Meno iscritti alle gare amatoriali: le cause e le possibili soluzioni

Daniele Concordia
|
test

Meno iscritti alle gare amatoriali: le cause e le possibili soluzioni

Daniele Concordia
|

Negli ultimi anni ci sono stati meno iscritti alle gare amatoriali e, guardando al futuro, il trend non sarà troppo diverso.
Le granfondo, le marathon, ma anche i cross country hanno registrato dei cali significativi a livello di numeri, che non è stato immediato, ma progressivo nel corso di 3-4 stagioni.

Resistono i grandi eventi, che si contano sulle dita di una mano: Hero, DSB, Capoliveri Legend Cup, Alta Valtellina e poche altre.
In realtà, anche queste manifestazioni hanno subito un calo, ma in un modo o nell'altro riescono a sopravvivere, mentre le gare medie o piccole arrancano: alcune hanno già detto basta nel 2025, mentre altre potrebbero farlo a breve.

Insomma, la situazione per gli amanti delle competizioni non è rosea, ma ormai non è una novità.
Questo articolo è un ragionamento a voce alta, il nostro punto di vista sulla questione, nel quale ricerchiamo le cause e le possibili soluzioni.

Costi più elevati

Senza girarci troppo intorno, questo è il punto cruciale.
Ci sono sempre meno iscritti alle gare perché tutto costa troppo: iscrizioni, carburante, alberghi, pranzi, cene... I prezzi sono saliti alle stelle e per molti amatori partecipare a 20 gare all'anno come si faceva in passato è diventato impossibile. Quindi si fa una scrematura, scegliendo pochi eventi ma selezionati: una o due gare fuori, magari sfruttando l'occasione per fare una piccola vacanza, e qualche gara vicino casa, per ottimizzare i tempi e i costi.

Questa è la scelta della maggior parte degli appassionati, ma c'è anche chi, proprio a causa dei costi lievitati, ha deciso di dire basta alle competizioni, perché le entrate mensili di un italiano medio non seguono il trend dei prezzi in rialzo.
Okay, questo è un altro discorso e non è di nostra competenza approfondirlo, ma di sicuro la disparità tra entrate e costi incide sul calo degli iscritti alle gare amatoriali.

E quando parliamo di prezzi non possiamo tralasciare quelli delle bici, dei componenti, dell'attrezzatura e di tutto quello che gira intorno alla manutenzione della bici.
Non è colpa dei negozianti né di nessun altro, ma è un dato di fatto che tutto costi di più e chi decide di schierarsi in griglia vuole avere un mezzo competitivo, sicuro e performante.
La faccenda è nebulosa e complicata, ma bisogna guardare in faccia la realtà.



Il ritmo della vita

Ci sono sempre meno iscritti alle gare amatoriali anche perché il ritmo della vita è cambiato molto negli ultimi anni.
Tutto va più veloce, si fatica a trovare del tempo libero da dedicare al relax, bisogna incastrare mille impegni e nel mentre, chi ha una passione, cerca di trovare spazio anche per quella.
Insomma, la vita è già una corsa faticosa ed è proprio per questo motivo che tanti appassionati hanno deciso di abbandonare il mondo delle competizioni, dedicandosi ad eventi più rilassanti e goliardici, come le randonnée, i raduni cicloturistici o i semplici giri con gli amici.

Una parte di loro avrebbe ancora il desiderio di attaccare il numero, perché l'agonismo non muore mai, ma per una serie di motivi non può più farlo e decide di cambiare strada.
Non possiamo dare la colpa a questa categoria di bikers, è un discorso troppo ampio, un fattore sociale che non dipende da noi: ognuno fa quello che ritiene opportuno per essere felice, sereno.
Ed è giusto così.

