La mia Capoliveri Legend 2025: sfida, adrenalina, crampi, podio!

Daniele Concordia
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La mia Capoliveri Legend 2025: sfida, adrenalina, crampi, podio!

Daniele Concordia
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La mia Capoliveri Legend 2025 la ricorderò per sempre, ora vi spiego perché.
Amo particolarmente questa gara, l'Elba, i suoi sentieri, l'ospitalità degli isolani e la conformazione dei sentieri sembra fatta apposta per le mie caratteristiche atletiche.
Per questo motivo, quando ho saputo che la Capoliveri Legend Cup sarebbe tornata a far parte del calendario dopo l'anno sabbatico, con un percorso rinnovato e meno “estremo” (65 km per 2400 metri di dislivello) ho pensato: devo andare per forza!

Inizio così ad organizzarmi, i vari tasselli si sono incastrati tra loro e alla fine il destino mi ha portato sull'isola.
Ma in realtà, la mia Capoliveri Legend 2025 era iniziata già prima, nella fase di avvicinamento, perché una gara del genere (se si hanno obiettivi agonistici) va preparata, mentalizzata e gestita in un certo modo.
Ora vi racconto tutto, un passo alla volta...

Obiettivo endurance

Quest'anno ho deciso di focalizzarmi un di più sulle granfondo, sacrificando un po' i cross country che, ahimé, sono sempre di meno dalle mie parti e combaciavano con gli impegni lavorativi.
Così, già dall'inverno ho cercato di aumentare il volume di allenamento generale, senza tralasciare i lavori specifici, sia in bici che in palestra.
Nell'ultimo periodo prima della Capoliveri ho cercato di spingere ancora un po' di più sul volume settimanale, inserendo delle uscite consecutive con un dislivello vicino a quello di gara.

Non ho mai fatto più di 14-15 ore a settimana, che per qualcuno saranno anche poche, ma per me sono parecchie, visto che in media non riesco ad allenarmi più di 10 ore settimanali.
Mi è servito un periodo per “metabolizzare” il lavoro svolto, poi ho avvertito una differenza netta, sul passo e soprattutto sul recupero. Se ben calibrato, il volume fa la differenza, a patto di alimentarsi sufficientemente.
Avevo già avvertito una buona gamba nelle gare precedenti, quindi i presupposti per fare una buona gara alla Capoliveri Legend c'erano tutti.
Quindi... Andiamo!



La vigilia: una giornata infinita

Ho voluto condividere l'esperienza della mia Capoliveri Legend 2025 con il mio amico e compagno di squadra Riccardo, che ha iniziato a pedalare “seriamente” da pochissimo, ma ha una motivazione e una grinta invidiabili.
Siamo partiti da casa alle 6:40 di venerdì 9 maggio, il giorno prima della gara: tre ore di auto fino a Piombino, poi un'ora di traghetto e circa 20' di trasferimento da Portoferraio a Capoliveri.
Vado all'Elba da anni, ormai so come funziona e non voglio lasciare nulla al caso, sebbene la partenza “last minute” non sia proprio l'ideale...

Il viaggio fila liscio, al porto di Piombino la fila è apocalittica e a nulla è valso il nostro tentativo di “mandrakata” per anticipare la partenza di 30': niente, bisogna aspettare le 10:30.
Nell'attesa, uno spuntino ci sta tutto. Anche perché, appena arrivati a Capoliveri, la prima cosa da fare è ritirare il numero e salire in bici per smaltire il viaggio e provare gli ultimi chilometri di gara.
Riccardo ha portato i “viveri” giusti per due poveri biker affamati: pane e marmellata, plum cake al limone, succo di frutta, tè freddo, banana... Insomma, niente male! 🤪
Dividiamo tutto e alla fine avanza poco o niente: la fame è brutta 🤣
Il viaggio in nave scorre veloce tra una chiacchiera e l'altra, arriviamo e partiamo spediti verso Capoliveri.
Superiamo il paese e ci dirigiamo in zona Museo delle Miniere, la nuova location di gara.
Giusto il tempo di ritirare i numeri con il pacco gara, poi ci cambiamo al volo, tiriamo giù le bici dalla macchina e partiamo per la ricognizione, sono le 13:04.

