Caro biker, cosa sei diventato?

Daniele Concordia
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Caro biker, cosa sei diventato?
Mi pongo questa domanda da un po' di tempo, ormai. Perché girovagando, fisicamente ma anche sui social, vedo “tante cose” che tempo fa non facevano parte della Mtb, ma che adesso, nel bene o nel male, stanno diventando la normalità.
No, non parlo delle novità tecniche, di evoluzioni o cose simili, parlo proprio del biker: sta cambiando il modo di ragionare, di rapportarsi con gli altri e con la propria passione.
E' vero, a volte si cambia inconsciamente, a causa delle nuove abitudini e dell'approccio “da duri” che spesso la vita moderna ci impone.
Ma, permettetemi di dirlo, questo non mi piace per niente!
Ora vi spiego cosa intendo...

Caro biker, cosa sei diventato

La "cultura ciclistica" è qualcosa che si impara anche da piccoli...



Tutto nasce dal rispetto
Quando parlo di rispetto intendo il concetto generale: verso se stessi, verso gli altri e, nel nostro caso, verso la Mtb.
Anche se sono relativamente giovane (34 anni), navigo in questo mondo da oltre 20 anni, ho vissuto la fine degli anni ’90 e anche i mitici anni duemila: Paola Pezzo e Miguel Martinez, le evoluzioni incessanti, i rimedi artigianali nati in cantina, le 26 pollici, i cantilever ancor prima dei v-brake, le forcelle rigide e le prime (finte) ammortizzate, le camere d'aria e le peripezie per non forarle...
Sembra preistoria!
Mi sono sempre approcciato al mondo della bici e alla tecnica con tanta curiosità, ma anche con un certo timore reverenziale nei confronti dei bikers più esperti, di chi ne sapeva di più.
Da ragazzino ero “una spugna”, assorbivo tutto e immagazzinavo esperienza, quella esperienza che poi tutt'oggi ritrovo nel mio lavoro.

L'era dei freni cantilever sembra lontana anni luce... O forse lo è!

Con questo non voglio dire che tutti debbano avere la mia stessa visione della vita e dello sport, ma nel mio piccolo vorrei ci fosse più rispetto, da parte dei “giovani” verso i più “vecchi”.
Con giovani e vecchi non parlo solo di età anagrafica, ma anche di vissuto nel mondo della Mtb.
Capita troppo spesso di incontrare sul sentiero dei ragazzini che, pur vedendoti in bici, non hanno proprio l'abitudine a salutarti o a rispondere al tuo saluto.
Stesso discorso per alcuni “e-Bikers”: sia chiaro, non ho niente contro le e-Mtb, anzi iniziano pure a piacermi, ma ho notato che chi inizia con l'elettrica non ha quella cultura-abitudine di cui sopra.
Certi automatismi li metabolizza con fatica.
Vi faccio un esempio: l'altro giorno ero fermo sul sentiero, avevo forato e stavo riparando la gomma. In quel momento passa un gruppetto composto da uomini e donne in sella alle loro e-Bike, qualcuno accenna il saluto ma nessuno mi ha chiesto: «Come va? Serve una mano?».
Non so come siete abituati voi, ma a me non sembra normale...

Caro biker, cosa sei diventato

La regola è questa: sulla strada o sul sentiero si saluta (e ci si aiuta) a vicenda. Anche tra sconosciuti...

Essere o apparire?
E' un mal comune: basta aprire i social per vedere come nel 2021 conta più l'apparenza che la sostanza.
Perlomeno a primo impatto, perché poi la realtà è diversa e lo sappiamo bene...
Parlando del mondo della bici e della Mtb in particolar modo, si sta perdendo quella “purezza”, quella “incoscienza” e anche quello spirito libero che distingueva il biker da qualsiasi altro sportivo.
Al giorno d'oggi, anche i ragazzini sono super fashion, con occhiale alla moda, bici di quel marchio X perché “ce l'hanno tutti”, calzino di lunghezza prestabilita e... Che noia!
Devo essere sincero?
Non ricordo nemmeno quali freni usavo da esordiente, quanti rapporti aveva la mia bici (forse 8, ma non ci giurerei), né quanto era largo il canale dei cerchi che usavo...
Però...
Però ricordo che mi divertivo un casino!
E, scherzando, miglioravo sempre di più.

Il mercato propone accessori e componenti sempre più "cool". Questo ci piace, ma l'apparenza deve convivere con la sostanza... Foto: Mario Pierguidi

Ma la faccenda coinvolge anche i più grandi, perché ancor prima di colmare le proprie lacune, tecniche o atletiche, spesso pensano ad avere il mezzo più figo e leggero del gruppo, per postare la foto sui social e strappare più like possibile, oppure semplicemente per soddisfare il proprio ego.
Per carità, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma questo conferma la mia tesi: conta più apparire che essere.
Il fatto è che per rendere figa, leggera, tecnologica una bici bastano i soldi.
Per diventare fighi in bici (cioè bravi a guidare, veloci e magari anche simpatici…) i soldi non bastano: servono impegno, doti di Madre Natura e l’istinto da biker.
Cioè, quello che vi dicevo prima: il desiderio di sfidarsi con montagne, sentieri, rocce e sassi.

Caro biker, cosa sei diventato

Foto: Red Bull Content Pool

“Odio” verso il più forte (o più fortunato)
Mi dite una cosa?
Perché molti non sopportano quando uno va più forte, oppure ha più tempo per andare in bici?
Chiaro, chi non vorrebbe uscire in bici tutti i giorni e magari vincere qualche gara, ma se non riuscite ad arrivare per primi, le cose sono due: non avete i numeri per farlo oppure non vi state impegnando abbastanza. Per svariati motivi che possono essere lavorativi e famigliari oppure perché non avete la testa per farlo.
E' normale, ci sta, basta ammetterlo e non mentire a se stessi!
Ognuno ha la sua vita e le sue priorità, ma non per questo i più fortunati devono viaggiare con un “alone di sospetto” sopra di loro:
«Eh, ma chissà cosa si sarà preso...».
«Sì, ma quello fa 20 ore a settimana...».
«Se mi alleno così, vinco pure io».
Concetti che a volte nascondono un fondo di verità, inutile negarlo, ma in fin dei conti chissenefrega: ognuno fa quello che ritiene giusto per se stesso, pagandone le conseguenze se necessario.
L'odio non può far parte di noi: diamo il massimo in base alle nostre possibilità, concentriamoci sul nostro potenziale e soprattutto divertiamoci!
Vivremo più sereni...

Prendiamo esempio dai campioni, quelli veri...

Il “complottismo” tecnico
La cultura del sospetto è viva e vegeta anche se si parla di tecnica, soprattutto negli ultimi anni.
E in questo c'entra anche il nostro lavoro, quello dei tester-giornalisti, perché ci capita spesso di ricevere messaggi privati che chiedono info su questo o quel componente con questa premessa:
«A parte quello che avete scritto nel test, ditemi cosa ne pensate davvero».
Chiariamo questo aspetto una volta per tutte: quello che vedete scritto nei test e quello che diciamo nei video è quello che pensiamo realmente, senza se e senza ma.
Il succo della questione è tutto qui: la fiducia autore-lettore.
E qui uso una parola quasi abbandonata oggi: etica.
Se c’è etica nel proprio lavoro, c’è anche fiducia.
Ovvero, se mi impegno a scrivere le cose per come stanno, mi impegno a cercare confronti, per entrare nello specifico, con altre bici o altre gomme, chi legge percepisce questo impegno.
E si genera fiducia.
Poi, certo, ci sono le esperienze degli “amici” sui social, ma questo è tutto un altro discorso.
Se volete saperne di più sul ruolo dei media, le necessità dei brand e l'onesta verso i lettori, cliccate QUI.

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Lo staff dei "tester-giornalisti" di MtbCult al completo

Per concludere, il modo in cui è cambiato il biker negli ultimi anni, a mio avviso, è uno specchio di come sta cambiando la società.
Non vogliamo generalizzare troppo, perché per fortuna esiste ancora chi non ha perso quello spirito genuino, ma non possiamo negare che qualcosa è cambiato.
C'è meno rispetto verso chi ha più esperienza, sempre più “paura” di essere fregati, sempre più odio per chi ha qualcosa in più e sempre più voglia di apparire. Poi a chi importa se non sono un campione, l'importante è sembrarlo...
Però, ragazzi, questo è davvero triste!
Insomma, nessuno vieta di fare i fighetti ogni tanto, tirarsela un po' per darsi un tono.
Lo facciamo tutti, i social stessi invitano a farlo e vivono anche di questo...
Ma di base lo spirito della Mtb non è questo: un Martino Fruet, un Julien Absalon o uno Steve Peat (solo per fare degli esempi) non sono diventati dei “miti” con le chiacchiere, ma con i fatti.
E a prescindere dall'ambito agonistico, tutt'oggi sono super rispettati per la loro umiltà, per l'amore che hanno per il nostro sport e per la grande disponibilità che hanno dimostrato nel corso degli anni.
Insomma, torniamo coi piedi nel fango, e divertiamoci!
Che è meglio...

Martino Fruet: classe, grinta e umiltà sono i segreti del suo successo e della sua longevità. Foto: Mario Pierguidi

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Sull'autore
Daniele Concordia

Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.

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