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Hannah Barnes, atleta del Team MET e Bluegrass, ha trascorso la stagione agonistica partecipando alle tappe dell’Enduro World Series, che l’hanno portata in giro per il mondo.
Per affrontare queste sfide ha dovuto passare giorni estenuanti viaggiando in furgone, senza vestiti di ricambio asciutti e con un conseguente malore che l’ha costretta a non partecipare ad una delle gare.
Per fortuna, ci sono stati anche giorni felici ed emozionanti, che le hanno permesso di visitare luoghi incredibili, di ottenere grandi risultati e di vivere momenti davvero divertenti.

L’inizio vicino casa
Per me la stagione è cominciata vicino a casa, in Scozia, a Peebles per l’esattezza. E’ stato bello gareggiare vicino casa, così anche i miei genitori sono riusciti a venire ad aiutarmi e supportarmi.
Il tempo è stato molto umido durante la settimana prima della gara, di conseguenza i percorsi si sono rivelati estremamente scivolosi.
Sono stata cinque lunghi giorni. Vivere nel van è stato difficile, specialmente perché dovevo lavare tutte le mie cose e sperare che si asciugassero!
Non c’era nessun tipo di trasporto per risalire le montagne e otto Speciali significavano un sacco di salite, quindi una gara davvero impegnativa!
Ho faticato per riuscire a prendere il ritmo e non ero felice dei miei risultati. Ma nel complesso è stato un piacere cominciare la stagione in Scozia.

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Valloire e le Ps lunghissime
Per la tappa successiva, ho affrontato un lungo viaggio in van fino a Vailloire, in Francia. Questo paese si trova tra aspre montagne e il famoso Col du Galibier.
Inutile dire che alte montagne significano lunghe Speciali difficili.
Secondo le regole dell’enduro francese è possibile effettuare una sola prova e se si vuole visionare meglio il tracciato l’unica soluzione è percorrerlo a piedi.
Ho deciso di risparmiare le mie gambe ed eseguire l’unica prova a mia disposizione. Essendo un resort di montagna erano presenti delle funivie, così il viaggio per arrivare alla partenza del primo stage è stato molto semplice.
Le piste erano eccezionali, tipiche dell’Enduro francese old-school, con un percorso largo e diverse opzioni.
Mi è piaciuto gareggiare a Valloire, è stata una vera sfida, con alcune Speciali molto lunghe!

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La neve di La Thuile
Il viaggio in van è continuato a La Thuile, in Italia, per la tappa successiva. Con una vista panoramica sul Monte Bianco, la Thuile è una destinazione ideale per una gara.
La possibilità di provare il percorso e numerosi impianti di risalita mi hanno dato l’opportunità di fare delle prove eccezionali!
La Thuile ha piste incredibili, è stato divertente provarle. Anche se eravamo al Centro Europa a giugno, la temperatura è sempre stata molto bassa. Arrivata sulla parte più alta della montagna, sono stata travolta da una vera e propria tempesta di neve.
E’ stato un po’ strano: la settimana prima il sole cocente di Valloire e una settimana dopo sotto la neve. Sono scesa il più velocemente possibile dalla montagna per riscaldarmi a valle con un buon cappuccino italiano.
Con il tempo così brutto, tutti i rider hanno finito per passare molto più tempo del solito a riparo nei bar di La Thuile. La gara è stata una vera sfida, i percorsi incredibili e sono stata felice di finire il weekend con una solida posizione.

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Winter Park e il Jet lag
Dopo questa fantastica gara, ci siamo diretti all’aeroporto a prendere un aereo per il Colorado per la nuova tappa dell’Enduro World Series a Winter Park, piccola località sciistica situata nelle montagne rocciose vicino a Denver, situata a 2800 metri più in alto di La Thuile.
Combinata con il Jet lag, l’altitudine è stata una vera sfida, dopo la mia prima prova sono rientrata all’appartamento e ho riposato ben quattro ore.
I percorsi del Winter Park erano completamente diversi da quelli affrontati in Europa, molto più piatti e più fisici, costruiti con numerosi salti: un mix tra Downhill e lunghe pedalate.
La gara si è sviluppata in tre giorni, intervallati da prove e Speciali.
Mi piace molto che ogni tappa venga organizzata in modo diverso, in base al paese e all’organizzatore.

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Yoga a Whistler
Da Winter Park ho preso l’aereo per Vancouver direzione Whistler per un paio di settimane. Mi sono distratta nella sala d’attesa delle partenze e ho perso il mio volo, così sono arrivata un giorno più tardi del previsto.
C’erano due settimane di pausa tra le due tappe dell’Ews, così ho affittato un piccolo appartamento con Anka Martin e ogni giorno siamo andate in bicicletta, abbiamo fatto Yoga e nuotato nel lago: il paradiso!
Purtroppo è arrivato il momento della gara, sarei stata così felice di rimanere lì…
Whistler ha alcune delle più divertenti piste del mondo, ma per la gara sono state scelte quelle più difficili della zona.
C’erano molte sezioni che mi spaventavano e sono caduta parecchie volte durante le prove. Tutti i partecipanti si sono accorti della difficoltà delle piste e molti rider hanno avuto i miei stessi problemi.
A Whistler ho guidato meglio di quanto mi aspettassi dopo le disastrose prove. Mi sono sentita forte per tutto il giorno e realizzata dopo l’ultima Ps, la “Top of the World”. Non vedo l’ora di tornare a Whistler.

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La finale a… Finale
Dopo Whistler c’è stata una lunga pausa fino all’ultima gara! La finale a Finale! Finale Ligure è uno dei miei posti preferiti nel mondo, amo andarci alla fine della stagione quando sta per arrivare l’autunno.
Il clima di solito è ottimo, il mare caldo e il gelato delizioso. Lo scorso anno a Finale i percorsi erano veloci aperti e incredibilmente tecnici. Quest’anno hanno completamente cambiato la tipologia di percorso: decisamente più stretto, meno veloce.
Venerdì pomeriggio ho cominciato a sentirmi poco bene, e sabato stavo decisamente male. Ho deciso di riposarmi, è stata una giornata orribile, mi sentivo accaldata, avevo i brividi di freddo nonostante fuori facesse molto caldo.
Quella sera sono crollata a letto alle 8 e non mi sono svegliata fino alla mattina successiva. Domenica mi sentivo ancora peggio del giorno prima e ho dovuto, a malincuore, prendere una decisione difficile: ritirarmi dalla gara.
E’ stato davvero un peccato dover perdere giorni di gara, specialmente l’ultimo round dell’anno, ma sento che è stata la decisione giusta. Avrei fatto peggio se avessi scelto di correre in quelle condizioni.

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Arrivederci al 2015…
Considerando nel complesso la stagione, posso dire che è stato un anno pieno di contrasti. Ho tanti fantastici ricordi per aver corso in posti bellissimi con buone prestazioni e aver conosciuto ottimi amici.
L’unica cosa che mi ha colpito è stata la difficoltà delle gare. Ogni settimana una nuova sfida: la guida tecnica, il meteo estremo e le grandi salite. Il tutto per mettermi alla prova.
Dopo un inverno in Nuova Zelanda, arriverà presto la nuova stagione…

Redazione MtbCult

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