In mezzo a tutto questo marasma c'è anche un fattore culturale che incide fortemente sul modo di approcciarsi allo sport: il ciclismo è fatica, motivazione, costanza, tenacia e tanti ragazzi non hanno voglia di faticare, per diversi motivi più grandi di noi che non vogliamo approfondire.
Non a caso, la categoria che va dai 19 ai 29 anni è quella che ha subito un calo maggiore di iscritti negli ultimi anni e da una parte questo preoccupa, perché vuol dire che non c'è ricambio generazionale per le categorie successive.

Il livello sempre più alto

Lo abbiamo detto più volte: nelle gare si va sempre più forte, il livello atletico è sempre più alto.
Merito dei metodi di allenamento che sono cambiati, dell'attenzione più marcata sull'alimentazione, delle bici più performanti ecc. Fatto sta, che se non sei preparato prendi gli schiaffi e se hai un carattere competitivo non accetti questa situazione: o riesci ad allenarti come si deve, oppure molli.
Questo è quello che sta succedendo da qualche anno a questa parte, perché, come abbiamo detto sopra, non tutti hanno tempo e modo di allenarsi con metodo e costanza.
Senza dilungarci troppo, avete capito il discorso.

Categorie obsolete

Questo tema si lega in parte con quello precedente: il livello è sempre più alto e c'è troppa disparità tra i Master della stessa età, ma che magari hanno un background diverso e più tempo a disposizione per allenarsi.
Ecco perché, a nostro avviso bisognerebbe rivedere le categorie amatoriali, utilizzando il Ranking come criterio di definizione e permettendo di salire o scendere di categoria in base ai risultati ottenuti.

Abbiamo approfondito questo argomento in un articolo specifico:

Lo "scotto" dei percorsi

C'è stato un periodo in cui i tracciati delle marathon erano davvero estremi: dislivelli assurdi e tanti chilometri, troppi per un qualsiasi amatore che vuole assaporare il gusto della competizione, non solo “sopravvivere” portando la bici al traguardo.
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato, la maggior parte dei tracciati sono più umani e in ogni caso c'è sempre un'alternativa agonistica al percorso lungo, che è comunque stimolante.

Tanti bikers, però, in quegli anni hanno pagato lo scotto, tirando i remi in barca e magari cambiando totalmente il modo di intendere la Mtb.
Tuttavia, da questo punto di vista siamo fiduciosi perché gli organizzatori si stanno muovendo bene: forse, questo è il fattore che incide meno sulla partecipazione alle gare amatoriali.

Qui sotto, un approfondimento sui percorsi delle gare amatoriali:

I calendari da rivedere

Questo è un punto del quale non ha mai parlato nessuno, ma che è molto dibattuto tra chi partecipa alle gare amatoriali.
La stagione delle gare inizia a febbraio/marzo e termina a inizio/metà ottobre, con una pausa molto breve ad agosto e gli eventi più importanti (come il campionato italiano Xc) a fine luglio. Pensandoci bene, questo è il periodo più “caldo” di tutti, sia perché il clima è proibitivo, sia perché molto spesso, proprio in quelle settimane gli italiani possono prendere le ferie a lavoro e stare un po' di più con la famiglia.
Inoltre, a fine luglio si hanno sulle spalle già 4-5 mesi di gare, quindi la freschezza mentale e fisica viene meno.

A nostro avviso, il calendario potrebbe essere rivisto per incentivare la partecipazione e non creare problemi a chi corre, ma ha anche una famiglia e un lavoro impegnativo.
Ad esempio, perché non fare una pausa estiva più importante e prolungare leggermente la stagione, visto che a ottobre in Italia il clima è ancora molto buono?
Si potrebbe gareggiare da marzo a giugno, con pausa totale a luglio e agosto, per poi continuare a settembre e ottobre.
I campionati italiani Xc e Marathon si potrebbero posizionare in due periodi diversi, ad esempio a giugno e a settembre, in modo da permettere a chi vuole partecipare ad entrambi di spalmare le trasferte e prepararsi al meglio.
Magari sbagliamo, ma questo genere di impostazione avrebbe senso e permetterebbe di vivere con più serenità tutte le fasi della propria vita, perché la bici è solo un pezzo del puzzle, poi c'è tutto il resto.