Ultimi 17 km: la gara si decide qui

Nella borraccia ho messo 30 grammi di carboidrati, andremo piano, ma un po' di dislivello bisognerà coprirlo e non voglio svuotare le riserve di glicogeno.
Ho fatto bene, perché dopo aver pedalato tranquilli verso l'abitato di Capoliveri saliamo per la salita di Zigurt, quella che negli anni passati si affrontava subito dopo la partenza: un muro ripidissimo che porta al GPM di Monte Calamita Garritta, che in gara si affronterà due volte, ma arrivandoci da versanti diversi.
Io questo muro lo conosco bene, ma Riccardo (che è alla sua prima Capoliveri Legend) inizia ad impensierirsi 😬
Cerco di tranquillizzarlo e spero per lui che non si abbatta, ma è uno tosto, non succederà.
Affrontiamo il muro con tranquillità, ci fermiamo in cima per fare delle foto e un reel per Instagram, poi proseguiamo.

Da qui in poi, il percorso ricalca in parte quello delle edizioni precedenti, con qualche variante, ma i sentieri su per giù li conosco.
Si scende verso la zona dell'Innamorata, ma poi si svolta a sinistra e ci si dirige verso la Polveriera passando per la salita di Sardina.
Da li si torna verso la zona delle Miniere, senza andare subito all'arrivo, ma affrontando una parte di percorso Xc, poi scendendo sulla spiaggia e risalendo per poi zigzagare ancora un altro po' sul percorso Xc: insomma, gli ultimi 5 km sono duri impestati!
La ricognizione è stata utile, perché ho capito che la gara si sarebbe decisa proprio negli ultimi 17 km o che in ogni caso bisognerà risparmiare qualche energia in vista del “finale infinito”.
Ma ci sta, è pur sempre una Legend...

Carbo "a canna"

Quando torniamo alla macchina sono quasi le 15:00 e ancor prima di cambiarci mangiamo un piatto di riso con il tonno, preparato scrupolosamente la sera prima: sapevo che saremmo arrivati lunghi...
In questi momenti è importante reintegrare subito e il riso è un alimento perfetto, perché è digeribile e nutriente.
La ricarica di caboidrati continua con un pezzo di crostata, ma senza appesantirci troppo.
Ci cambiamo, carichiamo le bici e ci dirigiamo verso l'hotel, che per fortuna ci dà anche la possibilità di lavare le bici: top!
Oliamo la catena, fissiamo i numeri e diamo un'ultima controllata. Lego anche una bomboletta di Co2 sul reggisella e una camera d'aria in TPU sul telaio: meno cose in tasca vuol dire più spazio per i gel, che domani serviranno.

A proposito di gel, ne porterò cinque: tre da 40 grammi di carboidrati senza caffeina e uno con caffeina (sempre da 40 grammi). Poi un “rinforzo” per il finale, più liquido e con un pizzico di caffeina. Dovrebbero bastare, spero...
Porterò due borracce con me: una da 750 ml che ho caricato con 120 grammi di carboidrati (formula 2:1 di malto e fruttosio) e una da 500 ml di sola acqua.

Facendo due calcoli, tra liquidi e gel dovrei stare sugli 80-90 grammi di carbo/ora, che per una gara del genere possono essere necessari.
Finalmente un po' di relax e si va a cena: un bel piatto di pasta olio e parmigiano, bresaola con rucola e grana, patate al forno e per finire crostata con crema a mandorle: caricare!

