scritto da Saverio Ottolini in Storie,Training il 02 Apr 2013

Xc vs enduro, 2ª puntata: la metamorfosi di Chiara Pastore

Xc vs enduro, 2ª puntata: la metamorfosi di Chiara Pastore
        
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Continua il confronto fra le due tipologie di atleti più popolari nel mondo della Mtb, ossia il biker Xc e il biker enduro. Nella prima puntata abbiamo preso in esame i risultati strumentali di due “motori” di alto livello, mentre questa volta non affronteremo diagrammi e grafici, ma vi proponiamo il confronto Xc-enduro con le parole di chi lo ha sperimentato in prima persona. Prima atleta dell’Xc e adesso campionessa dell’enduro, parliamo di Chiara Pastore che Saverio Ottolini (www.sportattitude.it) ha intervistato di recente. La Pastore è uno dei primi casi di quella “metamorfosi” atletica che sta interessando un numero sempre crescente di appassionati. Dall’Xc all’enduro il passo a volte può essere più breve di quanto si creda.

Per meglio capire analogie e differenze tra le due discipline abbiamo chiesto questo volta un parere diretto agli atleti stessi, ed in particolare a una rider italiana che dopo ottimi risultati nel cross country ha deciso di passare all’enduro, e, dopo la maglia di campione italiano 2012 nella categoria Donne Master, nel 2013 è passata alla categoria Elite, presentandosi ad inizio stagione in ottima forma, vincendo la prova di apertura del Circuito Sprint a Coggiola. Parliamo di Chiara Pastore che è una o forse l’unica atleta (uomini inclusi) ad avere prima raggiunto risultati molto importanti nell’ Xc e successivamente ad aver dominato le classifiche delle competizioni Enduro. La Pastore, contrariamente a quanto si può credere, non è una pro’, essendo una studentessa di scienze infermieristiche in procinto di laurearsi e che, quindi, deve conciliare duramente lavoro e allenamenti. Chi, quindi, meglio di lei potrà darci impressioni, sensazioni, difficoltà e differenze tra le due tipologie di gara? L’abbiamo incontrata dopo un allenamento per fargli alcune domande.

All'arrivo della prova di Coggiola, la prima Sprint Superenduro del 2013.

All’arrivo della prova di Coggiola, la prima Sprint Superenduro del 2013.

– Chiara, quando hai iniziato a correre in Mtb?
– A 14 anni con le gare di cross country, inizialmente solo per divertimento. Poi gradualmente ho preso maggiore passione sia per le gare che per gli allenamenti raggiungendo ottimi risultati che mi hanno portato alla prima convocazione in nazionale nella categoria Junior per i Mondiali in Val di Sole. Sono poi seguite le convocazioni in Olanda per gli Europei e per le due prove di Coppa del Mondo in Germania e Belgio.

– Come mai hai deciso di cambiare specialità dedicandoti a tempo pieno all’enduro?
– Dopo i due anni da Junior ho iniziato a correre nella categoria Under 23 dove però il livello si è alzato moltissimo. Ho anche iniziato i miei studi universitari che ovviamente hanno limitato molto la mia disponibilità di tempo. Nonostante grandi sacrifici, continuando ad allenarmi in modo mirato, facevo comunque moltissima fatica a stare al passo con le altre atlete. Cominciarono a mancare risultati di rilievo e personalmente mi sentivo meno competitiva che in passato; questo, essendo stata abituata a correre ad alti livelli, mi ha fatto per un attimo perdere la grande passione che avevo sempre avuto per la bicicletta. Ero sul punto di lasciare il mondo delle gare quando, tramite Alex Lupato, conobbi il mondo del Superenduro e me ne innamorai subito.

In azione al Trofeo Enduro delle Nazioni dello scorso anno, dove si piazzò 185ª assoluta su 255 arrivati e al secondo posto come rappresentativa nazionale femminile insieme a Valentina Macheda e Marianna Uttini

In azione al Trofeo Enduro delle Nazioni dello scorso anno, dove si piazzò 185ª assoluta su 255 arrivati e al secondo posto come rappresentativa nazionale femminile insieme a Valentina Macheda e Marianna Uttini

– Quali sono state le difficoltà iniziali e quali le differenze principali che hai riscontrato?
– La difficoltà maggiore è stata il capire come realmente “funzionasse” una gara di enduro e il dover gestire una competizione che spesso dura quasi 5 ore. Inizialmente la partenza individuale mi ha messo un po’ di difficoltà, essendo abituata alle partenze di gruppo dell’Xc.
Ho anche gradualmente modificato il modo di allenarmi curando maggiormente la tecnica di guida e lavorando anche in palestra per avere maggiore forza nel tronco e negli arti superiori.

Chiara Pastore in azione con la bici e la divisa nuova. Così come il suo compagno Sottocornola, anche lei corre con una Santa Cruz Nomad Carbon. Foto di Jacopo Filippetti

Chiara Pastore in azione con la bici e la divisa nuova. Così come il suo compagno Sottocornola, anche lei corre con una Santa Cruz Nomad Carbon. Foto di Jacopo Filippetti

– Quali ritieni siano gli aspetti più “duri” delle due discipline?
– Nell’Xc per gareggiare ad alti livelli è necessario allenarsi moltissimo, quindi avere molta disponibilità di tempo senza considerare il recupero, aspetto fondamentale soprattutto nel periodo gare. Nell’enduro è comunque necessario avere tempo a disposizione per gli allenamenti, ma spesso questi risultano più divertenti in quanto si lavora molto sulla tecnica, a volte approfittando anche dei furgoni per fare numerose risalite in tempi brevi e ripetere in una giornata la stessa discesa moltissime volte al fine di conoscere al millimetro ogni singolo ostacolo. La cosa più dura dell’enduro è invece la durata complessiva delle gare, che tra prove speciali e trasferimenti, ti portano a stare in sella moltissime ore. Per questo è fondamentale curare tantissimo sia la parte anaerobica che quella aerobica dell’allenamento. C’è un altro aspetto che ritengo molto più impegnativo nell’enduro ed è la componente psicologica: spesso ci giochiamo la vittoria sul filo dei secondi, il minimo errore o distrazione possono compromettere il risultato. Per questi motivi l’aspetto mentale, la concentrazione sono fondamentali al fine di guidare e spingere il più forte possibile senza commettere errori.

Chiara Pastore insieme al compagno Davide Sottocornola alla prova Sprint di Tolfa lo scorso anno: un infortunio alla gamba l'ha tenuta fuori dalle gare per diverse settimane.

Chiara Pastore insieme al compagno Davide Sottocornola alla prova Sprint di Tolfa lo scorso anno: un infortunio alla gamba l’ha tenuta fuori dalle gare per diverse settimane.

– Come vedi la situazione e l’evoluzione del settore femminile nell’enduro?
– Per una ragazza è molto difficile emergere nel mondo dell’enduro in quanto essendoci una partecipazione prevalentemente maschile tutta l’attenzione dei media è rivolta a loro. Per ora corriamo in poche ed i nostri risultati vengono minimizzati, senza considerare che contrariamente all’Xc, ad esempio, facciamo esattamente stessa durate e distanza di gara degli uomini e questo richiede un allenamento molto duro. Io mi ritengo molto fortunata in quanto ho il vantaggio di avere un partner (Davide Sottocornola, ndr) che mi consiglia, oltre ad uno staff di persone che mi segue e mi aiuta. Penso che senza un sufficiente aiuto sia molto difficile per una ragazza sia allenarsi che correre nell’enduro.

        
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