scritto da Simone Lanciotti in Storie il 10 Giu 2016

Da Squamish una storia che non avrei mai voluto scrivere

Da Squamish una storia che non avrei mai voluto scrivere
        
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VANCOUVER – Da Squamish, British Columbia, avrei voluto raccontarvi un’altra storia.
Una di quelle che avrò scritto centinaia di volte per MtbCult e che parlava di bici.
E invece mi trovo a parlarvi di altro.
Di un concetto che negli ultimi giorni è diventato cruciale per la mia esistenza, cioè l’equilibrio, che molto spesso non viene considerato cruciale da molti di noi.
Nemmeno da me, fino a qualche giorno fa, almeno in maniera così consapevole.

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Parti per un’uscita su uno dei sentieri più belli del mondo e non riesci a raccontarla, perché non la ricordi.
L’ho vissuta, ma non lo ricordo.
Non ricordo nulla.
Perché il mio equilibrio, e non parlo solo di quello che mi fa stare su due ruote, è venuto meno.
Se potete, fate questo sforzo: immaginate di essere pressati, spinti, costretti a vedere cosa c’è oltre la vita.
Il corpo si piega, resiste e trema per il timore di non riuscire a tornare indietro.
Ero in bici, in discesa, e qualcosa è andato storto.
Sono caduto, una brutta caduta, di quelle che ti fanno pensare il peggio.
Ma non era il mio momento.
Il mio corpo ha resistito ed è tornato indietro.
Questo fatto folle è durato poco, ma ha lasciato il gelo intorno a chi era lì con me in quel momento e soprattutto in me stesso.

L’equilibrio è quello fra la vita e la morte.

La bici ha questa possibilità, fra le tante: spingerti verso la vita più entusiasmante oppure costringerti ad abbandonarla.
Chi fa la differenza?
Chi decide?
Chi decide quando è il tuo momento?
No, non è il caso.
Io non lo accetto.
Non accetto che il mondo sia guidato dal caso.
Il mio equilibrio è stato compromesso per un’istante e sono tornato indietro.
Nel momento in cui scrivo sono ancora in ospedale in attesa che arrivino le 16,30 del 7 giugno 2016, quando potrò uscire dal Vancouver General Hospital dove ho trascorso quasi una settimana.
Ma io ne ricordo solo pochi giorni.
Non ricordo di aver lottato per il mio equilibrio.
Non ricordo nulla.
Nè le parole dei miei colleghi Benjamin, Paul e Cam e chissà chi altro ancora.
O di quella biker para-medico che per puro caso si trovava a passare lì quando sono caduto.
E’ stata lei a tenere le cose in equilibrio?
Poi sono volato in elicottero, mi è stato detto, dove i medici mi hanno ancorato da questa parte (cioè in vita) e hanno ristabilito quell’equilibrio.
Sono vivo, intero e so che per qualche ragione mi è stata data la possibilità di essere ancora qui.

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Ma qual è questa ragione?
Mi sono interrogato (ma continuerò a farlo) e questa è la risposta più plausibile: proteggere al meglio quell’equilibrio così delicato, in me e nelle persone a me più care.
Ed ecco perché ve lo sto raccontando.
Perché ogni volta che si sale in bici si diventa più liberi e ci si slaccia un po’ dall’ancora che fissa l’equilibrio.
Liberi di amare la vita come non riuscireste a fare in altre situazioni, ma allo stesso tempo, e lo sapete anche voi, diventate artefici del vostro equilibrio.
La libertà e l’amore hanno il loro prezzo, e non parlo di euro o dollari.
Ho deciso di raccontarvi questa storia così lontana dai soliti temi di MtbCult perché credo che condividere con voi questi pensieri sia stato il motivo per cui sono ancora vivo.

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Autoscatto all’ospedale. Il casco ha fatto il suo dovere. Tutti i medici hanno fatto il loro dovere. Ma io mi sento comunque molto fortunato.

Il messaggio è molto semplice: la bicicletta è magnifica perché vi porta ad amare di più la vita, vi pone davanti delle sfide, riempie il cuore di emozioni, insegna le regole della vita, insegna a conoscere gli altri e il mondo, ma proprio perché dà tanta libertà ci allontana anche da quell’equilibrio prezioso.

Ci rende più liberi, nel bene e nel male.

Ogni volta che salite in sella, quando allacciate il casco, ricordatevi che quell’equilibrio non è un blocco di marmo da 40 tonnellate difficile da muovere…
Non è una banale ramanzina da zio, ma il resoconto di una faccenda accaduta davvero.
Fatele un posto nel cuore e vi farete una cortesia.
Ci rivediamo presto.



        
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