

Foto Photo Shop Media
Foto Photo Shop Media

Il tempo di riprendere le forze e via sulla funivia per affrontare l’ultima Speciale della giornata, la “Mulino”, la più tecnica, la più lunga (861 m di dislivello) e la più Dh style della giornata: si parte affrontando uno scoglio verticale di roccia, breve fettucciato da affrontare a tutta nel prato e poi giù senza tregua in mezzo al bosco, tra discese verticali ai limiti del ribaltamento, coi freni che fanno quel che possono per contrastare la gravità e i pneumatici che cercano di aggrapparsi al terreno; ma la polvere è davvero tanta e il grip è sempre al limite.
Ma non finisce qui, perché a fine discesa, quando sei devastato e ti sembra di avere terminato, arriva uno strappo da fare tutti d’un fiato che ti spezza le gambe.
Ma poco importa, è fatta, la prima giornata è archiviata con oltre 40 minuti di prove speciali sulle gambe e un 120° posto assoluto su 141 partenti. D’obbligo un accurato lavaggio della bici, ingrassaggio della trasmissione e check generale del mezzo per affrontare la seconda giornata di gara.

Arriva La Fresa
Il secondo giorno comincia con la Speciale “più temuta” anche dai top rider: La Fresa.
Un breve trasferimento pedalato di circa 300 metri di dislivello mi separano dalla partenza: una serie di muri verticali in terra smossa che si alternano tra curve a gomito e radici giganti da “aggredire” non senza qualche difficoltà.

Una Speciale brevissima (circa 4 minuti), ma intensa, da affrontare “in conserva” cercando di portarla a casa senza fare troppi danni.
Io invece mi lascio prendere dalla foga e proprio sul pezzo più verticale perdo il controllo e “rotolo” giù come un pollo.
Mi ritrovo sulla rete di protezione, con la bici addosso e il manubrio girato. Mi rialzo più velocemente che posso, ma si scivola tanto e perdo parecchio tempo. Ormai la frittata è fatta.
Esco da questo “inferno” verticale e mi dirigo verso la partenza della Superkappa. La stanchezza del primo giorno di gara e della giornata di prove comincia a farsi sentire, ma è il momento di attaccare.
Prendo un “gel” e come in un film mi scorrono davanti le stesse immagini e gli stessi passaggi del giorno prima, ma con meno “birra” nelle gambe e con le mani che faticano a stringere il manubrio per la stanchezza.
Il tifo tutto attorno, per fortuna, è fantastico e così arrivo non senza difficoltà al brevissimo controllo orario. Tiro il fiato e raccolgo le ultime energie residue per affrontare per la seconda volta la Mulino.

Foto Photo Shop Media
Foto Photo Shop Media

“Tre, due, uno, via…”.
Parto a tutta, tanto è l’ultima della giornata e mi piacerebbe recuperare qualche posizione in classifica. Mi gioco qualche jolly qua e là, ma poco importa, c’è poco da fare gli schizzinosi.
In più il trail oggi è in condizioni “limite”: i passaggi sono scavatissimi, c’è una polvere pazzesca e all’atterraggio di un drop che c’è a metà discesa per poco non esplodo, finendo a metà tra il canale scavato e un boccione di roccia.
Per fortuna ho il controllo del mezzo e tutto si conclude con un gran spavento. Stringo i denti, affronto il pezzo pedalato che c’è a metà prova, le insidiose rampe verticali di terra nel bosco, il “rilancione” finale sulla sterrata e dopo poco più di 15’ di discesa mi ritrovo sul pistino da “pump” che precede l’arrivo della Speciale.

Foto Photo Shop Media
Foto Photo Shop Media

Gara finita. E anche io…
Ho dato tutto! Mi lascio cadere sul prato, esausto, ma contentissimo per averla portata a termine anche quest’anno, chiudendo con un dignitosissimo 113° posto assoluto su 141 partenti.
Il livello della gara era altissimo, sembrava quasi una prova dell’Enduro World Series tenutasi qui lo scorso anno, con tutti i migliori interpreti nostrani e tantissimi stranieri al via, tra cui Jerome Clementz, impossibilitato poi a partire per via di una fastidiosissima congiuntivite all’occhio sinistro.
Che dire, una gara stratosferica!
Sicuramente nel panorama nazionale è la gara di Enduro per eccellenza, quella che più si avvicina per difficoltà dei percorsi e lunghezza degli stessi a quelle organizzate dai cugini d’Oltralpe, non a caso accorsi numerosi per parteciparvi.
Lo sforzo fisico, logistico ed economico per parteciparvi non è indifferente, ma se amate questa disciplina, almeno una volta dovete provarla!

Redazione MtbCult

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