scritto da Valentina Macheda in Storie il 22 Lug 2015

L’EWS della Macheda: «Format francese come riferimento»

L’EWS della Macheda: «Format francese come riferimento»
        
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Valentina Macheda torna a raccontarci la sua Enduro World Series.
La gara di Samoens, in puro stile francese (cioè Speciali lunghe e impegnative e risalite meccanizzate), è stata durissima.
Il valore di Valentina Macheda a livello mondiale è sempre più costante e questo per la sanremese (che ha iniziato solo pochi anni fa ad andare in Mtb) è un gran bel risultato.
Cediamo la parola a Valentina…
SL

La stagione sta procedendo alla grande.
Certo, gli alti e bassi non mancano, ma sappiamo che fanno parte del gioco e dopo mesi di gare in vari circuiti siamo arrivati nel vivo della stagione.

Pressoterapia per le gambe di Valentina subito dopo la gara a LaThuile di Coppa Italia Enduro.

Pressoterapia per le gambe di Valentina subito dopo la gara a LaThuile di Coppa Italia Enduro.

Molte energie sono state spese e molte ancora se ne spenderanno fino alla fine dell’anno, i livello dell’EWS si alza sempre di più e le attività che un pilota di enduro svolge tra una gara e l’altra sono molteplici, per cui gestirsi è un fattore molto importante che non può essere trascurato.
Il weekend passato tutti i rider che si confrontano sui campi di gara nella serie mondiale si sono trovati ad affrontare una delle prove più dure dell’anno ma allo stesso tempo una delle più semplici, il quarto round dell’Enduro World Series a Samoens.

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Dopo aver frequentato diversi tipi di competizioni con differenti format, credo che forse la soluzione migliore sia quella francese: molto impegnativo per il livello tecnico richiesto, ma anche uno dei più pratici sotto diversi aspetti.
Comincerei dal dispendio di energie, anche se si tratta di una gara molto fisica che comprende prove libere e cronometrate nell’arco di due giornate di gara praticamente infinite, si tratta pur sempre di un impegno minore sia energetico che economico rispetto alle altre prove della serie, dettato dal fatto che le ricognizioni nei giorni precedenti all’evento sono proibite e quindi tutte le energie vengono concentrate sul weekend di gara.

La giornata si prospetta impegnativa. Il meteo è buono, ma le temperature sono alte.

La seggiovia insieme alla lunghezza delle Speciali sono stati dei fattori chiave.

Tutte le altre prove europee, americane o neozelandesi obbligano i rider a ricognizioni già dal mercoledì o giovedì, facendo sì che l’impegno fisico richiesto sia basato su 4/5 giorni, sempre molto intensi, che comprendono prove del percorso più il weekend di gara.
Probabilmente le località che non hanno la seggiovia hanno dei limiti in questo senso per cui è difficile proporre un format alla francese ma in questo caso concentrerei comunque le ricognizioni su una singola giornata tipo il sabato e la gara alla domenica, cercando di ridurre le ricognizioni e i tempi di trasferta.
E di conseguenza anche i costi per team pro e amatori.

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Per questo evento i sentieri scelti per la gara erano decisamente completi e particolarmente fisici, non una novità in questo tipo di gare, con quasi 70 km tra prove libere e Speciali, per un totale di 7.200 m di dislivello, con sezioni ripide al limite della percorribilità alternate continuamente da punti dove dovevi  tenere il gas veramente aperto.
Facendo solo una ricognizione per Speciale, senza avere la possibilità di fermarti sul percorso e riprovare i passaggi (come previsto dal regolamento).
E’ stato difficile mollare i freni da subito, ma è anche vero che con queste regole impari molto più velocemente perché non hai la possibilità di rimandare un passaggio al giro dopo e quindi o lo fai, o lo fai…
E senza la possibilità di confrontarsi con nessuno che ti indichi il passaggio migliore, ma solo con te stesso e il cronometro.
Penso che sia solo questione di abitudine!

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Dopo più di un mese di caldo torrido e sentieri polverosi, un temporale estivo ha aperto le danze della gara, questo tra la run di prova svolta in condizioni di asciutto e quella di gara bagnata e scivolosa come il sapone, il percorso cambiato completamente è stato teatro di numerose cadute e problemi meccanici.
Fortunatamente dopo questa parentesi il sole è tornato a splendere, riasciugando molti punti nelle prove seguenti, quelle più ripide, che altrimenti non credo sarebbero state percorribili.

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Per me è stata una gara fra alti e bassi, con qualche scivolata e un problemino meccanico in seguito ad una caduta, ma è stata un gara molto positiva, dove ho imparato molto e cercato di superare il mio limite, soprattutto nei tratti veloci, dove devo ancora migliorare.
Sono contenta della mia prestazione sopratutto nell’ultima prova, dove non so perché riesco sempre a dare un po’ di più, forse perché so che ormai è l’ultimo sforzo!

Ancora intera e sorridente dopo la prova di Samoens.

Ancora intera e sorridente dopo la prova di Samoens.

Valentina Macheda insieme a Manuel Ducci si stanno preparando per la trasferta americana dell’Enduro World Series: prima Crested Butte in Colorado e poi Whistler in Canada.
In bocca al lupo, ragazzi!

        
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