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C’erano anche loro tra i 4015 partecipanti della SellaRonda Hero, la mitica marathon delle Dolomiti considerata la gara di Mtb più dura al mondo.
Parliamo di Vincenzo, Paolo, Marco e Gianluca, tutti biker non professionisti ma con una gran voglia di mettersi alla prova insieme ai “big” della specialità.
A loro si aggiungono Andrea, Dino e Nicola, dell’Asd Etna ClimBikers, che hanno corso la Hero per la seconda volta. E poi Vincenzo, un altro siciliano.

Hanno raccolto il nostro invito di raccontarci la loro esperienza, per condividerla con tutti gli amanti di questo sport. E magari per invogliare qualcuno di voi a cimentarsi con i passi dolomitici il prossimo anno.
Perché alla fine tutti potete essere “eroi”…

Iniziamo da Vincenzo, che ci manda un vero e proprio reportage costruito insieme ad una sua amica, che lo seguiva a distanza dalle spiagge siciliane. Ve lo proponiamo per intero, anche se è un po’ lungo perché è molto interessante e fa capire molto bene gli stati d’animo dei partecipanti ad una gara così dura e anche quelli dei loro sostenitori.

«SPIAGGIA
Il nome stesso fa paura, e fa paura anche sapere di dover affrontare delle montagne in cui noi non siamo di casa.
Casa nostra è l’Etna, dove riconosciamo i profili dei crateri, i sentieri, il terreno, il clima…le Dolomiti incutono timore già solo alla vista.
Ma paura o non paura il giorno è arrivato! Sono le 7 del mattino, la griglia di partenza è fissata per le 8.
Sento il rumore delle onde del mare, fa già caldo e sono in spiaggia preoccupata…cerco col cellulare il sito di Datasport. Immagino come ci si senta in mezzo a 4000 persone schierate per affrontare 87km con 4700mt dsl, immagino quante volte ci si riesca a chiedere con insistenza a se stessi quasi come un mantra “Ce la farò?”

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DOLOMITI
La musica scandisce il ritmo del tempo… lo speaker parla, ma non capisco nemmeno cosa stia dicendo… l’elicottero sorvola la nostra testa per le riprese video, è il campionato del mondo di MTB!
I professionisti sono già partiti… aspetto la partenza della mia griglia.
Count down… 3-2-1 anche noi partiti.
Con le prime pedalate si scioglie finalmente la tensione, mi guardo intorno, la gente già ai bordi che ci applaude.
Poche centinaia di metri, un bivio a destra, la strada inizia a salire subito, avevo studiato il percorso sulla carta, mi aspetta il Dantercepies, subito 800mt in 5Km, con pendenze oltre il 20%.
L’intenzione era di rimanere sotto i 150bpm, ma la salita è subito dura e i battiti salgono con essa. I miei compagni di avventura partono tutti subito forte, decido di non seguirli, devo fare il mio passo.
Niente da fare… è più dura di quanto pensassi, e all’ennesima strappo più duro con la calca degli altri biker che si fermano sono costretto a scendere pure io e spingo per un po’.
La pendenza si riduce un po’, risalgo in sella, ma mia accorgo di aver perso gli occhiali… dovrò fare tutta la gara senza.
Finalmente la cima, non so quanto ci ho messo, ma so che sono rimasto l’ultimo tra i miei compagni di avventura.
Vedo il sensore degli intertempi, ma nemmeno il tempo di pensare e mi lancio giù per i single track della prima discesa.

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SPIAGGIA
Il vento e il mare mi riportano in spiaggia, so che contava di fare la prima salita in 1h circa, faccio un bagno, gioco coi bambini, il tempo passa veloce per me, inizio a guardare i passaggi. La prima è la salita del Dantercepies, penso che ce la dovrebbe fare sicuramente e anche nei tempi, e infatti eccolo passare.
Che bello questo sistema di rilevamento che ti dà i passaggi in tempo reale, mi sembra di essere lì ad aspettare, ho davanti lo schermo del cellulare, ho selezionato tutti gli atleti della provincia di Catania, eccoli, li vedo passare uno ad uno. Peppe (Giuseppe La Monaca) bravo, ci sei, ora tocca ad Antonio di Mauro, ce la fa anche Salvo Catania, che fine hanno fatto Dino e Nicola e Andrea…ah eccoli, mi sembra di vedere tutti, aspetto ancora qualche minuto e anche Vincenzo è li.
E una è fatta.
Dovrò aspettare ancora 2h per il prossimo passaggio, e non sono lì a passeggio per le Dolomiti ma in riva al mare, prendo la canoa e faccio un giro, ma la mia mente è sempre lì, alla gara, alla fatica delle salite, alla bellezza dei paesaggi.
DOLOMITI
La discesa era tecnica, ma divertente, non ho potuto spingere più di tanto, solo nella mia griglia eravamo in 400, quindi si è scesi praticamente in fila indiana fino a valle.
Ecco il primo ristoro, bene, prendo un attimo di respiro, so che mi aspetta subito la seconda salita, il Pralongià, del Dantercepies avevo sentito parlare, questa penso sarà più facile. Ma ecco che al ristoro incontro un mio amico, Peppe (La Monaca), lui è forte, ed è partito 5 minuti dopo di me, bene penso, nel Dantercepies e relativa discesa mi ha recuperato solo 5 minuti, forse non sono andato così male.

