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Fra non molto torneremo a vedere le api in azione.
E forse in qualche parte d’Italia già se ne vedono.
La loro operosa attività, le loro regole sociali, il loro vivere nella natura e per la natura sono una fonte inesauribile di ispirazione e di gioia.
Se le api non potessero più uscire dai loro alveari, per un qualunque motivo, che cosa accadrebbe?
Se può essere difficile immaginarne le conseguenze perché non abbiamo tutti competenze e conoscenze scientifiche adeguate, immaginatevi nei loro panni.
Non è difficile in questo momento.
In campagna e in provincia, così come in città, ci sentiamo come api strette nei loro alveari.
Solo che a noi, esseri umani del mondo occidentale, quello dei centri urbani evoluti e prosperosi, quello dell’età media che si allunga, del benessere e della connettività, sta venendo sempre meno una consapevolezza: la natura non è una risorsa infinita.
Magari l’avremo letto di sfuggita da qualche parte e alcuni di noi, in cuor mio spero molti, ne hanno già piena contezza.
Perché sentono, prima ancora di leggere, quello che succede.
Sentono il bisogno di vivere.
Proprio come fanno le api: libere, leggere, rispettose e curiose.

la lezione delle api
Un ape nell’opera di impollinare il fiore di carciofo (castraura) dell’isola di Sant’Erasmo della laguna di Venezia. L’immagine, più pertinente rispetto a quella da noi precedentemente pubblicata, ci è stata gentilmente fornita dal produttore Miele del Doge

Mi viene da pensare ad una domanda.
E’ possibile che il grande benessere di cui noi occidentali andiamo fieri sia diventato all’improvviso una gabbia d’oro?
Alcuni già lo pensavano prima e altri hanno iniziato a prenderne coscienza in questo periodo di reclusione forzata.
E necessaria, lo abbiamo visto con le statistiche, ma decisamente difficile.
Se avete un vaso di fiori sul terrazzo, sul balcone o alla finestra approfittatene per fare come loro, le api: pazientate e aspettate di vedere con i vostri occhi la meraviglia dello “scambio di utilità” che esiste fra un ape e il nettare di un fiore.
Avviene ogni giorno e nessuno se ne meraviglia.
Quando salite in bici, anzi, mi ci metto anche io, quando saliamo in bici diventiamo delle api.
Mettete da parte lo sport, mettete da parte i numeri e le percentuali.
Se tutto va come speriamo il 4 maggio non staremo in sella pensando ai numeri, ma guardando la strada e il sentiero come non li abbiamo mai visti prima.
E tutto quello che c’è intorno.
E più ti allontani dal mondo occidentale, più fuggi dalla modernità, più scopri del passato e della storia che ti circonda.
Catturala, fermati a guardare quello che succede intorno.
Sarai da solo, quasi certamente, e sarà un bene.
Da soli queste emozioni si afferrano senza pudore e senza il timore di essere giudicati.
Abbiamo la fortuna, noi ciclisti, noi biker, di vivere queste esperienze, queste piccole magie senza dover andare chissà quanto lontano.
Servono libertà, leggerezza, rispetto e curiosità.
Lasciamo che quello “scambio di utilità” fra noi e la natura avvenga come non è mai avvenuto prima.
Tutti noi sappiamo prendere dalla natura, ma cosa diamo?
Come si pareggia il conto?
Come ci prendiamo cura di lei, Madre Natura?
I piccoli gesti, le piccole attenzioni quotidiane sono già un grandioso punto di partenza.
Quando ammirate quel paesaggio, quel sentiero, quel bosco che vi rinfresca la schiena in salita, dite grazie.
Ogni volta che è possibile usiamo di più la bici, per mettere in atto quello “scambio di utilità” così prezioso per tutti.

Il mondo continua a svolgere il suo più antico esercizio: cambiare.
Abbiamo perso mestieri, specie animali, abbandonato paesi e antiche usanze, ma la natura, pur essendo una ricchezza dai contorni definiti, è ancora una meraviglia di cui si può godere.
A chi va in bicicletta, dico io, riserva sempre un trattamento speciale.
Lei ci chiede di essere come le api: liberi, leggeri, rispettosi e curiosi.
Quando torneremo in bicicletta, con qualunque bici e su qualunque rotta, ricordiamoci di essere come loro.
E cominciamo ad insegnarlo al resto del mondo che abbiamo più vicino.
Mai come in questo momento abbiamo una grande occasione ed è stata proprio la natura a mettercela davanti: ricordiamoci dello “scambio di utilità” e godiamoci le giornate di sole che arriveranno.

Un grazie immaginario a Mario Rigoni Stern per il suo “Uomini, boschi e api” per avermi ispirato queste riflessioni e grazie a voi per averle lette.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

PS: se avete dei dubbi sul potere curativo della bici, leggete l’articolo linkato in basso: 

Quell’uscita solitaria che ti aggiusta la vita

Simone Lanciotti

Salve, mi chiamo Simone Lanciotti... e sono un appassionato di mountain bike come voi. Mi piace talmente tanto raccontare la mia passione per la Mtb che circa 20 anni fa ne ho fatto una professione. MtbCult.it è la stata la prima rivista che ho creato; poi eBikeCult.it e infine BiciDaStrada.it. La bicicletta in generale è stata ed è ancora per me una scuola di vita. Quindi, il viaggio continua e grazie per il contributo che date al nostro lavoro. Di seguito potete trovare tutti gli articoli firmati dal sottoscritto. Simone Lanciotti