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Puntuale come un orologio, Valentina Macheda racconta a MtbCult le sensazioni dai sentieri dell’Enduro World Series. Anche per la rider Ibis, la trasferta di La Thuile ha lasciato il segno, con i suoi percorsi duri e naturali che rappresentano al meglio l’enduro. Sì, a La Thuile l’endurance (nel vero senso della parola) l’ha fatta da padrone. Ed è così che si deve continuare…
Tutte le foto di questo articolo sono di Matt Wragg

GS

Tutto perfetto, tranne il meteo…
Lo scorso weekend siamo andati a La Thuile per la quarta tappa dell’Enduro World Series. Finalmente la serie mondiale è approdata in Italia, un evento fantastico che è subito entrato nel cuore di tutti i rider.

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Valentina alle prese con la terribile Superkappa.

Personalmente La Thuile è il posto in cui più mi sono divertita con la bici da enduro, i sentieri sono davvero completi, naturali e con un giusto mix di tecnico e flow.
Una cosa che abbiamo notato parlando con gli altri piloti è che di solito alle gare si sentono sempre piccole e innocenti lamentele, del tipo c’è troppo da pedalare o ci sono tratti troppo tecnici o cose del genere: qui a la Thuile tutto questo non è successo.
Tutti sono si sono trovati d’accordo su un unico punto, il percorso di gara era semplicemente fantastico. Forse no, forse una lamentela c’è stata… faceva troppo freddo! Dopo questo week end di gara, sono sicura che La Thuile entrerà di prepotenza ai vertici nella lista delle bike destination di livello mondiale.

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Due giorni di prove e due di gara
Per questo evento il format prevedeva due giorni di prove libere seguiti da due giorni di gara. Personalmente è il format che attualmente preferisco perchè mi dà la possibilità di crescere tecnicamente, confrontandomi con Manuel sui percorsi, scegliendo le linee e riprovando i passaggi più difficili.

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Le Speciali, in totale sei, mettevano a dura prova la propria resistenza fisica. Cinque prove si raggiungevano tramite l’ausilio della seggiovia, più un tratto pedalato aggiuntivo per alcune di queste. La prima in ordine di gara era la Superkappa che veniva ripetuta due volte con con 1300 metri di dislivello. La seconda si sviluppava nel versante opposto al park, con risalita completamente pedalata nella zona delle miniere, mentre il resto delle Ps si sviluppavano nel bike park, con alcuni tratti in comune.

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Il primo giorno siamo riusciti a fare un giro di ogni Speciale. Il tempo non è stato dei migliori ma per fortuna la pioggia ci ha graziato e con la giusta attrezzatura riusciamo a girare. Come dice Aldo Rock, “Non esiste buono o cattivo tempo ma solo buono o cattivo equipaggiamento”, anche se in partenza del Superkappa abbiamo trovato talmente tanta nebbia che sembrava di essere stati proiettati nella partita di tennis tra Fantozzi e Filini…

Ma torniamo alla gara. Anzi, alle ricognizioni.

Se le prove sono così impegnative, in gara come sarà?
Il secondo giorno di prove la stanchezza cominciava già a farsi sentire ma decidiamo comunque di girare. La confidenza con i trail in percorsi così fisici è importantissima e in più nei giorni precedenti alla gara abbiamo ricevuto il prototipo della nuova Ibis da testare. Ogni metro percorso sul tracciato si rivela così ancora più importante.

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Proseguiamo quindi con le ricognizioni ma senza salire alla partenza della Superkappa. Con Manu decidiamo di salire ancora una volta verso la Ps 2, quella pedalata, dato che è quella che abbiamo provato solo una volta, ma vedo che le gambe non girano più anche per la pendenza del trasferimento che definirei “interessante”. Decido di abbandonare Manu che ha trovato la compagnia di Giacomo Angeli, meccanico del team Cannondale Factory Racing, nel frattempo incontro i ragazzi del Six Inch sempre entusiasti, ma appena vedo delle fettucce del percorso vicino alla strada li saluto e mi butto giù, lasciandogli gustare l’ultimo tratto della salita.

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Arriva la gara…
Nonostante la stanchezza dei due giorni di prove che si è fatta sentire, il primo giorno di gara è andato decisamente bene, forse perchè più vicino alle mie caratteristiche, purtroppo non sono riuscita ad entrare in gara subito a causa della temperatura molto bassa durante il trasferimento alla prima Ps, ma una volta scaldati i motori ho poi iniziato a girare bene.

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Fatica, ma anche tanta soddisfazione. La Thuile gara memorabile.

Il secondo giorno di gara invece è stato decisamente sfortunato. Avevo preso confidenza con il tracciato e la mia condizione fisica era decisamente buona ma una foratura all’inizio della Ps5 e una caduta di catena nella Ps6 hanno condizionato il mio risultato, annullando tutti gli sforzi fatti fino a quel momento. Ma anche questo fa parte della gara.

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L’enduro de La Thuile: gara epica
La direzione è quella giusta, gare epiche. Non è forse questa la strada da prendere? Che sia in Italia o nel resto del mondo?

Il termine che definisce la specialità “enduro” deriva dall’inglese “endurance”, cioè “resistenza”, infatti tale disciplina si pratica principalmente su strade sterrate, sentieri e mulattiere con qualsiasi condizione del terreno o metereologica, richiedendo quindi una notevole resistenza fisica dei piloti (la definizione è di Wikipedia).

Bisognerebbe perciò fare più gare orientate in questa direzione. A volte per paura di non accontentare tutti si tende a dare una limata alla distanza, un’altra limata al livello tecnico del percorso, e così via fino ad arrivare allo snaturamento della disciplina come successo in passato con l’Xc, negli ultimi anni tornato ad essere uno sport per quelli con le palle, almeno in Coppa del Mondo.

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A La Thuile, come nelle altre EWS della stagione, tutti ma proprio tutti i rider, dall’amatore al Pro, sono arrivati a fine prova distrutti ma con il sorriso stampato sulla faccia per aver portato a termine una gara epica, potendo dire ce l’ho fatta. Una gara che ti lascia il segno, a volte nel vero senso della parola.

Quelle gare che il giorno dopo, che tu sia in ufficio o di nuovo in bici, ti ripresentano il conto facendoti sentire tutti i muscoli indolenziti insieme a flashback della gara, facendoti prendere in mano il calendario per vedere quando ce ne sarà un’altra. E’ per colpa o grazie a queste gare che si diventa dipendenti dall’enduro.

Qui gli altri report di Valentina Macheda dall’Enduro World Series.