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Iniziamo il Pralongià… ma già dai primi metri si capisce che non sarà meno dura. Scambiamo due parole, ma Peppe tiene un passo troppo veloce per me, decido allora di rallentare, non posso rischiare di bruciarmi.
La salita continua sempre più dura, e quando pensavo che si stesse per scollinare, ancora una rampa, ancora oltre il 25%. Stanno tutti spingendo, non provo nemmeno a forzare in bici e scendo pure io. I sensori mi dicono che anche il Pralongià è stato scalato.
Adesso il percorso si snoda in quota, uno sterrato bianco sul crinale, e già i paesaggi si aprono infiniti, con le Dolomiti maestose che si stagliano oltre le valli, ma non c’è tempo per godere dei paesaggi. Il pensiero va subito al primo cancello orario, alle 12.30, posto oltre un’altra mitica e paurosa salita, Col d’Ornella, e Sourass, quindi mi ributto giù in discesa.

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SPIAGGIA
E ovviamente appena scadono le due ore l’ansia riprende il sopravvento e sono di nuovo ad attendere i passaggi.
Eccoli di nuovo, ad uno ad uno, e per ognuno che passa ho in mente una parola di incoraggiamento, sono lontana lo so, ma che importa?
Penso ai mesi di preparazione, alle gare affrontate in “attesa di”, penso ai commenti e ai video sulla gara. Penso a quanto sia dura pedalare per così tanti chilometri, affrontare le “mitiche” salite dell’Ornella, del Pordoi, ma penso che ormai sono lì, e faranno di tutto per arrivare, lotteranno contro la fatica, contro la loro testa quando dirà di mollare, contro le difficoltà tecniche, i crampi.
Penso di sapere cosa vuol dire affrontare una gara difficile e lunga, le tecniche e gli inganni che adotta la mente per farcela: il calcolo dei km mancanti, le frasi “ma se sei arrivato fin qui ormai devi finire”, e così via…
DOLOMITI
Eccomi di nuovo a valle.
Ma stiamo scendendo troppo… tocchiamo quota 1300mt, so che lo scollinamento del Sourass è a quasi 2350mt: caspita, in 10Km dovrò scalare un muro di 1000mt! Ok, calma, è ancora presto, bevo l’ultimo bicchiere di sali minerali al ristoro e riparto.
All’inizio è asfalto, pendente, ma con l’asfalto il grip è tale che si sale “quasi” agevolmente. Continuo col mio passo, tranquillo, ecco il cartello : Col d’Ornella, 6Km. Giro a destra e la strada si impenna ancora. Dopo qualche metro diventa sterrato. Proseguo, e penso ah ok, non è poi così terribile…
Nemmeno il tempo del pensiero e di fronte ho una rampa oltre il 30%, scendo subito dalla bici e comincio a spingere. Ecco, sono sulla famigerata Ornella!
Continuo a spingere per qualche Km, non spiana mai e non dà mai respiro, la bici diventa sempre più pesante. Alzo lo sguardo, e vedo un tornante dopo i miei amici Nicola, Dino, Andrea… e qualche decina di metri dopo anche Salvo! Non ci posso credere, forse sto andando bene allora, e penso che le tante giornate a fare sci d’alpinismo sull’Etna mi sono servite. Mi aggancio a loro, e finalmente la pendenza si riduce un po, Ornella è vinta!

