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Dopo aver corso a Winter Park il quinto round dell’Enduro World Series, in attesa della tappa canadese di Whistler, Valentina Macheda, insieme a Manuel Ducci, si è spostata in California. Una visita ad Ibis e poi la Downieville Classic. Un’esperienza dal fascino particolare. Che vale la pena di leggere.
GS

In questa stagione, grazie alla possibilità di partecipare a tutto il circuito dell’Enduro World Series, abbiamo programmato molti viaggi tra cui finalmente il tanto atteso USA e Canada per i rispettivi due round Oltreoceano.
Così ci siamo detti: visto che ci sarà un week end libero, perché non partecipare alla Downieville Classic? Subito dopo la tappa di Winter Park siamo ripartiti in direzione California per partecipare alla gara. Tutto ciò grazie anche al supporto di Ibis, che non manca mai a questo importante appuntamento giunto ormai alla sua 19ª edizione.

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La visita ad Ibis
Una volta atterrati a San Francisco abbiamo avuto la possibilità, seppur per solo un giorno, di andare a Santa Cruz e visitare l’azienda di Ibis prima di dirigerci a Downieville. Un’esperienza fantastica quella di poter finalmente camminare nel cuore dell’azienda che produce i gioielli grazie ai quali ogni giorno viviamo fantastiche emozioni.

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Manuel Ducci e Valentina Macheda negli stabilimenti Ibis, a Santa Cruz, California.

Così dopo una toccata e fuga da Ibis ci mettiamo in marcia per la nostra ambita destinazione, solo che Scot Nicol, il fondatore di Ibis, ci comunica che i primi giorni della settimana li trascorreremo a Greagle per fare un pò di foto e video con i ragazzi di The Root One Production, non molto lontano da dove poi dovremmo disputare la gara e nei pressi del lago Tahoe. Accettiamo volentieri, è l’occasione per visitare un’altra meta della Mtb.
Un posto magico, in cui abbiamo scoperto sentieri fantastici. Pensate che ne abbiamo percorso uno lungo 16 km, che si poteva percorrere senza quasi dare un colpo di pedale.

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Dal sentiero in paese
Dopo alcuni giorni di foto e video finalmente raggiungiamo Downieville. E’ un paese situato a Nord-ovest della California e a circa 4 ore di macchina da San Francisco.
Innanzitutto devo dire che il modo in cui siamo entrati per la prima volta in questa località è stato speciale, perché arrivando da Greagle ci siamo diretti verso Packer Lake Saddle, un passo montano da cui partiva il percorso downhill della gara. E’ stata l’occasione per avere da Scot delle indicazioni su come procedere agli incroci lungo il sentiero.

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Un trail lunghissimo che porta direttamente in paese…

Una volta terminato il trail, saremmo entrati nel cuore del Downieville. E così è stato. Dopo 23 km di discesa adrenalinica alternata a sezioni pedalate entriamo nel paese. Fare tutta quella discesa in una sola volta ha dell’incredibile ma forse ciò che fa ancora più effetto è andare in una località mai visitata prima arrivandoci da un sentiero.
Sembrava di aver viaggiato con la macchina del tempo. In quella piccola cittadina di montagna sembra che tutto si sia fermato agli anni ’70. Ci sono le tipiche case in legno deteriorate dal tempo, cadillac che passano lungo la strada, fuori da ogni casa si cucina sul barbecue e si beve birra accampati in giardino con i frigo portatili. C’è gente sui tetti che guarda la luna, sempre bevendo birra. Fantastico! Il tutto abbellito da un’infinità di sentieri. Non male come presentazione, no?

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L’atmosfera a Downieville è di festa. Un brindisi allo spirito della Mtb.

Birra e tori meccanici
La sera siamo andati all’inaugurazione dell’evento, un grande party organizzato dagli sponsor nella piazzetta davanti al negozio Yuba che prende il nome da uno dei due fiumi presenti nella valle.
Anche se la gara è molto sentita e considerata importante, l’atmosfera che si respira qui non è tesa. Tutti arrivano in questo posto per godersi l’evento a 360°, andare in bici, ascoltare buona musica americana live, conoscere tante persone nuove bevendo birra e cavalcando il toro meccanico.

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Nel villaggio anche tanta musica, rigorosamente live.

Xc+Dh con la stessa bici!
Il venerdì pomeriggio andiamo con Scot Nicol a provare la discesa del percorso Xc, che non è molto differente da quello Dh che faremo la domenica.
Se vuoi vivere la vera esperienza della Downieville Classic devi partecipare anche alla gara Xc del sabato concorrendo per la combinata, dove prima della partenza di entrambe le gare ti pesano la bici per controllare che tu non abbia apportato modifiche tra una prova e l’altra, in modo da ottenere vantaggi. Una sola bici per due gare completamente diverse: trovare il giusto compromesso può rivelarsi la scelta vincente oltre ad avere due gambe da Tour de France!

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Valentina Macheda: numero attaccato, pronta alla sfida.

Il sentiero iniziava con un breve tratto in salita per poi continuare con un single track in discesa velocissimo e molto divertente su terra rossa dal nome Sunrise trail, che ti riconduceva in una strada bianca in salita, lunga qualche chilometro, per poi rituffarsi in discesa su una pietraia da 50 all’ora, con parecchi rilanci e tratti velocissimi, rocce, radici e pestare tanto ma tanto sui pedali. Il tutto per circa 30 km. Come una maxi speciale di enduro.

Facendo due rapidi calcoli non abbiamo ancora riposato un giorno da quando siamo atterrati negli Usa. Dieci giorni di riding continuo tra Colorado e California, non proprio qualcosa di cui ci si possa lamentare ma la stanchezza inizia a farsi sentire.
Quando viaggi per il mondo e hai la possibilità di girare in bici in posti come quelli che abbiamo visto non riesci a darti un limite e forse è anche giusto così.

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Sabato: cross country, che fatica
Fianalmente arriva il giorno della gara. Dopo aver pesato le bici, Io e Manu ci dirigiamo verso la prima griglia di partenza. Sì, perché qua ci hanno iscritto come Vip e quindi si parte in prima fila.
Ci aspettano poco più 46 km con una prima salita di circa 13 km dove si guadagnano 1000 di dislivello. Dovevate vedere la pendenza, su fondo sabbioso e sotto il sole cocente con arrivo a circa 2500 m di quota.
La partenza è stata davvero dura, da veri enduristi non siamo abituati a partire e mantenere un ritmo elevato così a lungo, la strada non spianava mai e in più faceva caldo allucinante.
Lungo la salita c’erano dei punti di ristoro con musica rock a manetta e cartelli con scritto “margarita” e “cold beer”. Mmmh che voglia!!!

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Sabato complicato per gli enduristi. Si sale (e di molto) nella gara di cross country.

Quando ho iniziato a scollinare non ci volevo credere anche se sapevo che non era finita perché dopo la prima discesa si entrava nella parte in comune con il percorso della domenica, un sigle track a picco su un fiume tutto pedalato, con velocità folli e rilanci da sprinter.
Ero distrutta ma non volevo assolutamente mollare- Alla fine di ogni salita c’erano dei tipi vestiti in modo assurdo che facevano il tifo e ti battevano il cinque, alcuni addirittura vestiti da marziani dancer. Che ridere. Al traguardo ho potuto constatare che non è andata poi così male anche se lo sforzo è stato terribile per entrambi.

Manuel ha chiuso ventunesimo su settecento partecipanti circa e ha corso la sua prima gara dopo l’infortunio con gli spd. Ce l’ha messa davvero tutta, pensate che la media dei battiti registrati del suo cuore sul Garmin è stata di 178 per 2 ore e 14 minuti. In salita non è mai sceso sotto i 184 battiti, decisamente oltre la sua soglia massima. Io invece ho chiuso ottava. Potevo fare sicuramente meglio, perché lungo le discese ho trovato parecchio traffico e quindi ero costretta a scendere a trenino, la prossima volta devo cercare di perdere meno posizioni nella prima salita, che fatica ragazzi.

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Lo shuttle che porta su i rider della Downieville Classic.

Domenica: una discesa da… pedalare
La domenica per raggiungere la partenza si saliva per quaranta minuti circa con lo shuttle dell’organizzazione che ti portava alla partenza della downhill. Ci tengo a precisare che il concetto di downhill qui è un pò particolare. Per farvi capire, Manuel ha percorso i 23 km di gara in 49 minuti senza quasi mai smettere di pedalare.

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La giornata del sabato si faceva sentire sulle gambe, infatti entrambi abbiamo fatto un po’ fatica a spingere da subito con il ritmo che la gara richiedeva. Inoltre, avendola provata una sola volta era difficile ricordare una prova così lunga.
La sezione più impegnativa era verso la fine perché una volta finite tutte le energie arrivava il momento di rilanciare di continuo su una sezione sali e scendi. Uscita sull’asfalto alla fine del sentiero non ci volevo credere, finalmente si intravedeva la fine e subito mi ha raggiunto la sensazione di aver portato a termine un’esperienza epica.

Il tuffo nel fiume
Alla fine Manuel ha chiuso 18° ed io 4ª. Credo di poter dire che sia davvero un buon risultato per la nostra prima Downieville Classic, finita la gara andiamo tutti al fiume a fare un bel bagno meritato e a goderci il Jump River Contest, una gara di salti e numeri più disperati con la rampa che ti lancia direttamente nel fiume. Uno spettacolo.

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Un tuffo nel fiume per il Jump River Contest. Un bel modo per concludere il weekend.

Grazie ad Ibis e a tutto il suo staff per averci regalato questa stupenda esperienza e per averci supportato durante il viaggio. Grazie alla fantastica organizzazione, a tutte le persone che ci hanno regalato un sorriso e… a Jen Stampley grazie per la birra.

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Thanks Downvielle, see you next year!