E’ stato il mondiale dei “vecchietti”. Che ancora se la spassano alla grande...

Simone Lanciotti
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Da un lato i nuovi nomi che emergono nelle categorie giovanili e dall’altro loro, i veterani, gli esperti che, affettuosamente, abbiamo chiamato vecchietti.

Però, sì, quello in Val di Sole è stato il mondiale dei “vecchietti” con Nino Schurter e Greg Minnaar che si sono presi i due titoli più ambiti.
E sebbene tutti li considerassimo dei validi pretendenti, forse in pochi avremmo scommesso su di loro.
Ma poco importa.

il mondiale dei “vecchietti”
Greg Minnaar, ieri, sul podio in Val di Sole
Nino Schurter con la figlia Lisa sul podio, due giorni fa, in Val di Sole

In realtà al Mondiale in Val di Sole c’erano altri due “vecchietti”, ossia i due tracciati da Xc e Dh che sebbene profondamente rivisti in molte parti, di base erano sempre loro.

Un tracciato tormentato da salite ripide e tecnicamente impegnative, da discese altrettanto selettive e con i tratti in pianura per rifiatare dove erano sempre stati: questa era la pista da Xc.

Un tracciato quasi verticale nel bosco con tantissime rocce fisse, sia naturali che artificialmente posizionate, e che poco concedeva all’interpretazione della traiettoria: una rotaia che spaventava anche i più forti.
Una pista da mondiale Dh.

Quindi, due tracciati che Nino Schurter e Greg Minnaar conoscevano bene.
Anzi, ne hanno conosciuto l’evoluzione nel corso degli anni.

Nino Schurter, mondiale Under 23 del 2008 in Val di Sole: primo davanti a Burry Stander e, di nuovo, a Mathias Fluckiger

Minnaar senza mai esultare e Nino Schurter, invece, vincendo più volte quando nel 2010, 2013, 2015, 2017 e 2018 la Val di Sole ha ospitato la Coppa del mondo.
A 35 (Nino) e a quasi 40 anni (Greg), però, le cose cambiano molto, non solo a livello fisico o atletico, ma soprattutto a livello mentale.
Parliamo di due nomi che hanno vinto tanto nelle loro rispettive categorie e che continuano a dimostrare tanto.

Nel 2003 e 2008 i primi titoli iridati

Greg Minnaar ha vinto il suo primo titolo iridato nella categoria Elite a Lugano nel 2003, decisamente a sorpresa, in sella ad una Haro.

Nino Schurter nel 2009 a Canberra, davanti ad Absalon, quando anagraficamente era ancora un under 23.
Anche lui a sorpresa, ma non troppo: era già noto e temuto da molti atleti.
L'anno prima, nel 2008, proprio in Val di Sole vinse il suo primo titolo iridato nella categoria Under 23 (foto sopra).

E veniamo ai giorni nostri e confessiamo, tutti, un grave errore: quanti di noi li avevano dati per finiti seppur con grandi meriti?
Quanti avevano pensato “Hanno fatto grandi cose ed è tempo che smettano”.
In molti lo abbiamo pensato.

Greg Minnaar in azione al mondiale di Livigno 2005 in sella alla prima Mtb Honda
La Honda RN01 G-Cross del 2004 con la quale Greg Minnaar gareggiò dal 2004 al 2007. Dal 2008 ad oggi è con Santa Cruz.
La Honda in questione aveva una sospensione posteriore di tipo monocross con leveraggi e un cambio di tipo gearbox. Davanti troneggiava la forcella Showa (di chiara derivazione motociclistica) a steli rovesciati e con un vistoso parafango.
Le ruote erano rigorosamente 26 pollici.
Greg Minnaar sulla Black Snake alla gara di Coppa del mondo del 2010

Ma allo stesso tempo li abbiamo affettuosamente salutati sulla linea di partenza, anche perché ci troviamo a considerare altri casi di simile anomala longevità in altri sport.
Vedi Valentino Rossi (che solo di recente ha dichiarato la fine della sua carriera).
Vedi Federica Pellegrini.
Vedi alcuni nomi, da Alonso a Loeb, dell’automobilismo sportivo.

Un'altra società tecnologica

La longevità sportiva ad alto livello è roba per pochi, o meglio, è roba per gente che viene da un’altra generazione e da un’altra società tecnologica.
Sono portato a pensare che sappiano preservare la loro determinazione sportiva e la passione per la loro specialità meglio di chiunque altro.
Meglio, forse, anche dei più giovani.
Che a volte “scoppiano”, mollano, deragliano prima del previsto.

Nino Schurter in un'immagine del 2009 all'interno del suo appartamento di allora a Chur con la prima maglia iridata della categoria Elite. La bici, una Scott Scale, era ben diversa da quella attuale.
La Scott Scale di Nino Schurter del 2009: trasmissione Sram XX 2x10, forcella DtSwiss, accessori, ruote (in carbonio) e gomme Ritchey (ma l'anno successivo sarebbe passato ai tubolari Dugast), tubo piantone con reggisella integrato, appendici sul manubrio. Da notare le ruote da 26 pollici, ovviamente. All'epoca era una fuoriserie molto desiderata dagli appassionati.

Schurter e Minnaar c’erano ben prima della pressione mediatica e sociale dei famigerati social network, tanto per fare un esempio.
Hanno imparato a preservarsi dal fragore dell’esterno.

E il fine settimana scorso hanno fatto vedere, ognuno secondo le regole della propria disciplina, che sanno ancora divertirsi in sella a una Mtb, sanno ancora essere i più forti e i più veloci e, in fondo, non hanno nulla da perdere.

Loro, Schurter e Minnaar, non avevano più nulla da dimostrare al mondo della Mtb.

E consapevoli di questo, loro, i vecchietti, hanno fatto vedere che sì, la condizione fisica conta, ma sono le motivazioni che hai nella testa a farti arrivare dove vuoi arrivare.
E se a ciò aggiungi esperienza e stile a tonnellate, lo spettacolo è assicurato.

Schurter e Minnaar continuano a divertirsi, altrimenti, si sa, godi solo a metà.

Qui tutti i nostri articoli su Nino Schurter e qui gli articoli su Greg Minnaar.
Gli articoli che parlano del Mondiale in Val di Sole li trovate qui

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Sull'autore
Simone Lanciotti

Sono il direttore e fondatore di MtbCult (nonché di eBikeCult.it e BiciDaStrada.it) e sono giornalista da 20 anni nel settore delle ruote grasse e del ciclismo in generale. Siamo molto focalizzati sui video e il canale YouTube MtbCult è un riferimento in Italia soprattutto per quanto riguarda i test.

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