Il gravel che spinge forte

Non è la giustificazione generale, ma anche l'avvento di altre specialità incide sul fatto che ci siano meno iscritti alle gare di Mtb.
Il biker è sempre stato un tipo curioso, meno tradizionalista dello stradista e ogni tanto vuole provare qualcosa di nuovo.

Le gare gravel attirano l'attenzione di alcuni appassionati, perché in un certo senso simboleggiano il ritorno alla semplicità, al mezzo essenziale, alle competizioni un po' meno tecniche e aperte a diversi tipi di utenti. Insomma, il gravel può piacere oppure no, ma di certo è una specialità inclusiva, che incuriosisce.
Proprio per questo motivo, molti ex agonisti di Mtb si sono spostati sul gravel, anche perché la stessa bici si può utilizzare praticamente ovunque, ottimizzando le spese complessive e scoprendo altre sfaccettature del ciclismo.

La “tentazione” della e-Mtb

Come dicevamo prima, i ritmi della vita sono sempre più serrati, i tempi stringono e in qualche caso si cade alla tentazione della e-Mtb.
L'elettrica permette di vivere il fuoristrada con un approccio diverso, senza rinunciare alla magia del bosco, ai sentieri divertenti e alle uscite in compagnia, ma con molta meno fatica e, soprattutto, ottimizzando i tempi.

meno iscritti alle gare

L'agonista vero, l'appassionato della fatica, della bici semplice, leggera, “analogica”, probabilmente non cederà mai totalmente alla tentazione di una e-Mtb. Ma c'è anche una fetta di bikers, magari quelli più avanti con l'età, oppure quelli più giovani e con una visione più ampia della situazione, che hanno deciso di cambiare del tutto il modo di vivere lo sport.
Giusto o sbagliato?
Nessuna delle due risposte è corretta, dipende semplicemente dal gusto e dalle necessità.
Di sicuro, anche l'avvento delle e-Mtb ha in parte inciso sull'affluenza alle gare.

È una ruota che gira...

Quelli appena menzionati sono, a nostro avviso, i possibili motivi per i quali sono diminuiti gli iscritti alle gare, amatoriali e non solo, perché anche il numero di agonisti (Elite e U23) è in calo.
Ma è solo per questi motivi che ci sono meno iscritti alle gare, oppure c'è dell'altro?
A nostro avviso è anche una questione di moda: come accade in tutti i settori, anche il nostro è “una ruota che gira”. Le tendenze vanno e vengono, cambiano le abitudini, le esigenze e subentrano modi diversi di intendere lo sport.
Di base, però, c'è sempre il “bisogno” di competere e di faticare, in un modo o nell'altro, per poi tornare sui propri passi prima o poi.

Meno iscritti alle gare: come risolvere la questione?

I fattori appena menzionati sono tutti legati tra di loro e creano una situazione molto ingarbugliata...
I numeri in calo sono un dato di fatto, ma non facciamone una tragedia. Piuttosto, cerchiamo delle soluzioni pratiche e realizzabili.
Ad esempio, scegliere dei tracciati alla portata di tutti, rivedere i calendari e magari anche le categorie potrebbero essere tre mosse decisive e non troppo complicate da mettere in pratica.
Come ben sapete, noi possiamo solo lanciare il sasso, con la speranza che qualcuno riesca a ragionare sulle nostre proposte in modo intelligente e costruttivo.

Qui gli altri articoli sulle gare amatoriali.

Qui gli altri articoli sul cross country.

Qui gli altri articoli sulle marathon.

Condividi con
Sull'autore
Daniele Concordia

Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.

Iscriviti alla nostra newsletter

... E rimani sempre aggiornato sulle ultime notizie!
Logo MTBCult Dark
Newsletter Background Image MTBCult
MtbCult.it arrow-leftarrow-right