Davvero nessuno ha più voglia di fare fatica?
Nella puntata precedente abbiamo analizzato la situazione in cui versa la Mtb senza motore e, basandomi su ciò che hanno detto alcuni esponenti della bike industry e soprattutto ciò che leggo nei vostri commenti, sembra (e sottolineo sembra) che nessuno ha più voglia di fare fatica in bici.
E che questo porti ripercussioni sulla vendita di alcune tipologie di Mtb, vedi Xc ed enduro, visceralmente legate alla fatica e alle prestazioni in sella.
Prima di addentrarci, però, in questa analisi vi invito a guardare il video, nella cui parte iniziale rispondo a due domande:
- - quella di Giovanni che chiede la differenza fra la coppia e la potenza in un motore elettrico (e come queste siano connesse all'autonomia della batteria);
- - e quella di Giorgio Merlini che da una Cannondale Moterra SL Lab71 vorrebbe passare ad una e-Mtb da enduro ben più capace di sospensioni (ne vale la pena?)
Nessuno ha più voglia di fare fatica?
Analizzando i dati che i marchi intervistati ci hanno dato e leggendo i vostri commenti viene da pensare che “nessuno ha più voglia di fare fatica”.
A soffrire di questo scenario, infatti, è proprio l’agonismo amatoriale e ne abbiamo parlato più volte.
Tante le cause e le concause, ma analizzando il fenomeno da una prospettiva più ampia ed uscendo un po’ dall’ambito bici la prospettiva cambia.
E c’è un momento in cui cambia, per tutti, e non solo per i ciclisti.
Il Covid e il relativo lock-down sono stati un cambiamento epocale per tutti noi.
Era il 2020, sei anni fa.
E ognuno lo ha sperimentato in modo diverso: per alcuni è stato solo un momento di stop e magari di maggiore riflessione, per altri, oltre ad essere stato uno stop, è stato anche un trauma perché magari ha perso amici, famigliari oppure ha dovuto cercare un altro lavoro.
In ogni caso è stato un cambiamento enorme a livello interiore.
E questo ha portato a rivedere, rivalutare e spesso a cambiare le proprie priorità, abitudini e preferenze.
L’agonismo in bici è stato in buona parte sostituito da raduni, viaggi, uscite in bici con gli amici e altre cose ancora.
Senza dimenticare che la bici, proprio dopo il lock-down, ha vissuto un periodo di boom planetario che ha portato tante nuove persone a pedalare.
A diventare dei ciclisti.
Questo fino alla seconda metà del 2022.
Poi tutto è cambiato di nuovo e il mercato della bici è pian piano tornato su livelli leggermente superiori rispetto al pre-Covid.
I numeri esatti, però, non li conosciamo, ma si stima che il numero di ciclisti praticanti sia aumentato di un 20-25%
Ma torniamo all’agonismo in bici, ovvero alla voglia di fare fatica di cui si parlava all’inizio.
Fatica, divertimento e soddisfazione
Essere agonisti significa essere molto allenati e preparati, proprio per riuscire a creare quel mix di fatica, divertimento e soddisfazione che, a fine gara, risulti piacevole.
Messa così sembra facile, ma non lo è.
E lo conferma il fatto che per ottenere un mix piacevole di fatica, divertimento e soddisfazione, cioè 3 ingredienti cruciali che rendono le uscite in bici belle e motivanti, oggi ci sono anche altri modi, ovvero anche altre tipologie di bici.
Cioè le e-Mtb e le bici gravel che, guarda caso, sono proprio quelle che hanno conosciuto una maggiore popolarità negli ultimi 10 anni.
Cosa significa questo?
Che alcuni di noi sono diventati dei ciclisti diversi, perché la bike industry ha proposto delle alternative più rispondenti alle loro necessità.
Del resto, se ci pensate bene, fino a 20 anni fa esistevano solo le bici da Xc con ruote da 26” e le all mountain da 140 mm di corsa…
E chi andava in bici da corsa non aveva molte alternative oltre alla “classica bici da corsa”.
La realtà delle cose, quindi, come detto ad esempio da Enrico Andrini di Pon.Bike Italia, è che il numero di praticanti è spalmato ora su una maggiore quantità di segmenti e categorie di bici.
E molte di queste, aggiungo io, non prevedono o non hanno una forte indole agonistica.
E sono appunto le e-Mtb e le bici gravel.
Quindi sempre meno agonisti in futuro?
Difficile rispondere.
Di sicuro non è corretto dire, generalizzando, che i giovani non hanno più voglia di fare fatica.
Quello che credo rappresenti la realtà è che oggi i giovani hanno più modalità per diventare ciclisti e fra queste quella più intrigante prevede un motore elettrico.
Diciamo che oggi un giovane per diventare ciclista può non passare subito dall’agonismo classico (strada e cross country, per capirci) ma trovare più appetibile il mini enduro oppure una pedalata con la bici elettrica oppure ancora una bici gravel.
Come faranno, allora, a diventare agonisti questi giovani?
Si dice che “se son rose fioriranno” e a far fiorire i talenti servono, ancora oggi, le perso ne competenti e appassionate che sanno riconoscere i talenti.
Le squadre che lavorano con i giovani possono provare approcci diversi e più rivolti al divertimento (che è sempre prioritario con i giovani) e scovare il ragazzino o la ragazzina che ha stoffa.
Anche in sella a una bici elettrica.
Quindi, nessuno ha più voglia di fare fatica?
Diciamo che i tanti agi della vita di oggi ci inducono a pensare questo, ma sappiamo bene tutti che presto o tardi tutti, e dico tutti, dobbiamo fare i conti con la fatica.
Certo, se siamo ciclisti magari siamo anche un po’ più bravi a ricercare il lato divertente ed appagante del fare fatica.
O no?
Ci vediamo alla prossima puntata di Fuori Sentiero.
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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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