scritto da Daniele Foresi in Tecnica il 25 Ott 2013

VIDEO – Curve: ecco come le fanno i pro’

VIDEO – Curve: ecco come le fanno i pro’
        
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Quante volte abbiamo visto i video dei pro e siamo rimasti a bocca aperta per la perfezione tecnica dei loro movimenti?
Quante volte abbiamo sognato di poter emulare il nostro atleta preferito, ma poi, una volta sul sentiero, ci siamo sentiti goffi e impacciati?
Non è semplice diventare tecnicamente precisi e stilosi, ma ci si può provare.
Gli ingredienti di base sono la pazienza e la dedizione.
Come si inizia, allora? Chiudiamo il gas per un pò, mettiamoci in coda al gruppo per imparare la prima regola.

Sentire il proprio corpo
Questa infatti è la chiave per progredire stilisticamente. Quando i movimenti sono fatti bene sentiremo che il nostro corpo si trova a proprio agio sulla bici, e non avremo nessuna sensazione di instabilità o incertezza.
A tutti piace andare veloce, ma pochi lo fanno in maniera sicura.

Greg Minnaar, tecnicamente perfetto. Il bacino ruota verso l'esterno, il ginocchio esterno spinge sul tubo orizzontale e lo sguardo è rivolto verso l'uscita di curva.

Greg Minnaar, tecnicamente perfetto. Il bacino ruota verso l’esterno e di conseguenza il ginocchio esterno spinge sul tubo orizzontale. Lo sguardo è rivolto verso l’uscita di curva.

Essere stilosi il 99% delle volte coincide con l’avere il controllo di ciò che si fa, e in mountain bike avere il controllo del mezzo e del corpo è cruciale.
In questo articolo analizzeremo come si fanno le curve osservando la tecnica e lo stile dei migliori rider in circolazione. A Finale Ligure abbiamo messo a confronto il loro stile nel video seguente. Come potrete vedere gli stili sono molto differenti, qualcuno è più aggressivo e veloce, qualcuno affronta la curva più piano e in maniera più pulita. Quello che accomuna tutti i rider di maggiore talento, però, è la conoscenza perfetta dei fondamentali su come si affronta una curva: i movimenti della testa, delle spalle e del busto, del bacino, dei piedi e infine la posizione del biker sul mezzo.

E’ la testa che decide, sempre
La curva inizia dalla testa, è la parte più pesante del corpo, ogni piccolo suo spostamento si riflette in maniera sensibile sulla bici. Provate (in un parcheggio, ad esempio) a raggiungere una buona velocità, andare dritti e improvvisamente girare la testa a sinistra o a destra mantenendo il corpo rilassato. La bici inizierà a curvare e farà una traiettoria molto ampia perchè stiamo usando solo una piccola parte del nostro corpo.
Da non dimenticare lo sguardo, sempre rivolto verso l’uscita di curva e mai sulla ruota anteriore. Il nostro cervello è più veloce di quello che crediamo e riesce a leggere gli ostacoli che affronteremo molto rapidamente, preparando il corpo a reagire di conseguenza.

Ruotare le spalle
La seconda fase, da cui scaturiscono tutti gli altri movimenti è legata alle spalle.
Le spalle devono compiere un movimento di rotazione verso l’interno della curva. Ruotando le spalle ci portiamo dietro il busto e con il busto anche il bacino. In questa maniera rimarremo sempre in posizione frontale rispetto alla traiettoria del sentiero e permetteremo alla bici di poter piegare e muoversi liberamente.

Vittorio Gambirasio: le spalle stanno ruotando in direzione della traiettoria sul sentiero, lo sguardo è proiettato in avanti e il ginocchio esterno spinge verso il tubo orizzontale.

Vittorio Gambirasio: le spalle stanno ruotando in direzione della traiettoria sul sentiero, lo sguardo è proiettato in avanti e il ginocchio esterno spinge verso il tubo orizzontale come conseguenza della rotazione del bacino.

I piedi spingono sui pedali se la curva viene affrontata a pedali paralleli, o sul pedale esterno se pieghiamo il ginocchio interno verso il centro della curva. In questo modo aiutiamo i tacchetti laterali della gomma posteriore ad affondare nel terreno. La ruota anteriore invece si controlla spingendo l’estremità del manubrio che dà verso il lato interno della curva. La combinazione di piedi e braccia aiuta la bici a trovare il naturale equilibrio, un pò come la ricerca della lamina sugli sci.
La posizione del corpo deve restare sempre centrale: se tracciamo due perpendicolari dalle spalle sul manubrio, queste devono rientrare all’interno delle estremità del manubrio. Può succedere che il tipo di terreno giochi qualche scherzo e ci sbilanci, ma avere impostato la curva nel modo giusto aiuta a ridurre le chance di errore e di caduta.

La vera difficoltà è smettere di andare forte per imparare a essere fluidi e sicuri sui passaggi più difficili. Come si fa? Si scende di bici, si osserva la traiettoria e si prova fino a che non ci si sente padroni della situazione. E' così che imparano i pro.

La vera difficoltà è smettere di andare forte per imparare a essere fluidi e sicuri sui passaggi più difficili. Come si fa? Si scende di bici, si osserva la traiettoria e si prova fino a che non ci si sente padroni della situazione. E’ così che imparano i pro.

Una volta sul campo, però…
Sulla carta i movimenti da fare sono pochi, ma una volta che si è sul sentiero diventa estremamente complicato ricordarsi ogni singolo movimento, ed è per questo che consigliamo di esercitarsi in un parcheggio, su un prato o ovunque si abbiano lo spazio e la tranquillità necessaria per allenarsi.

Aaron Gwin, anche se ha avuto una stagione poco brillante, non manca certo di talento. Eppure eccolo qui a studiarsi la traiettoria prima della discesa.

Ad Aaron Gwin, anche se ha avuto una stagione 2013 poco brillante, non manca di certo il talento. Eppure eccolo qui a studiarsi la traiettoria prima della discesa.

Una telecamera posta su un cavalletto ci può aiutare molto a capire dove sbagliamo e quanto siamo “belli” in bici.
Una volta imparati i movimenti a velocità contenute, possiamo cominciare ad andare più veloci perché la capacità che avremo acquisito di sentire il proprio corpo ci aiuterà a essere più sicuri e disinvolti. Miglioreremo le prestazioni, faticheremo di meno e ne guadagneranno lo stile e il divertimento, ma il primo passo, lo ricordiamo, è sacrificare il divertimento di qualche uscita per imparare a fare con fluidità anche le curve più ostiche.

        
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