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Preso dall’entusiasmo di aver ripreso i miei amici salgo in bici, inizio quasi a spingere. Lo scollinamento del Sourasass è li, a vista, mancano circa 2 Km, ma un dolore improvviso all’adduttore destro mi fa capire che l’euforia mi ha portato alla presunzione, e le Dolomiti non perdonano, inizio di crampi!
Scendo subito dalla bici, e cammino lentamente fino al ristoro… ok i crampi sembrano passati, mi alimento bevo di nuovo, aspetto 5 minuti in più, poi posso ripartire verso valle. Mi conforta il fatto che la terza, grande salita è superata, e che sono appena le 13:30, ed il cancello orario delle 16:00 a Passo Campolongo, sembra ormai a portata di mano.
SPIAGGIA
Ho il terzo passaggio sotto gli occhi, calcolo i tempi, vedo chi recupera e chi molla un poco.
Mi rassicuro perchè ancora una volta vedo Vincenzo passare, bravo, ce la farà, mi ripeto che ce la farà.
DOLOMITI
Riscendo giù in fondo, di nuovo a quota 1500mt, i crampi sembrano del tutto passati, ma meglio non rischiare, c’è di nuovo il ristoro, perdere qualche minuto in più prima della prossima dura salita mi farà sicuramente bene.
E non è una salita da niente, bisogna riportarsi oltre i 2200mt, il Passo Duron, è lì che aspetta. Anche questa salita ha tratti con pendenze da costringermi a piedi, a maggior ragione dopo avere già nelle gambe 50km, ma i muscoli rispondono bene, e a parte qualche breve strappo più duro, riesco a scollinare il Duron quasi tutto in sella!
In cima ancora il beep dei sensori mi ricordano che non sono solo… e un addetto al cronometraggio mi dà il 5, con un rassicurante incoraggiamento: bravo, hai un’ultima salitella ed è fatta!
SPIAGGIA
Nel frattempo ecco Ciccio (Francesco Barbagallo) all’arrivo, lui ha scelto la corta, si fa per dire, 60Km con 3600mt, siamo contenti e tutti vorremmo essere lì per congratularci, fargli sapere che non era solo.
In chat i primi messaggi, bravo Ciccio, bravo davvero, nonostante la spalla, nonostante le insicurezze post cadute, eccolo al traguardo.
Il tempo, come da previsioni, peggiora, inizia a piovere, e la mia immaginazione fatica un po’, sono sotto l’ombrellone perché il sole brucia la mia pelle, non ricordo cosa siano il freddo e l’acqua in quel momento, eppure quest’anno ne abbiamo presa tanta in gare ed allenamenti.
DOLOMITI
Ultima salitella? Devo risalire al Rifugio Zallinger, altri 500/600 mt di dislivello, le pendenze non sono proibitive, ma i 4000mt già scalati e i 70 Km si sentono e come, metto il rapporto più agile, e provo a resistere.
Quando sono a qualche centinaio di metri dal rifugio, quei nuvoloni che vedevo sulle cime si sono portate sopra di me, ed inizia a piovere: prima una pioggerellina leggera, quasi piacevole, poi si trasforma in acquazzone, ma ormai sono qui, al rifugio, mi metto l’antipioggia, ancora un addetto stavolta mi dice : bravo, ora da qui a Selva tutta discesa, ce l’hai fatta!
La testa cerca di rimanere concentrata, devo solo guidare la mia bici pulito, evitare di scivolare sui sassi bagnati, non penso di avercela ancora fatta, è discesa, ma in 20Km ti può succedere di tutto.
Un cartello… -10Km ! Dai, dai… anche i leggeri falsopiani diventano montagne ora, ma la gioia è tanta che non cambio nemmeno rapporto, e mi alzo addirittura sui pedali a rilanciare.
-1Km… sì, sì, sono al single track finale, quello proprio sopra Selva…
Ecco lì il traguardo, alzo le mani al passaggio sotto lo striscione, le mie lacrime sono nascoste dalla pioggia. Sono un HERO!

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SPIAGGIA
Manca così poco, ormai è fatta, non resta che aspettare che questa lunga e sofferta giornata al mare volga al termine.
Ed ecco finalmente lo screenshot finale: ARRIVATO!
Bravo Vincenzo, sei stato davvero un eroe. La tua voce al telefono emozionata e stanca mi fa capire quanto sia stata sofferta la gara e quale sia stata la gioia di aver sfidato se stessi in questa avventura.
Bravo davvero, spostare i propri limiti è la vera conquista.
Ed io che ho passato la giornata al mare più stressante delle mie vacanze? Ho la soddisfazione di avere in squadra un eroe!»

Ed ora ecco Paolo, che posa soddisfatto sotto il cartello pubblicitario della manifestazione: a 47 anni la SellaRonda Hero, con moglie e figlia come supporter, è l’essenza della passione!

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Poi Vincenzo: ci mostra le sue foto nei vari momenti di gara. Anche lui ce l’ha fatta!

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Ed ecco Marco, che ci racconta come ha vissuto la competizione: «Ho partecipato per la 4ª volta alla Sellaronda Hero. Nelle precedenti edizioni 2011, 2013 e 2014 mi sono cimentato nel percorso lungo, quest’anno mi sono voluto mettere alla prova nel percorso “corto”. La mia prestazione è stata buona e ho trovato una bella giornata.»
Però Marco lamenta anche un problema che lui e alcuni suoi compagni hanno riscontrato nell’organizzazione: «Perché non si può distinguere chi vuole fare una vera competizione da chi vuole soltanto fare una “cicloturistica”? Io non faccio il biker “per lavoro” ma se mi preparo in un certo modo mi aspetto di poter esprimere tutto quello che posso dare.»

Partenze distinte per non danneggiare tipi diversi di concorrenti che evidentemente vivono la gara in modo diverso? E’ un suggerimento che magari si potrebbe girare agli organizzatori per la prossima edizione…

Ora, è la volta di Andrea, vicepresidente di un piccolo team dilettantistico siciliano: «In tre abbiamo partecipato per la seconda volta alla Hero. Per la seconda volta abbiamo provato l’emozione di tagliare il traguardo insieme e quest’anno, al contrario dell’anno scorso, avevamo i nostri cari ad aspettarci al traguardo.
Dopo infiniti problemi tecnici e anche qualcuno di salute, dopo 9 ore e 20 sotto la pioggia ci si stampa un sorriso in faccia talmente intenso che al traguardo è stato difficile non notarlo.
Lo sport unisce. Lo sport dona felicità. Lo sport fa stare bene.
E noi pratichiamo uno degli sport più belli del mondo!
Dalle foto che vi mandiamo si capisce la bella giornata trascorsa.»

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Gianluca è un fiume in piena di emozioni che non riesce a trattenere e ci trasmette in maniera molto spontanea e sentita: «Sellaronda Hero per gli appassionati di Mtb è un evento con un fascino particolare, difficile scrivere e raccontare le emozione che sa suscitare.
Tutto inizia 8 mesi prima, quando nella testa scatta qualcosa che ti dice “voglio farla”: da quel momento parte la sfida, perché sai che arrivare in fondo sarà durissima, ma già inizi a immaginare e sognare come sarà.
Arrivi a Selva e per 2 giorni ti trovi immerso in un’atmosfera unica, incredibile, catapultato in un mega raduno di biker, un’atmosfera di gioia e festa con migliaia di persone unite dalla tua stessa passione, non importa la loro nazionalità, perché parlano tutti la stessa lingua, quella che li ha portati qui, il desiderio di avventura e la voglia di superare la sfida con una delle Marathon più impegnative al mondo … un percorso a detta di tutti massacrante.

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Finalmente arriva il giorno che tanto hai sognato ed in 4000, tutti belli ordinati, partiamo.
Da subito capisci cosa ti aspetterà, la strada inizia immediatamente a salire verso il Dantercepies, pedali con il cuore in gola, costantemente fuori soglia, come se facessi i 100 mt al massimo, solo che dura 1 ora …

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Prendi fiato nella discesa seguente a Corvara e poi via di nuovo per la seconda salita al Pralongià, questa un po’ meno dura ma più lunga, ancora un attimo di tregua scendendo verso Arabba, subito dopo una foratura mi rallenta.
Forse è successa al momento opportuno perché prendo fiato, subito dopo inizia il tratto più temuto da ogni partecipante,”il calvario”: un muro verticale da scalare, nel vero senso della parola, per 1 ora la bici avanza solo a forza di braccia, di salirci sopra non se ne parla nemmeno.
Ma pure questa ha una fine, anche se arrivato in cima sono sfinito, durante la salita al Sourasass e la successiva al Pordoi lotto per ridare energie al mio fisico in evidente difficoltà e sono solo a metà percorso!

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Affronto l’impegnativa discesa a Canazei e poi via per altri 11 km di salita, l’ultimo tratto è allucinante, sotto lampi e tuoni: infatti un temporale ha deciso di salutare il nostro passaggio sul passo Duron, la temperatura è scesa a 3 gradi. Manca solo la neve.
Una breve discesa, rischiosissima in queste condizioni, ci fa desiderare l’ultimo strappo al rifugio Zallinger: in salita almeno ci scaldiamo un po’.
Ora mancano solo gli ultimi 12 km, praticamente tutti in discesa, e verso l’arrivo succede ancora qualcosa di imponderabile, questa volta fantastico, il cuore urla di felicità e lacrime di gioia scendono copiose.
Al traguardo esce il sole, giusto per concludere nel migliore dei modi questa splendida avventura.»

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E voi che ne pensate? Aspettiamo altre storie dalla SellaRonda 2015, fatevi avanti!
Potete scriverci e inviarci le vostre foto a redazione@mtbcult.it oppure contattarci attraverso la nostra pagina Facebook.

Veronica Micozzi

Mi piace leggere, scrivere, ascoltare. Mi piacciono le storie. Mi piace lo sport. Mi piacciono le novità. E riconosco la sana follia che anima i seguaci della bici. Credo di aver capito perché vi (ci) piace tanto la Mtb, al di là della tecnica, delle capacità, dell’agonismo: è per quella libertà, o illusione, di poter andare ovunque, di poter raggiungere qualsiasi vetta, di poter superare i propri limiti che solo le due ruote sanno regalarti… Credo anche che non riuscirò mai ad emozionarmi per una forcella nuova ma la passione vera la capisco e la amo anche io! E cercherò di raccontarvela al meglio.