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Apt (Francia) – Se avesse potuto rincorrere il primo desiderio, oggi sarebbe uno sciatore provetto, magari con qualche gara di Coppa del mondo alle spalle.
Invece, il destino ha voluto che Renè Wildhaber diventasse uno dei rider più bravi del pianeta.
Il falegname di Flumserberg (Svizzera) ha da poco compiuto 36 anni e ci ha regalato momenti indimenticabili in Mtb. Prima nelle Downhill marathon (vedi le Megavalanche dell’Alpe d’Huez), adesso nell’enduro.
Il suo mantra è «salire in cima e fissare il tramonto, poi scendere a tutta».

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Renè Wildhaber, sesto nella generale dell’Ews 2014. Foto Reuiller.

Ma comprendere il personaggio significa anche andarlo a vedere tra le sue inseparabili montagne, sugli sci quando d’inverno porta a spasso i turisti o impartisce lezioni alle giovani leve. O nella fattoria del fratello a mungere le vacche.
Renè si è sempre guadagnato tutto da solo ed è uno che non sta mai fermo. Infatti è stabilmente presente come protagonista nei video della Antill Films:

compresa l’ultima produzione, Not Bad:

Archiviata la stagione di Enduro World Series, qualche settimana fa ha debuttato nel ciclocross, correndo il Red Bull Velodux.

Abbiamo incontrato Renè ad Apt, in occasione della presentazione dei nuovi Evil Eye Evo di Adidas.

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Lo svizzero era presente al press camp di Adidas.

– Cominciamo dalla fine. Enduro World Series: due podi (Valloire e Winter Park) e il sesto posto nella generale.
– E’ stata una buona stagione. Arrivare due volte tra i primi tre è una bella soddisfazione, ma posso fare meglio e si può avere maggior continuità.

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– Com’è stato l’impatto con la nuova Slash 9.8 Carbon? Ci saranno novità nel 2015?
– La bici è precisa e cattiva al punto giusto e mi ha permesso di essere sempre al top, tappa dopo tappa. Il telaio sarà lo stesso anche per il prossimo anno, mentre potrebbe cambiare qualcosa riguardo ai componenti. Trek sta già lavorando a un nuovo prototipo, l’innovazione non si ferma mai. Ma per il momento la Slash va bene così.

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La Trek Slash 9.8 Carbon di Renè Wildhaber.

Renè Wildhaber Apt Provenza Adidas

– E sul format del mondiale cosa pensi?
– Che vanno bene anche le diverse tipologie di gara in base alle potenzialità che ogni location è in grado di offrire. Però due cose andrebbero cambiate. Serve un sistema unico di rilevamento dei tempi e maggior severità nell’infliggere le penalità. L’Ews deve poi introdurre i controlli antidoping. E’ un passo fondamentale per la credibilità del circuito.

– Quali sono le tappe che ti sono piaciute di più?
– La Thuile e Valloire. Grandi montagne e lunghe discese, come piace a me.

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Eccolo alle prese con le rocce di La Thuile.

– Tu, Clementz, Barel, Graves, Gracia: l’Ews favorisce i rider con una certa esperienza?
– L’esperienza, in generale, conta in ogni tipo di competizione agonistica. Tutti noi abbiamo una lunga storia alle spalle e sappiamo come andar forte alle alte velocità. Ma non credo che l’enduro sia solo una disciplina per over 30. Basta guardare cosa riescono a fare Martin Maes e Richie Rude.

– Sai che tanti giovani rider si ispirano al tuo stile?
– Il Wildhaber di oggi è uno che ha imparato a guidare bene la bici osservando gli altri. Ma non ho segreti. Mi piace scendere a tutta e l’aspetto più importante è la concentrazione.

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Leov, Wildhaber, Moseley. Tris d’assi per l’Ews di Trek. Foto Reuiller.

– Cos’è che adori della Mtb?
– Due cose: la prima, esplorare il mondo, viaggiare, conoscere sempre nuova gente, stare immerso nella natura. La seconda, sfidare me stesso.

– Cosa si prova a vincere sei volte la Megavalanche dell’Alpe d’Huez?
– Una bella sensazione, anche perché quella gara ha un’atmosfera particolare.

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Wildaber specialista delle Downhill marathon. Ha vinto sei volte la Megavalanche dell’Alpe d’Huez. Qui alla Megavalanche de La Reunion, nel 2008. Renè arrivò 3º. Nella foto, alle sue spalle, si scorge la figura di Nino Schurter.

– Nella tua vita non c’è solo la Mtb. Sei anche un istruttore di sci: da piccolo saresti voluto diventare un grande sciatore?
– Sì, era il mio grande sogno. Ma non ho mai avuto né il tempo né le opportunità economiche per realizzarlo. Vengo da una famiglia di contadini e in fattoria c’era sempre da lavorare. Anche adesso, quando posso, aiuto mio fratello. La passione però non l’ho abbandonata. E oggi sono felice con i miei ragazzi della scuola sci. Diciamo che è stato più facile girare in bicicletta, anche perché le prime Mtb le prendevo in prestito dai vicini di casa. Ne comprai una solo dopo aver frequentato la scuola per diventare falegname.

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– Che farai da grande?
– Non ho ancora le idee chiare. Di sicuro non lascerò la Mtb. E nemmeno le mie montagne.

Avercene di personaggi del calibro di Renè Wildhaber, uomo tutto d’un pezzo e atleta di riferimento per il gravity mondiale. Questo ragazzone di 36 anni non è mai banale e ci farà divertire ancora per molti anni sui sentieri…