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Sveglia all'alba

La partenza sarà alle 9:05 per me e alle 9:15 per Riccardo.
La sveglia suona presto, alle 5:40, l'obiettivo è terminare la colazione tre ore prima della partenza, poi bisogna prepararsi e spostarsi in macchina a Capoliveri.
Insomma, non c'è tempo da perdere...
Fette biscottate con marmellata, yogurt bianco, caffè: cose semplici, che siamo abituati a mangiare sempre, ma in porzioni più abbondanti, che i ragazzi dell'Hotel Antares ci hanno fatto arrivare direttamente in camera, visto l'orario inconsueto... Grazie!
La “ricarica” finisce qui, è il momento di andare.

L'attesa in griglia “sulla Luna”

Ci vestiamo, ci spostiamo verso il paese e partiamo verso le miniere in bici.
Sono le 7:35 e per fortuna fa già caldino, non c'è bisogno di giacchetti o gambali, altrimenti a chi li avrei lasciati?
Quest'anno la partenza era in un posto da urlo, ma non troppo pratico a livello logistico... Però il paesaggio è spaziale, sembra di stare sulla Luna.

Arrivo all'ingresso delle griglie molto presto, sono le 8:06 e manca ancora un'ora allo start, ma c'è già coda...
In questo genere di gare, la partenza conta parecchio e quindi bisogna sacrificare parte del riscaldamento.
Incontro l'altro mio amico Angelo, due battute, una foto (Riccardo è previdente, porta con sé lo smartphone) e tutto sommato il tempo scorre veloce.

Si entra nelle griglie vere e proprie, io ho il numero 591 e parto nella prima griglia Master, ottimo!
L'attesa è infinita, faccio un po' di stretching per la schiena, cerco di non stare completamente fermo, calibro il misuratore di potenza...
Intanto partono gli Elite della Coppa del Mondo Marathon: una fiammata che sembra la volata finale 😅

Ecco, tocca a noi.
Si scende verso il rettilineo di partenza.
Meno tre.
Meno due.
Meno uno.

Pronti, via!

È iniziata la mia Capoliveri Legend 2025.
Parto forte, ma non troppo.
Sulla prima salita cerco di seguire un altro mio compagno di squadra, Gianluca, che poi finirà secondo assoluto (motorone!).
Ma tengo sempre presente quali sono i suoi valori e quali i miei limiti...

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Salgo a 370-380 watt, ovvero oltre la soglia, ma oggi questo ritmo lo tengo agevolmente, non sono a tutta: bene, vediamo se davanti rallentano o continuano così.
Dopo 5 km il ritmo ancora non scende, non sono al gancio, ma so anche che questo passo non posso tenerlo per 65 km.
Poi conosco il finale, so che non perdona, quindi mi mordo la lingua...

La saggezza di un (quasi) quarantenne

Qualche anno fa avrei continuato a menare, cercando di rientrare sui primi, ma probabilmente mi sarei bruciato presto.
Di batoste nelle Marathon ne ho prese parecchie, sia perché geneticamente sono più predisposto verso gli sforzi brevi, sia perché mi gestivo male.
Ora, a 39 anni, qualcosa inizio ad imparare, finalmente 😆
Imposto il mio passo, che comunque è buono, 300-320 watt, un'andatura che mi permette di riprendere tante donne elite e anche qualche U23 che nel frattempo è scoppiato: errori di gioventù 😉
Vado bene e da dietro non rientrano.
In cuor mio, però, spero che arrivi il mio amico Luca: più o meno abbiamo lo stesso ritmo, possiamo aiutarci e darci forza a vicenda.

Nel frattempo mi alimento, ma nel tirare fuori un gel dalla tasca, me ne cade un altro: nooo!
Si va veloce, quindi non posso fermarmi, spero solo di non restare a secco nel finale...
Verso il ventesimo chilometro mi giro e vedo una maglia di campione italiano: è proprio Luca, che lo scorso anno ha vinto il titolo M5. Sì, ha 54 anni, ma va forte davvero.
Bene così, il piano funziona.
Procediamo insieme, il passo è buono, i wattaggi sono sempre quelli, ma Luca conosce il percorso più di me, all'Elba è di casa e questo è un altro vantaggio.

