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Alcuni campioni come Anne Caroline Chausson sanno quanto sia dispendioso in termini di tempo fare il setup delle sospensioni.
La strategia della francese è semplice: annotarsi le regolazioni e le pressioni e tenere la nota sempre con sé.
Ciò che ha fatto la francese, però, è qualcosa di ancora più utile, ossia tenere memoria dei tre setup per le tre situazioni più comuni che le capita di affrontare.
Nel caso della francese sono tre, ma potrebbero essere anche quattro o cinque, in base alle proprie abitudini.
Quali sono, comunque, queste situazioni? Anne Caro ha le sue, noi cercheremo di generalizzare e affrontare tre situazioni tipiche, ovvero:
1 – discese lente e ripide,
2 – discese veloci
3 – terreni bagnati.

Un esempio di tre setup personalizzati per le sospensioni a partire da quello standard, sulla sinistra
Un esempio di tre setup personalizzati per le sospensioni a partire da quello standard, sulla sinistra

Discese lente e ripide
All’aumentare della pendenza aumenta il trasferimento di carico sulla anteriore e quindi la forcella tende a comprimersi maggiormente. La tecnica da utilizzare in questi casi è quella che porta ad arretrare il bacino rispetto alla sella, per bilanciare il peso sulla bici.
La forcella quindi viene in qualche modo alleggerita dal peso del biker, ma se capitano gradini o comunque dislivelli importanti da superare in sella la forcella si comprime.
Ciò che occorre fare in queste circostanze è fare in modo che il baricentro biker-bici rimanga il più arretrato possibile, ma non troppo, altrimenti la ruota anteriore perde direzionalità e precisione. Quindi, occorre arretrare il bacino, ma non troppo altrimenti non si riesce più a guidare bene la bici.
La forcella quindi necessita di un precarico maggiore, di 10-15 Psi, per evitare che affondi troppo e ci sbilanci in avanti. Questo è un setup da ricordare per bene.
– Rebound: se la velocità in discesa è bassa e il terreno molto sconnesso, avendo già aumentato il precarico, occorre rallentate la velocità di rebound, altrimenti la forcella sembra imbizzarrita.
– Ammortizzatore: in questa situazione può essere lasciato al valore di precarico che permette il Sag corretto. Anzi, un precarico leggermente inferiore permette di abbassare il movimento centrale e ottimizzare l’assetto in sella per le pendenze molto accentuate.

Richie Schley non è proprio il tipo da discese lente e ripide, ma la tecnica non gli manca di certo. Foto Mesum Verma
Richie Schley non è proprio il tipo da discese lente e ripide, ma la tecnica non gli manca di certo.
Foto Mesum Verma

2 – Discese veloci
Anche la velocità richiede un precarico maggiore e/o un freno in compressione per le basse velocità più forte, per evitare che la forcella affondi in maniera eccessiva e comprometta l’assetto in sella. Ma non solo: più veloci si va, e maggiore deve essere il margine di travel da concedere alla forcella in caso di asperità impreviste e/o di errori di traiettoria.
E’ un’abitudine comune a tanti discesisti quella di aumentare il precarico all’aumentare della velocità.
– Rebound: la logica vorrebbe una regolazione simile a quella del punto precedente, ma è difficile suggerire un setup. Occorre considerare quanto sconnesso è il fondo. Un rebound molto veloce può peggiorare il controllo del mezzo, ma è un’opzione comunque comune fra chi va forte in discesa.
Attenzione al rebound dell’ammortizzatore: se si prevedono salti, una velocità di estensione elevata può sbilanciare la bici al momento dello stacco da terra della ruota posteriore.
– Ammortizzatore: se si prevedono salti un aumento di precarico può essere suggerito, ma di pochi Psi, massimo 10.

Anne Caroline Chausson preferisce tenere la forcella molto ferma e quindi con molto precarico. E' un'impostazione che le deriva dalla pratica della Bmx, specialità nella quale è stata campionessa olimpionica
Anne Caroline Chausson preferisce tenere la forcella molto ferma e quindi con molto precarico. E’ un’impostazione che le deriva dalla pratica della Bmx, specialità nella quale è stata campionessa olimpionica

3 – Terreni bagnati
Se il grip con il terreno è molto ridotto le gomme non riescono a garantire alla bici il corretto controllo della direzione. Si deve scendere a compromessi. Il biker sa dove deve andare e deve cercare di farlo accettando che la bici non risponda esattamente alle sue direttive.
Un ruolo chiave lo giocano le gomme e la loro pressione.
Le strade percorse dai pro’ in questi frangenti sono due ed opposte: gomme da fango (quindi più strette) a pressione maggiore e forcella a pressione minore (tanto c’è il fango che attutisce in parte gli impatti), oppure il contrario per dare modo alle gomme di aderire meglio e fare il grosso del lavoro del tenere la traiettoria del biker.
Se si decide di seguire la strada di minore pressione nella forcella non scendere sotto i 10-15 Psi.
– Rebound: se scende la pressione del precarico è bene aumentare la velocità di estensione delle sospensioni
– Ammortizzatore: seguite un setup speculare a quello della forcella. Evitate che il damping fra asse posteriore ed anteriore sia tanto diverso. Seguite la strada del massimo bilanciamento possibile.

Fabien Barel sa come liberarsi dalle pozzanghere... Foto Sebastien Boue
Fabien Barel sa come liberarsi dalle pozzanghere…
Foto Sebastien Boue

In conclusione
Fra i tre assetti “ballano” 10-15 Psi, non è il caso di andare oltre, salvo necessità specifiche e ben ragionate da parte dell’utente.
Noi abbiamo individuato tre situazioni, seguendo l’idea di Anne Caroline Chausson, ma ovviamente il numero varia in base alla varietà di sentieri e di situazioni che vi capita di affrontare. Insomma, ognuno deve individuare le proprie, imparare a conoscerle bene, valutare questi consigli e trarre le proprie conclusioni.
Ovviamente se avete domande, scriveteci pure.



Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti