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Coppa Italia Enduro, terzo appuntamento a Monte Pezzeda.
Al via molti dei migliori enduristi d’Italia. Il percorso è magnifico e torna a vincere Nicola Casadei fra gli uomini, mentre fra le donne è ancora Louise Paulin a dominare.
In basso vi proponiamo le classifiche della gara (cliccate per ingrandire):

La classifica assoluta della 3ª tappa di Coppa Italia Enduro a Pezzeda. Qui la classifica completa.
La classifica assoluta della 3ª tappa di Coppa Italia Enduro a Pezzeda. Qui la classifica completa.

A questo link, invece, la classifica per categorie.
Per conoscere l’esito delle altre due tappe del circuito nazionale di enduro, cliccate qui.
In gara però, con il numero 169, c’era anche Francesco “Franz” Savona che dopo averci raccontato la sua esperienza nella tappa di Sestri Levante, ha scritto il suo report anche da Collio (Bs), la località dove si è tenuta la 3ª prova (valida anche come 3º appuntamento dell’Enduro Cup Lombardia).
Non senza qualche ombra…

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Francesco “Franz” Savona si avvia verso la partenza delle Speciali

Ci siamo, tutto è pronto per la terza tappa della Coppa Italia Enduro che si svolge a Pezzeda, in Valtrompia nel bresciano. Il Format di gara è alla francese, con risalite meccanizzate e discese lunghe, lunghissime, tra i quindici e gli oltre venti minuti, a seconda del “manico”.
Il sabato mattina, alle 9,15, ci si trova al piazzale della funivia per provare le tre PS: la 1 e la 2, già note da oltre una settimana, mentre la 3 verrà svelata solo dopo mezzogiorno. Ma, ahimè, sarà soltanto verso le 13 che riusciremo a fare la prima discesa! L’interruttore di avviamento degli impianti è saltato a causa di un cortocircuito, col risultato che numerosi biker sono rimasti a “fluttuare” sulla seggiovia per oltre 40 minuti…

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La prima discesa, la PS1, quella più lunga, ci mette subito sugli attenti: si parte già in “affanno”, complici i 40 minuti, praticamente tutti a spinta, necessari per raggiungere l’inizio della prova dall’arrivo della funivia (si risale ai lati delle piste da sci, per intenderci…) e i primi 400 metri di speciale tutti in salita, su un rampone micidiale.
Il fondo è abbastanza scivoloso, un flow alpino molto stretto in mezza costa e dentro al bosco, costellato qua e là di radici, sassi viscidi come saponette e ben 98 tornanti!
A turno, quasi tutti, “saggiamo” la consistenza del terreno…
La sicurezza lascia piuttosto a desiderare, coi punti più pericolosi malamente segnalati e per nulla bandellati, situazione che in serata diverrà argomento di animata discussione tra i top rider e gli organizzatori…

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Ritorniamo giù al piazzale, per riprendere gli impianti e andare a provare la PS2, ma questa volta non ci facciamo cogliere impreparati dal terreno, reso insidioso dalle piogge dei giorni prima: breve pit stop alle auto per montare delle gomme da fango più consone al terreno. Una Onza Greina al posteriore (foto sopra), accoppiata a una Magic Mary all’anteriore (foto sotto) andranno più che bene; pressioni “basse”, 1.8 bar davanti e 2 bar dietro.

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Ennesima risalita meccanizzata, stesso trasferimento di circa 40 minuti (il luogo di partenza è in comune con la PS1) e via sulla PS2, veramente fisica e impegnativa: un single trail ricco di radici e sassi, anche qui abbastanza lunga, attorno ai 15’.

La PS3, la più difficile e complessa a detta di chi la conosce, salta per motivi organizzativi: causa guasto alla funivia, non ci sarebbe stato il tempo di provarla e per motivi di sicurezza, su richiesta dei vari team, si decide di annullarla.
La domenica pertanto si disputerà la gara solo su due PS (un po’ poche per essere una prova del nazionale…).
Alla fine la giornata di prove termina velocemente avendo provato solo una volta la PS1 e la PS2. Non c’è tempo per altre discese: tra salita e discesa se ne vanno tranquillamente un’oretta e mezza a prova speciale, c’è da riposare per la gara e fare il controllo tessera per il ritiro paccogara.

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Ci siamo alle 8,00 siamo tutti schierati al via, con un caldo “assassino”. Io sono già in “fuorisoglia” prima ancora di partire, non perché sia carico per la gara, ma perché scopro che il mio compagno del Gravity Team, Marco, uno di quelli forti per davvero, parte proprio dietro di me e su questi trail molto stretti non sempre è facile far passare (per la cronaca, arriverà 28° assoluto, 3° di categoria M3/M4).

Nicola Casadei Foto Alberto Glisoni
Nicola Casadei
Foto Alberto Glisoni
Un particolare della Santa Cruz Nomad di Nicola Casadei. Qui i dettagli della bici. Foto Alberto Glisoni
Un particolare della Santa Cruz Nomad di Nicola Casadei. Qui i dettagli della bici.
Foto Alberto Glisoni

Vabbè ci siamo, pronti, via, si parte.
Marco mi brucia sulla prima rampa in salita, ottimo!
“Pratica sorpasso” subito archiviata e così ognuno può fare la sua gara. Oltre 20 minuti di discesa vanno amministrati, inutile partire “a fuoco” e poi rischiare di rimanere cotti da metà discesa in poi. Il terreno tiene, fortunatamente durante la notte non ha piovuto e complice le temperature elevate, il terreno asciuga in fretta. Io per sicurezza decido comunque di partire con le gomme da fango. Il giorno prima ho “memorizzato” un paio di punti insidiosi che fortunatamente riesco a ricordare. La parte finale della speciale è un susseguirsi di ben 98 tornanti nel bosco, situazione che mette duramente alla prova fisico e mezzo meccanico. Ci siamo gli ultimi tornanti e vedo il gazebino coi giudici.
È finita!
24 minuti di interminabile discesa, bellissima ma devastante.

In pausa fra una Speciale e l'altra. Foto Alberto Glisoni
In pausa fra una Speciale e l’altra.
Foto Alberto Glisoni

Prendo fiato e mi dirigo lentamente verso il controllo orario: qui con stupore scopro che in molti hanno abbandonato per forature o guasti meccanici. La discesa della PS1 in effetti non perdonava: era lunga e selettiva; alla fine, su 126 partenti, saremo solo in 100 a tagliare il traguardo. Davanti a me un’ora e mezza di interminabile attesa per passare il controllo orario e un ristoro piuttosto scarsino: solo acqua e frutta.
Fortuna che nello zaino avevo qualche barretta e un paio di paninetti con la marmellata.

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Si riparte per la PS2, la più tecnica, una vera “spacca braccia”, con una percorrenza media di circa quindici minuti.
Decido di darci dentro a tutta, tanto è l’ultima discesa e infatti aspetterò un po’ prima che il mio compagno di squadra riesca a prendermi.
Mi gioco un paio di jolly (di quelli seri) qua e là, ma fortunatamente riesco a mantenere il controllo della bici. Merito del lavoro fatto sulla fitball per stimolare l’equilibrio?

Percorso non segnalato in modo adeguato oppure velocità eccessiva per Alex Lupato? Ecco come si ritrova dopo la Ps1. Fortunatamente nulla di rotto.
Percorso non segnalato in modo adeguato oppure velocità eccessiva per Alex Lupato? Ecco come si ritrova dopo la Ps1. Fortunatamente nulla di rotto.

Chi può dirlo, ma senz’altro ti dà una bella mano a gestire imprevisti e situazioni improvvise nello scassato. La discesa è un continuo susseguirsi di sassi e radici che si alternano in un trail stretto e tortuoso: non ti molla un attimo, vietato distrarsi, anche perché è un attimo arrivare “lunghi” o rischiare di finire di sotto!
Fortunatamente riesco a chiudere anche questa illeso, col fiatone e le braccia spaccate, ma contentissimo per la bellezza delle discese e ottimo banco di prova in vista dell’impegnativa quarta prova della Coppa Italia Enduro che si terrà sui trail alpini di La Thuile, sempre con la stessa formula alla francese.

I primi tre uomini della classifica assoluta: da sinistra, Gambirasio, Casadei e Lupato.
I primi tre uomini della classifica assoluta: da sinistra, Gambirasio, Casadei e Lupato.
I tre leader provvisori della Coppa Italia Enduro: da sinistra, Casadei, Paulin e Martinelli.
I tre leader provvisori della Coppa Italia Enduro: da sinistra, Casadei, Paulin e Martinelli.

Insomma una terza prova, questa di Pezzeda, caratterizzata da trail veramente belli e fisici, in un contesto paesaggistico molto bello, ma non senza qualche “ombra” come per esempio i ristori piuttosto lacunosi e un’organizzazione non sempre impeccabile.
Alla fine, comunque, tirando le somme, direi gara bella e da rifare, confidando da qui all’anno prossimo in una maggiore esperienza da parte di chi organizza.

Redazione MtbCult

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