In compagnia, i chilometri scorrono più velocemente, saliamo verso le Ripalte, poi a tutta in discesa: il percorso è sempre tanta roba, per non parlare dei paesaggi.
Mi integro regolarmente, non ho cali particolari, le gambe iniziano ad accusare, ma spingono ancora con la giusta energia.
Raggiungiamo il mare, poi svolta a sinistra ed ecco la salita del Buzzancone, una delle più dure di giornata. La conosco, so che bisogna darle del “Lei”, ovvero pedalare di passo senza strattonare.
Dura meno del previsto, ma la parte dura inizia qui: una serie di “zampellotti spaccagambe” che riportano verso il paese di Capoliveri: questi fanno male!

Maledetti crampi: e ora che faccio?

Finalmente arriviamo al paese, ora inizia l'ultima parte, quella che ho provato il giorno precedente, nonché la più tosta.
Svolta a sinistra e inizia il muro dello Zigurt, con pendenze intorno al 30%: questo fa più male degli zampellotti precedenti.
I primi metri scorrono bene, poi tutto d'un tratto sento delle fitte all'interno coscia: eccoli, i maledetti crampi!
Eppure mi sono alimentato e idratato, non ho cambiato la posizione in bici, fa caldo ma non troppo...
Vabbè, non è il momento di ragionare, bisogna agire.
Metto un rapporto più duro, mi alzo un po' sui pedali, bevo e la tattica sembra funzionare. La pedalata non è efficace come prima, ma spingo ancora bene.

Superiamo il GPM per la seconda volta, poi giù in discesa verso la zona dell'Innamorata. Sul discesone sono a ruota di Luca, che schiva un sasso appuntito e io lo prendo in pieno con la ruota davanti.
No!
Per un attimo ho temuto il peggio, ma per fortuna è tutto ok: queste Maxxis Aspen 2.4” con carcassa da 170 TPI reggono più del previsto.
Recuperiamo un po' e continuiamo di passo verso il secondo passaggio sulla salita di Sardina.
Mentre pedaliamo regolari ci supera la prima donna elite, Rosa Van Doorn, che avevamo raggiunto precedentemente, ma che negli ultimi chilometri ha innestato il turbo staccando tutte le avversarie.
Che ritmo, ragazzi!
Non proviamo nemmeno a seguirla, la strada è ancora lunga...
Ultimo passaggio alla Polveriera e poi spediti verso l'Xc.

Gli ultimi 5 km? Spettacolo e cattiveria

L'arrivo in zona Miniere è piacevole, ma non è ancora finita, anzi...
L'arrivo è laggiù, si intravede tra gli alberi, ma non è ancora il momento di arrivarci.
Si entra nel circuito Xc che il giorno successivo avrebbe ospitato la Junior Series, con qualche variante easy, ma sempre divertente.
Peccato che a questo punto della gara non vedi l'ora di tagliare il traguardo e la voglia di saltare, curvare o whippare e pari a zero!
Però, qualche immagine figa è uscita fuori lo stesso.

Via a tutta verso le Miniere, poi ancora più in basso per arrivare alla spiaggia del Cannello, 150 metri in cui bisogna spingere di passo e mantenere l'equilibrio: una mano santa per le gambe provate, che ogni tanto mi fanno avvertire un accenno di crampi.

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Spingo più duro, batto con i pugni sugli adduttori per avere un po' di sollievo e sembra che funzioni.
Ora manca l'ultima salita, che non è per niente facile: ripida, lenta e con sassi smossi.
Mi faccio forza, vedo Luca lì davanti e so che anche lui starà faticando quanto me, sul Garmin leggo 62,3 km e 2230 metri di dislivello, manca davvero poco!

Ultimo zig zag sul percorso Xc, curva finale, discesa, arrivo.
Raggiungo Luca, che è già pronto a porgermi la mano, tagliamo il traguardo in parata, lascio a lui un metro di vantaggio, perché lo sport è anche rispetto e condivisione.
E oggi io e Luca abbiamo condiviso un'esperienza fantastica, che ricorderemo per sempre.

Un podio inaspettato

Chiudo la mia Capoliveri Legend 2025 in 3h34'20”.
Prima dello start avevo ipotizzato un tempo target di 3h30', mi sono allontanato poco.
Ma quanto sono arrivato?
Diciassettesimo assoluto e terzo di categoria: un podio che per me è come una vittoria.

Si poteva fare meglio? Forse sì, forse no, ma io sono veramente soddisfatto.
In queste gare lunghe e con molto dislivello ho sempre pagato dazio, mentre stavolta mi sono gestito bene, mi divertendomi e vincendo una bella sfida contro me stesso.

Qui sotto la classifica generale della Marathon Nazionale:

Maaa... Che fine ha fatto Riccardo?

Portarla a termine senza “sfinirsi”, per lui era l'obiettivo principale, che ha raggiunto degnamente.
Ha chiuso la sua prima Capoliveri Legend in 5h06' in 518ª posizione assoluta, perdendo più di 20' a causa di un “tappo” sul primo single track.

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Credetemi, non era scontato finire una gara così massacrante alla prima partecipazione e dopo nemmeno un anno di allenamenti “metodici”: onore a lui per la tenacia ed il coraggio di essersi messo in gioco sul percorso Marathon.

Capoliveri Legend 2025: cosa non mi ha convinto?

La Capoliveri Legend Cup resta un riferimento, una delle Marathon più belle d'Italia (e non solo) grazie al percorso di vera Mtb, ma anche ai panorami e all'organizzazione di primo livello, capitanata dall'instancabile Maurizio Melis.

Però, a mio avviso qualcosa è migliorabile.
Ad esempio, la location è spaziale a livello di panorami, ma difficile da raggiungere e un po' dispersiva. Bisogna fare 5-6 km di strada partendo dal paese, di cui due sono sterrati: potete immaginare la polvere che c'era con il susseguirsi di macchine...
Lo staff ha messo a disposizione delle navette per gli spettatori, che hanno risolto solo in parte il “disagio”.

Inoltre, la partenza e l'arrivo erano in zone diverse: entrambe spettacolari a livello fotografico e paesaggistico, ma se il meteo fosse stato inclemente avremmo avuto tutti difficoltà a lasciare giacchetti e gambali a qualcuno.
Senza contare, che in zona partenza il pubblico era praticamente inesistente, a differenza di quando si partiva in paese e già al mattino presto il centro storico era pieno di gente.

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Un'altra cosa che forse bisognerebbe rivalutare è la prima parte del percorso: subito dopo la salita iniziale si imboccava in un single track, che non ha dato problemi a noi che eravamo davanti, ma già dalla seconda griglia amatori si è formato un tappo che ha costretto in molti a stare fermi per diversi minuti.
Quel tratto si affrontava già negli anni scorsi, ma non all'inizio della gara, quindi non c'erano mai stati problemi del genere.
Si potrebbe pensare ad una variante più scorrevole per evitare questi ingorghi: conoscendo Melis e gli altri componenti dello staff, sono sicuro che avranno già la soluzione in tasca per il prossimo anno...

Sia chiaro, queste mie affermazioni non vogliono essere dispregiative, perché a me la Capoliveri Legend è piaciuta come, se non più di sempre, ma spero che questa mia critica costruttiva serva allo staff per rendere l'evento ancora più piacevole, non solo per chi corre, anche per chi guarda.
In ogni caso, io ci sarò anche nel 2026, per portare a casa dei ricordi ancora più belli di quest'anno.

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Qui gli altri articoli sulla Capoliveri Legend Cup.

Qui le classifiche delle due altre gare (UCI Marathon World Cup e Classic).

Per altre informazioni CapoliveriLegendCup.it

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Sull'autore
Daniele Concordia

Mi piacciono il cross country e le marathon, specialità per le quali ho un'esperienza decennale. Ho avuto un passato agonistico sin da giovanissimo, ho una laurea in scienze motorie e altri trascorsi professionali nell’ambito editoriale della bici.

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