

Secondo Mountain Bike Action l'UCI (Union Cycliste Internationale) ha annunciato, seppure in maniera ufficiosa, che nel 2026 non ci saranno limitazioni sulle misure delle ruote in gara e questo lascia il campo libero alle ruote da 32 pollici.
Così facendo l'UCI lascia libertà di azione a quei marchi che intendono sviluppare questo diametro anche in contesti racing.
E qui la domanda che molti si saranno posta: “ma ci serve davvero?”.
Per provare a rispondere e a capire dove stiamo andando conviene fare un passo indietro.
Quando tutto cambiò: dalle 26 alle 29 pollici
Il passaggio da 26” a 29” fu un terremoto.
Un cambiamento netto, evidente, percepibile già dopo poche pedalate.
Talmente dirompente che per essere accettato si dovette cercare una via di mezzo per indorare la pillola, ossia il diametro 27,5".
Ricordate?
Ma non era solo marketing, ma un’evoluzione che, una volta compresa, provata e accettata, migliorava davvero la guida.
Un cerchio più grande, mutuato dal mondo road, introduceva uno standard nuovo, ma allo stesso tempo sensato.
Tra chi storceva il naso e chi gridava alla rivoluzione, alla fine il 29” si è preso tutto: Xc, trail, enduro, marathon e persino Dh.
È stato uno spartiacque necessario.

E oggi? Arrivano le ruote da 32 pollici
Un diametro completamente nuovo, che non appartiene a nessun altro segmento.
Una misura che, almeno sulla carta, promette ancora più scorrevolezza, ancora più stabilità, ancora più efficienza sui terreni veloci.
Il punto è che la Mtb del 2025 non è quella del 2008.
Oggi i materiali e le conoscenze tecniche sono più mature, le geometrie dei telai sono molto evolute, il mercato è saturo (dettaglio per nulla marginale) e il pubblico è sia più tecnicamente preparato, sia più scettico.
Per questo l’arrivo del 32 pollici divide, incuriosisce e un po’ preoccupa anche.
Cosa promette davvero il 32 pollici?
Un diametro di ruota maggiore porta con sé vantaggi tangibili:
- - l'ostacolo lo superi quasi senza accorgertene;
- - la bici perde meno velocità sullo sconnesso;
- - alle alte velocità è un treno, stabile e sicura;
- - l’impronta a terra aumenta e la trazione migliora.
Messa così sembra una soluzione miracolosa.
E infatti nel cross country moderno, quello fatto di sezioni veloci, rock garden e rilanci continui, il 32” potrebbe trovare un habitat interessante, considerando anche i ridotti valori di escursione delle sospensioni richiesti per i mezzi da Xc.
Ma anche e soprattutto il mondo gravel potrebbe beneficiarne, sebbene a tale riguardo non conosciamo la posizione dell'UCI in ambito agonistico.

E cosa convince meno del 32 pollici?
Una ruota più grande significa:
- - più peso in generale;
- - più inerzia nelle accelerazioni (masse periferiche più pesanti);
- - più difficoltà nel creare geometrie equilibrate, soprattutto sulle taglie piccole (taglie XS e S non possibili?);
- - limitazione nell'escursione delle sospensioni?
- - punti di appoggio (sella, manubrio e pedali) più in alto e, quindi, baricentro più alto.
E soprattutto: componenti dedicati.
Forcelle, telai, gomme, ruote… tutto da rifare. Ancora.
E qui, inevitabilmente, arriva la domanda: serve davvero o è solo un’altra scintilla commerciale per accendere un mercato lento?
Non tutte le discipline sono pronte (e forse non lo saranno)
Nel cross country potrebbe avere senso.
Nelle marathon forse anche di più.
Nel gravel racing? Possibile anche qui. Le velocità aumentano, le distanze pure, e la scorrevolezza fa sempre la differenza.
Ma in trail, enduro e DH la vedo dura.
Lì maneggevolezza, risposta delle sospensioni e baricentro basso pesano molto più della semplice scorrevolezza.
E questo nuovo standard rischia di diventare un compromesso che non soddisfa davvero nessuno.
Quindi, pur non avendo ancora provato una Mtb con ruote da 32 pollici, rimango molto perplesso per gli ambiti più gravity oriented, ma sono pronto rivedere la mia posizione dopo averla provata come si deve.
In conclusione (per ora)...
C’è un po’ di tutto in questa nuova misura: innovazione, provocazione, marketing e un pizzico di follia.
Il che, di per sé, non è un male.
La domanda è: il gioco vale la candela?
Oppure fra due anni guarderemo il 32” come abbiamo guardato tanti standard “di passaggio”, nati per stupire e morti prima di maturare?
Per ora, l’unica cosa certa è questa: il dibattito è aperto. E la Mtb, nel bene e nel male, non smette mai di stupirci.
Qui tutti i nostri articoli e approfondimenti sui prototipi in campo Mtb ed e-Mtb
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Sull'autore
Simone Lanciotti
Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da oltre 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. La mountain bike è uno strumento per conoscere la natura e se stessi ed è una fonte inesauribile di ispirazione e gioia. E di conseguenza MtbCult (oltre a video test, e-Mtb, approfondimenti e tutorial) parla anche di questo rapporto privilegiato uomo-Natura-macchina. Senza dimenticare il canale YouTube, che è un riferimento soprattutto per i test e gli approfondimenti.
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Tutto marketing. Bisogna spellare i polli xké le bici non si vendono più