

È inutile negarlo: le categorie amatoriali sono ormai obsolete.
Nelle gare dedicate ai master, sia su strada che nel fuoristrada, le categorie vengono create da sempre in base all'età dei partecipanti.
Una regola che fino a qualche anno fa ha funzionato abbastanza bene, ma che ultimamente sta facendo acqua da tutte le parti ed ha contribuito (insieme ad altri fattori che analizzeremo in un prossimo articolo) alla riduzione del numero degli iscritti alle competizioni.
Ma per quale motivo?
E come si potrebbe risolvere il problema?
Approfondiamo il discorso.

Perché la regola dell'età non funziona più?
Non funziona perché c'è troppa disparità, in termini di livello atletico, tra i partecipanti delle gare master.
Nella stessa categoria si può trovare l'ex professionista, l'amatore evoluto che ha molto tempo per allenarsi, ma anche il principiante che ha iniziato a gareggiare da poco, oppure colui che avrebbe anche le potenzialità fisiche, ma non ha tempo di pedalare con costanza.
Tutti hanno diritto di attaccare il numero, ma capite bene che non c'è competizione, i livelli sono troppo diversi.

Quindi cosa accade?
Chi è nel vivo della competizione lotta, si diverte, sale sul podio e mantiene vivo quello stimolo necessario per continuare a faticare e andare avanti, chi invece è nelle posizioni di rincalzo può solo rincorrere, senza alcun riconoscimento, andando a casa con la coda tra le gambe.
Okay, un amatore dovrebbe correre non solo per la classifica, ma anche per il divertimento e bla, bla, bla... Ma parliamoci chiaro, la gara è gara e l'obiettivo è arrivare più avanti possibile, indipendentemente dal proprio livello. Altrimenti non avrebbe senso iscriversi ad una competizione di carattere agonistico, basterebbe una semplice uscita tra amici per divertirsi.

Cosa è cambiato negli anni?
L'informazione è maggiore, le bici sono più evolute, il modo di alimentarsi, integrarsi e allenarsi è cambiato...
Di conseguenza, anche il master che ha tempo e voglia di allenarsi con metodo ha un quadro più chiaro di come muoversi, togliendosi qualche soddisfazione in più e guadagnando posizioni in classifica.
Tutto questo ha portato ad un innalzamento importante del livello atletico, lo testimoniano i tempi e i wattaggi in gara dei master più forti, che in qualche caso sono molto simili a quelli espressi dagli Elite.

Allo stesso tempo, i ritmi della società moderna (sempre più veloci) hanno penalizzato quella fetta molto grande di appassionati che si allenavano nel weekend e magari due volte dentro la settimana, per poi attaccare il numero di tanto in tanto, cioè i “veri amatori”.
Beh, ora non basta più: per essere nel vivo della gara ci vuole costanza e metodo, altrimenti si soffre e basta.

Un motivo di abbandono?
Tutto questo ha creato due opposte fazioni, gli agonisti di medio-alto livello che si divertono ancora a gareggiare e quelli che “rincorrono”.
Ma c'è anche chi non si diverte più a competere in questo modo, ha smesso di partecipare alle gare o sceglie di prendere parte solo a quei 2-3 eventi l'anno più importanti, sfruttando l'occasione per passare un weekend diverso con gli amici o con la famiglia.

Oppure c'è anche chi ha smesso del tutto, magari prende parte alle cicloturistiche, oppure si è buttato nel gravel, ha comprato la e-Bike... In ogni caso ha cambiato aria.
Quindi, questa disparità tra gli atleti della stessa categoria incide anche sul numero dei partecipanti alle gare.

Come risolvere il problema?
Sarebbe molto semplice, ovvero bisognerebbe eliminare la distinzione delle categorie in base all'età anagrafica e definirle in base al livello atletico, più precisamente in base al ranking.
Non è una cosa assurda, lo fanno già in altri Paesi (Stati Uniti su tutti) ed avrebbe molto più senso.
Creare delle categorie amatoriali sulla base del ranking federale risolverebbe il problema alla radice, perché ognuno si scontrerebbe con gli atleti di pari livello o in ogni caso il gap non sarebbe troppo elevato. In questo modo, la sfida diventerebbe più stimolante per tutti e potrebbe incentivare la partecipazione alle gare.

Ovviamente, questo avrebbe dei pro' e dei contro, perché chi attualmente “domina” la categoria, potrebbe ritrovarsi a correre contro degli atleti molto più forti ed avere la vita meno facile. Ma fa parte del gioco e anche questo potrebbe essere uno stimolo ulteriore.
A nostro avviso, un sistema del genere potrebbe portare una bella boccata d'aria fresca nel mondo delle competizioni. E in questo momento ce ne sarebbe veramente bisogno.

Categorie amatoriali e specialità
Xc, Granfondo e Marathon sono delle specialità molto diverse tra loro, ma attualmente le categorie amatoriali (per età) sono identiche per tutte le specialità.
Con la distinzione in base al livello, anche qui le gare sarebbero più equilibrate, ma forse sarebbe opportuno fare una distinzione tra gli atleti Elite inseriti nel Ranking UCI (che corrono anche in Coppa del Mondo) e gli Elite di caratura nazionale, che seppur molto forti, solitamente hanno un livello atletico più vicino a quello di un Master di prima fascia.
In questo caso sarebbe giusto far correre insieme gli Elite nazionali e gli amatori più forti, lasciando però in una categoria a parte i veri professionisti.
Nelle Marathon questo problema non c'è, perché si corre da sempre tutti insieme, le dinamiche di corsa sono diverse e il percorso non crea problemi di sorpassi, doppiaggi e così via.

Ci arriveremo, prima o poi?
Lo scoglio più difficile da superare potrebbe essere la creazione delle varie categorie, perché come sappiamo il dialogo tra FCI ed i vari Enti della Consulta non è dei più rosei... E per far sì che il sistema funzioni servirebbero delle regole eque, da far rispettare in tutte le competizioni amatoriali.
Prima di tutto bisognerebbe lavorare in questo senso, per poi stabilire dei criteri generali, in base ai quali definire le varie categorie.
Sulla carta non è un'impresa difficile, ma in pratica potrebbe diventarlo, soprattutto in Italia...

Non sappiamo se cambierà mai qualcosa nelle categorie amatoriali, ma è nostro dovere aprire questo dibattito, con la speranza che prima o poi qualcuno ci ascolti e faccia la mossa giusta per dare una nuova vita a movimento agonistico dei Master.
Perché in fin dei conti non è vero che le gare sono morte, l'agonismo c'è sempre, a tutti i livelli, basta trovare la chiave giusta per rispolverarlo dentro ognuno di noi.

Questo articolo è un “ragionamento a voce alta” che vogliamo condividere con voi.
Per questo motivo vi chiediamo un vostro parere: cosa ne pensate delle categorie amatoriali e del possibile futuro?
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Sull'autore
Daniele Concordia
Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.
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Salve io corro da ANNI GARE sia XC che marathon . io sono in Lombardia mancano tante GARE e circuiti la F.C.I non ci sono gare una volta almeno INTERNAZIONALI D' ITALIA elite master adesso per fare gare devo correre ACSI poi i premi una volta premiavano con SOLDI e fine classifica FINALE TELAI e componenti oggi la busta della spesa che( son il prezzo della iscrizione )poi considerati meno che ELITE che io vorrei fare lo dico da ANNI almeno non paghi iscrizioni poi amatori sempre snobbati che pero' vinciamo contro ELITE alcune gare per me la gente non fa piu' fatica mi accorgo che corriamo in TUTTA ITALIA le facce sempre quelle niente di new i Giovani puntano alto societa' che devo dare bici caschi divisa tutto perche' fino 18 -20 anni poi si stufano se non puntano alto fatica ZERO la F.C.I deve fare gare ELITE CON MASTER e piu' gare poi il MONDIALE MASTER a casa di dio sempre oltre oceano mai in EUROPA speriamo che il 2026 grazie
Ottimo articolo, se ne discute da tanto. Sicuramente il problema della disparità data dall’ avvento delle nuove metodologie di allenamento ha creato un problema nelle gare. Quando ho iniziato le differenze a fine gara potevano essere di 15 min (fra primo e settimo/ottavo), oggi la differenza è abissale. Si prendono 30min dal primo e fare fra i primi cinque (di categoria, perché la assoluta è una storia a sé) e’ molto difficile. Altro tema è vedere quando le categorie amatoriali top siano vicine agli elite nazionali, non è raro vedere M5/M6 nei primi 10 assoluti o davanti agli élite….
Concordo che si potrebbe creare un ranking, ma come lo fai ?? Prendi lo storico dei risultati degli ultimi 10 anni ? Meglio un ranking unico o suddiviso per tipologia di gara (xc/marathon/ciclocross)?
E poi, chi è forte ma corre poco, dove lo fai partecipare ? Discorso complesso.
Sicuramente nelle gare si percepisce il malumore di chi non potendosi allenare ogni giorno (perché di questo parliamo) viene solamente a fare numero. E quindi molti si stanno spostando verso pochi eventi, dove non importa il risultato ma si è comunque in un ambiente molto coinvolgente.
non dovrebbe esserci neppure la classifica per gli amatori se vuoi gareggiare ti tesseri da elite, gli altri si fanno una bella randonne magari con lotterie finali e premi estratti senza ansie da prestazione.