VIDEO - Prima uscita con la Yeti 160E: Sixfinity, un nuovo paradigma

Simone Lanciotti
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Prima uscita con la Yeti 160E.
Da dove vogliamo cominciare?
Perché qui abbiamo a che fare con qualcosa che farà davvero parlare di sé a lungo.
Se nel video della presentazione ufficiale ci eravamo basati sulle informazioni fornite da Yeti, qualche giorno fa abbiamo avuto modo di verificarle e sperimentarle in sella.
E molte di queste sono davvero impressionanti.

Prima uscita con la Yeti 160E
Quanti avrebbero detto o pensato che al mitico logo Yeti si sarebbe mai affiancato un pulsante d'accensione?



Prima uscita con la Yeti 160E

Che da Yeti ci si potesse (o dovesse) attendere qualcosa del genere era chiaro, ma non affatto scontato.
In fondo, altri marchi di spicco, al loro debutto nel settore e-Mtb, hanno esordito con soluzioni che non sempre hanno entusiasmato.
Un buon binomio telaio-sospensione al quale sono stati aggiunti motore e batteria.
Ma in questo caso no.
Ebbene, ma che cosa ci ha stupito di più della Yeti 160E?
Ve lo diciamo in questo video e nel testo successivo:

Posizione in sella ben centrata

Una geometria ben calibrata è questione di millimetri.
In sella alla Yeti 160E si avverte che il carico sulla ruota anteriore è maggiore, ma questo non dà mai la sensazione (pericolosa) di over bar (cioè di cappottamento) in discesa.
Il merito è di un reach abbastanza generoso (480 mm in taglia L), ma bilanciato da un angolo del tubo piantone molto generoso, 78°.

Risultato?
Si sta in sella con la sensazione di avere il manubrio molto più vicino di quanto la sola lettura della scheda tecnica suggerirebbe.
Il piantone da 78°, le pedivelle da 165 mm di lunghezza e il reggisella Reverb AXS (velocissimo e molto facile da usare) con zero offset mi hanno in qualche occasione dato la sensazione-necessità di dover arretrare la sella.
Salvo che di margini di aggiustamento ce ne sono pochi.
Aspetto di poterla provare più a lungo per approfondire.
L'angolo di sterzo da 64,5° con la forcella da 170 mm e steli da 38 mm sono una garanzia di precisione ineguagliabile.
Almeno fino ad oggi...

Prima uscita con la Yeti 160E
Prima uscita con la Yeti 160E

E parlando di posizione in sella lasciatemi dire questo: le regolazioni che ho fatto prima di partire per questo breve test sono state davvero poche.
Con il formidabile aiuto di Simone Lucchini ho individuato subito il Sag (90 Psi davanti e 210 Psi dietro per un peso di 85 Kg), ho gonfiato le gomme a 2 bar dietro a poco meno davanti e siamo partiti.
Solo alla fine del giro mi sono accorto di aver affrontato sentieri che non conoscevo su una bici che non conoscevo e di non aver mai sentito particolare timore.
Mi sentivo a casa, appena agganciati i pedali.

Prima uscita con la Yeti 160E
Prima uscita con la Yeti 160E

Aderenza in salita da gomma a terra

Diciamo questo: come lavora la sospensione Sixfinity è qualcosa al quale né io, né Simone eravamo preparati.
Potremmo dire neutrale, ma non direbbe tutto.
Potremmo aggiungere sensibile, ma non basterebbe.
Ammortizzatore ben tarato? No, non basterebbe nemmeno questo.
Potremmo spiegarla meglio dicendo che Yeti ha pensato ad uno schema di sospensione nuovo capace di restare pressoché fermo mentre si pedala e di rispondere con solerzia quando arriva un input dal terreno.
Il piantone molto verticale aiuta il biker a recuperare presto la centralità quando, in salita, si affrontano tratti ripidi e molto sconnessi.

Prima uscita con la Yeti 160E
Prima uscita con la Yeti 160E


La sospensione è sempre attiva e ben calibrata: quando inizia a lavorare lo fa sempre senza esagerare.
Senza dare la sensazione di vuoto che porta il ciclista a ritrovarsi sbilanciato verso la ruota posteriore.
In salita sei sempre padrone della direzione, anche quando non scommetteresti una lira sulla riuscita di certe linee o di certi passaggi.
Mi verrebbe da dire "provare per credere", ma mi limiterò a dire "credetemi sulla parola" visto che di occasioni per provare la Yeti 160E, almeno per ora, ce ne saranno poche.

In discesa è pur sempre una Yeti...

Yeti le sospensioni le sa fare e sa anche indovinare le geometrie intorno a quelle sospensioni, per cui sul comportamento dinamico in discesa ci aspettavamo il solito capolavoro.
Eppure...

Eppure anche in discesa ci ha stupito.
Lo schema, con il suo maggiore numero di leveraggi sapientemente costruiti in lega leggera, permette una rigidità torsionale, ovvero una precisione di guida, inattesa.
Sempre di avere a che fare con una Mtb da 140 mm di escursione tanto riesce ad essere agile e leggera questa e-Mtb.
Che poi tanto leggera non è, visto che in taglia M, nell'allestimento T1, pesa 22,7 Kg, senza pedali.

Al di là della rigidità torsionale, comunque, c'è un bilanciamento da manuale fra tuning dell'ammortizzatore e schema sospensivo.
Sensibile quando serve, sostenuta appena si comincia a pompare con le gambe e mai brusca verso il fondocorsa che, per inciso, non abbiamo mai raggiunto.
Né io, né Simone, che nella guida sa impegnarsi a dovere...
Una Yeti con il motore elettrico come da Yeti ci si aspettava.
Anche se non abbiamo avuto tempo e modo di provare i tre settaggi dell'ammortizzatore (di questo ci occuperemo quando sarà possibile sui nostri sentieri), la Yeti 160E è un riferimento.
E' l'ultima arrivata, è vero, ma ci sta dicendo "Da oggi in poi le e-Mtb si fanno così".
Ed è un guanto di sfida lanciato ai tanti, tantissimi brand che prima di lei sono approdati sul pianeta elettrico con soluzioni che, oggi, potremmo definire convenzionali, almeno sul fronte sospensioni.
Speriamo che la bike industry la prenda come modello a cui ispirarsi.
Per la gioia di tutti.

Per le specifiche e i prezzi della Yeti 160E vi rimandiamo a questo articolo, mentre saperne di più sul mondo delle e-Mtb cliccate qui.

Per commenti e domande vi invitiamo su questo post nella nostra pagina Facebook

Per informazioni YetiCycles.com oppure DSB-bonandrini.com

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. Siamo molto focalizzati sui video e il canale YouTube MtbCult è un riferimento in Italia soprattutto per quanto riguarda i test.

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