scritto da Simone Lanciotti in Storie il 09 Dic 2019

Ma che fine ha fatto la tua prima bici?

Ma che fine ha fatto la tua prima bici?
        
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Ricordo poche cose della mia prima vera bici.
Che era una mountain bike, in acciaio di colore fucsia, aveva lo Shimano 200 GS ed era il giocattolo più bello che avessi mai avuto.
Era il 1990 e potrei anche averle giurato amore eterno.
Imprese, avventure e storie incredibili mi legano a quell’oggetto del quale però ho perso le tracce.
Come è accaduto anche alle bici che sono venute dopo di lei.
Mi è capitato di ripensare a lei, a quella fucsia, quando giusto l’altro giorno, seduto in un bar di Roma, mi sono trovato dall’altra parte del marciapiedi questo telaio.
Sono uscito, l’ho fotografato e ho visto che è di fattura molto più recente rispetto alla mia fucsia.
Ma è stato lasciato lì, privandolo dell’onore e del rispetto che qualunque bici, ai miei occhi, dovrebbe avere.
Onore e rispetto ingiustificati agli occhi di chi non ama il ciclismo, certo, ma di sicuro quell’immagine mi ha dato da pensare.

La bici e quell’idea della bici
Sono due cose diverse e solo all’apparenza simili.
Da un lato c’è la bicicletta con il suo grande carico di novità, tecnologia ed elettronica sfavillanti e, quindi, un oggetto che è destinato a durare relativamente poco.
Le mode e le tendenze passano, le bici cambiano.
Dall’altro c’è l’idea di bicicletta, ovvero ciò che fai con la bicicletta, con qualunque bicicletta, e le emozioni che qualunque bici riesce a darti.
Non occorre avere lo Shimano Dura-Ace o lo Sram XX1 per emozionarsi in sella.
In fondo non occorre nemmeno tutta questa tecnologia.
In realtà basta che sia minimamente efficiente e adeguata a ciò che dobbiamo farci.
Quindi, non importano la marca o il modello, credetemi, ma conta avere la bicicletta nel cuore e lasciarle modificare (migliorare) la nostra vita.
Le bici nei nostri garage si susseguono, più o meno velocemente, magari poche restano, ma tutte sono biciclette e servono per lo stesso motivo: conquistare noi stessi e aprirsi al mondo con un sorriso.

la tua prima bici

Le bici usate non muoiono mai
Tecnicamente e meccanicamente, tutte, sono destinate a diventare superate, addirittura obsolete, ed escono più o meno rapidamente dalla nostra sfera emotiva.
Cioè, non le sentiamo più nostre.
Del resto, sono oggetti e come tali vanno trattate.
Con rispetto, sì, ma sempre oggetti restano.
Il tempo passa, la tecnica evolve e i nostri occhi iniziano a vederle in modo diverse.
Fino a che si spegne la scintilla e si cambia bici, portafoglio permettendo.
E quella bici o quel telaio inizia a far scintillare gli occhi di qualche altro ciclista.
«E’ usata, ma è stata usata bene. E’ un affare».
Ed è vero: con l’usato spesso si fanno grandi affari.
In un attimo una bici usata con ancora i segni di usura del precedente proprietario diventa la bici di un altro ciclista.
Le prime uscite “puliscono” le tracce di proprietà del primo proprietario e da quel momento iniziamo a chiamarla la “mia bici”.
Poco importa se usata.
La storia va avanti e quella bici continuerà ad emozionare altri ciclisti e a vedere altre strade e scenari.
Insomma, sono oggetti capaci di scrivere storie e di diventare immortali.
E sapete qual è la regola dell’immortalità, vero?
Che tali diventano persone ed oggetti fintanto che qualcuno si ricorda e parla di loro.

Per me, ciclista con una forte vena romantica da oltre 30 anni, la bicicletta non può finire il suo ciclo di vita appoggiata, anzi, abbandonata ad una palizzata in una strada dimenticata.
Senza che nessuno la guardi più, se non per indignarsi oltre modo del pessimo stato di pulizia delle strade romane.
Ecco, anche quella bici usata, in realtà, non è ancora stata dimenticata.

E la vostra prima vera bici che fine ha fatto?



        
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